Anche i peccati di gola possono diventare un business. Giovanni Battista Ambrosoli era talmente ghiotto di miele che acquistava una latta da 40 chili in Svizzera ogni anno, per sé e la sua famiglia. Nato nel 1882 a Ronago, vicino Como, per anni gestisce la vecchia fattoria della famiglia nella Brianza comasca, dopo aver ottenuto il diploma di chimico industriale all’istituto Tecnico di Winterthur, Zurigo. Con la prima guerra mondiale, la chiusura dei confini interrompe l’approvvigionamento del miele. Ma il dono di un apicoltore, un paio di arnie da lasciare in giardino: “Così, dottor Ambrosoli, il miele se lo produce lei da solo, e ne ha per tutto l’anno…” cambia le cose.
“Papà un giorno tornò a casa con le api” ricorda il figlio Alessandro in una vecchia intervista. Il padre inizia ad appassionarsi di apicoltura. Comincia a studiare e ad applicare le sue conoscenze da chimico industriale alla produzione del miele. Ed è così che nasce, per la prima volta in Italia, l’apicoltura nomade. Giovanni Battista si procura un camion per metterci le arnie e inizia a portare le api da Piacenza e da Milano, fino ai monti. Il raccolto aumenta. Inizialmente Giovanni Battista decide di regalare tutto il miele che avanza. Poi subentra un pensiero: conservare il prodotto in un vasetto per lanciarlo sul mercato, con un’etichetta personalizzata.

È il 1923. E alla Camera di Commercio di Como viene depositato il nome: ditta G.B. Ambrosoli. Da quel giorno è passato un secolo. Un’impresa familiare diventata il marchio più noto tra i produttori italiani ed europei di miele. La sede è ancora lì, a Ronago, provincia di Como. Giovanni Battista ha 31 anni e non sa ancora che il suo alimento preferito entrerà nelle case di tutti gli italiani. Lo farà grazie alla sua ricerca quasi ossessiva della qualità (il suo motto: “Al miele non bisogna aggiungere niente”) e un sistema per la conservazione in vasetti sempre più perfezionata.

Anni 30, la produzione cresce

L’idea piace. La diffusione si amplia a tal punto che la produzione italiana si rivela insufficiente a soddisfare le richieste. Così nel 1930 l’azienda inizia a guardare all’estero. Ma gli anni 30 sono importanti anche perché Ambrosoli non è più solo miele. Nel 1931 viene lanciata la Cera Ambra (dalla cera d’api), per pavimenti e mobili. L’anno dopo tocca alle caramelle Ambrosoli, che inizialmente vengono incartate a mano, dall’idea sempre di Giovanni Battista di avere il miele a portata di mano. Il business così si amplia. E all’inizio degli anni 40 le arnie di Ambrosoli sono più di 5.000 mila. La miscela più venduta è quella di acacia. I reparti dello scioglimento del miele e dell’invasettamento dà lavoro agli italiani.

Quelle arnie però vengono completamente spazzate via durante la seconda guerra mondiale. E così la produzione guarda definitivamente all’estero mentre uno dei figli di Giovanni Battista, Costantino, emigra in Cile dove apre una fabbrica Ambrosoli che ancora esiste: produce caramelle e cioccolato e ora è in mano a un private equity cileno. Cominciano le importazioni di api e miele nelle zone a inquinamento zero nelle pianura incontaminate dell’Argentina, Ungheria, Polonia e Moldavia. Sempre Alessandro, in una vecchia intervista visibile qui su Youtube, spiega: “Decidiamo di cercare apicoltori sicuri, li controlliamo, ci rechiamo da loro adottando stringenti regole per assicurarci che la qualità sia la più alta possibile, prendiamo il loro miele e poi a casa nostra facciamo la miscela perfetta per noi”.

Anni 50-60-70-80

Negli Anni 50 iniziano le sponsorizzazioni. La prima riguarda il ciclismo: Ambrosoli presta il proprio nome alla Coppa Agostoni, una classica d’autunno che si svolge ancora oggi in Brianza. Quell’anno viene vinta da Giorgio Albani, idolo di casa e che negli anni 70, da ds della squadra Molteni, lancerà un certo Eddie Merckx. Avviene il passaggio del testimone, da Giovanni Battista ai suoi otto figli e nel 1952 il nome Ambrosoli appare sulla copertina dell’Almanacco Illustrato del Calcio 1952-53.

Intanto la cultura del miele si estende in tutta Italia anche grazie alla pubblicità, a partire dalla radio ma anche e soprattutto dal Carosello negli anni 60, periodo in cui il prodotto, vale a dire miele e caramelle, specialmente quelle arricchite di polvere effervescente, sbarcano con successo negli Stati Uniti, ancora oggi il principale mercato estero dell’azienda. Negli Anni 70 diventa “virale” lo spot: “Bella dolce cara mammina” mentre nel 1982 G.B. Ambrosoli si accompagna al Mundial spagnolo. Una partnership che porterà fortuna.

Anni 2000-oggi

Con Paolo, fratello minore di Costantino, l’azienda diventa una Spa ma sempre detenuta da Ambrosoli. Con la sua morte nel 2010, il testimone passa all’ultimo rimasto degli otto figli, Alessandro, ancora oggi presidente della compagnia. Sono gli anni più turbolenti, perché avviene una spaccatura all’interno della famiglia che compone il Cda. In particolare da quando viene chiamato un manager esterno per rilanciare l’azienda, Giancarlo Monetti, a causa di ricavi che non crescono più (nel 2014 poco meno di 25 milioni, per un bilancio comunque molto solido m pur senza dividendi). Viene contestato, e poi bloccato dal Tribunale di Milano, un aumento di capitale già deliberato. Infine, sotto “accusa” finiscono anche gli stipendi dello stesso Alessandro e del cugino Giovanni, amministratore delegato, secondo un vecchio articolo del Corriere della Sera attorno ai 900.000 euro complessivi, cifra che il presidente non confermerà mai.

Oggi l’azienda conta un’ottantina di dipendenti, il fatturato del 2021 è di poco meno di 29 milioni di euro. Il miele viene prodotto esattamente come un secolo fa. Spiega Silvia Ambrosoli, in questa intervista: “Il miele arriva in azienda, proveniente da Moldavia, Polonia, Argentina e Ungheria, in fusti da circa 300 chili. Per sua natura tende a cristallizzare, dunque la prima fase di lavorazione è lo scioglimento a bassa temperatura per non contaminare una materia prima perfetta quale è il miele. La seconda fase è la filtrazione per eliminare le impurità naturalmente contenute dopo lo smielamento. Infine avviene una filtrazione finale, attraverso l’impiego dei macchinari più avanzati. Senza aggiungere o togliere nulla”. Come Giovanni Battista insegna. 

ambrosoli

Lascia un commento

Related Post