Generali si è presa il proscenio e lo terrà almeno fino all’aprile del prossimo anno, allorché, a Trieste, si celebrerà il rito dell’assemblea degli azionisti. Con ogni probabilità, sarà l’occasione per lo scontro fra Mediobanca e il patto Caltagirone-Del Vecchio.

Nel frattempo, la compagnia guidata da Philippe Donnet ha portato a termine l’opa su Cattolica Assicurazioni, rafforzando ulteriormente la posizione di leader in Italia.

Ma, a parte le vicende del Leone, il settore assicurativo italiano è in fermento. A sostenere l’attività di M&A è l’intreccio con il domino delle banche, che, a cascata, potrebbe provocare smottamenti nelle assicurazioni e nell’asset management. Gli accordi di bancassurance sono una delle chiavi per interpretare le mosse dei gruppi di credito, perché la distribuzione di prodotti (fondi e polizze) sta diventando il motore principale di redditività e, soprattutto, l’unica attività che giustificherà in futuro la sopravvivenza delle filiali.

Difficile, al momento, ipotizzare quali gruppi cresceranno per linee esterne. Di certo c’è che Poste Vita continua a macinare polizze, facendo leva sulla presenza territoriale. E Intesa Sanpaolo vuole allargare le spalle in tutti i rami, come dichiarato più volte da Carlo Messina.

La svolta nel mercato sarebbe un eventuale passaggio di mano di Generali, o a un player bancario (accantonata l’ipotesi di Intesa Sanpaolo, i riflettori sono puntati su UniCredit) o a un competitor estero. E, in questo secondo caso, si guarda soprattutto ad Axa e Allianz. Difficile, però, pensare che il governo italiano, forte del golden power rafforzato, accetterebbe senza reagire il passaggio della compagnia triestina a un gruppo estero.

Cimbri (Unipol): bancassurance al centro del piano

Intervenendo all’Insurance Summit organizzato dal Sole 24 Ore, l’11 novembre, Carlo Cimbri, amministratore delegato del gruppo Unipol, stimolato sul sorpasso di Generali sul mercato danni, ha detto di non essere appassionato delle classifiche di settore, “soprattutto quando si parla di qualche centesimo di punto di quota di mercato. Generali era già un nostro competitor, così come lo era Allianz. Credo che sul mercato non cambierà nulla. Siamo contenti delle dimensioni che abbiamo in italia: ci permettono di fare investimenti per restare al passo con l’evoluzione tecnologica, vediamo ampi spazi di crescita e miglioramento dei nostri risultati già con le nostre dimensioni e non perseguiremo logiche di classifica, perché nel nostro mestiere di assicuratori la classifica dei volumi e della raccolta premi non sempre va di pari passo con la qualità dei risultati e la redditività di quello che si produce”.

Cimbri ha confermato che le aggregazioni bancarie sono strettamente legate alla distribuzione di prodotti assicurativi. “Se ci potranno essere operazioni accrescitive per quanto riguarda questa strategia le valuteremo, in termini di valore aggiunto che un eventuale, ulteriore istituto bancario può dare alle banche in cui siamo presenti, sia in termini di valore dell’investimento, sia di ampliamento della rete distributiva. Nel caso, come azionisti li supporteremo, altrimenti non saranno di nostro interesse. Abbiamo investito in Bper e poi in Pop Sondrio perché crediamo che il canale del bancassurance per la compagnia vada assolutamente presidiato”.

Il manager ha anche rivelato che il bancassurance sarà “uno dei punti centrali del prossimo piano”, poiché ha “ampi margini di crescita” in futuro, visto che “per il mondo bancario è prioritario aumentare la base dei ricavi che derivano dalle commissioni senza impiegare capitale destinato invece al credito”. Il modello di Unipol, ha precisato Cimbri, è avere una presenza come soci nelle banche (Unipol detiene il 18,89% di Bper e il 9,51% di Banca Popolare di Sondrio) e mettere a loro disposizione una fabbrica prodotti forte e di qualità.

Le previsioni sul mercato

Il mercato assicurativo procede con il vento in poppa. Dopo il calo del 4% registrato nel 2020, conseguenza della pandemia da coronaviurs Covid-19, l’Ania prevede che i premi quest’anno cresceranno sia nel settore vita (+8,5%), sia in quello danni (+2,8%). Nel complesso, il volume della raccolta premi dovrebbe aumentare di oltre il 7%, con variazioni positive in tutti i rami.

RC auto in flessione costante

I premi contabilizzati del portafoglio diretto italiano del settore danni dovrebbero registrare a fine del 2021 una crescita di poco inferiore al 3% rispetto al 2020, per un volume di 34,4 miliardi (33,5 miliardi del 2020).

L’unico ramo, con un peso sul totale dei premi danni ancora molto rilevante anche se in progressivo calo (35% nel 2021 e 37% nel 2020), per il quale si dovrebbe continuare a registrare una contrazione dei premi (-4,5%) è il ramo RC auto; la diminuzione dei premi nel corso del 2021 porterebbe il volume complessivo sotto quota 12 miliardi, valore che si riscontrava nel 1998.

La riduzione dei premi del 2021 (pari a quasi 500 milioni, che si aggiungerebbe a quella di 750 milioni del 2020) sarebbe l’effetto combinato di una revisione delle politiche tariffarie, che accoglierebbero l’evidenza tecnica di una riduzione della sinistrosità, e di un’intensa pressione competitiva, che indurrebbe le compagnie a riconoscere ulteriori sconti al momento del rinnovo di polizza.

Il ramo RC auto dovrebbe registrare dal 2011 al 2021 un calo complessivo dei premi raccolti di quasi 6 miliardi in valore assoluto e del 33% in termini percentuali. Il risultato negativo del ramo RC auto sarebbe controbilanciato da un apporto positivo di tutti gli altri rami danni.

Tra i settori di business:

  • malattia (+11%): la pandemia ha innescato un aumento della domanda di coperture sanitarie private, anche come riflesso della difficoltà di accesso alle strutture pubbliche durante l’emergenza sanitaria;
  • property (incendio +8% e altri danni ai beni +7,5%): dopo un anno di stagnazione nella compravendita di abitazioni, si dovrebbe registrare un impulso del mercato immobiliare (anche per effetto dei mutui agevolati per i giovani);
  • corpi veicoli terrestri (le garanzie incendio/furto e collisione dei veicoli) registreranno un marcato sviluppo dei premi (+6,5%) per effetto di un incremento nella vendita di nuove vetture (a fine giugno si registrava una crescita di nuove immatricolazioni di quasi il 55%) e nella compravendita di veicoli usati (i passaggi di proprietà, sempre a fine giugno, si incrementavano del 35%).

Le unit-linked spingono le polizze vita

Per quanto riguarda il settore vita, Ania prevede per quest’anno volumi pari a quasi 110 miliardi (erano poco più di 100 miliardi alla fine del 2020), riuscendo a più che compensare la perdita di raccolta che si era registrata nel corso del 2020 (-4,4%).

La crescita dovrebbe riguardare in particolar modo il ramo III (unit-linked), i cui premi cresceranno del 45% (per un volume di 43 miliardi), come conseguenza di una generalizzato recupero dei mercati finanziari e borsistici. Dovrebbe calare ancora i premi relativi  alle polizze tradizionali di ramo I (-3,5%), per effetto del perdurare dello scenario di tassi di interesse molto bassi o negativi.

Il trend nella vendita di polizze vita è evidente anche all’analisi dei dati della nuova produzione vita delle polizze individuali, che a fine maggio scorso registrava un volume di nuovi premi che sfiorava i 40 miliardi contro i 30 miliardi dei primi cinque mesi del 2020.

Indicatori patrimoniali solidi

Le compagnie sono solide dal punto di vista patrimoniale. Dal bollettino statistico dell’Ivass (dati relativi ad attivi, investimenti, riserve tecniche e requisito patrimoniale di solvibilità delle imprese e dei gruppi assicurativi nazionali) emerge che l’indice di solvibilità (solvency capital requirement ratio) è pari in media al 257% (era del 211% a giugno 2020); la quasi totalità dei fondi a copertura dell’Scr è rappresentata da fondi di migliore qualità (Tier 1 e Tier 2), con un peso del Tier 3 pari in media allo 0,2%, nettamente inferiore al 15% ammesso dalla normativa.

Il bollettino, inoltre, spiega che si è ridotta al 51,8%, rispetto al 52,9% del giugno 2020, l’incidenza degli impieghi in titoli di stato sugli investimenti complessivi e varia di poco l’incidenza delle obbligazioni societarie e quote di Oicvm. Le riserve tecniche sono riferite per il 94% ai rami vita e per il restante 6% ai rami danni. Le riserve relative alle polizze index e unit linked (ramo III) crescono del 21,9%, mentre quelle with profit (ramo I) del 2,4%. Nei rami danni, crescono le riserve della RC generale (+9,9%) e incendio (+8%); si riducono quelle per la RC auto (-0,4%) e protezione del reddito (-3%).

I trend

La pandemia ha accelerato i trend già in atto, ovvero la trasformazione digitale. Come sottolineano da Kpmg nell’ultimo report sul mercato assicurativo italiano, la digital health insurance è un game changer. Sebbene il mercato assicurativo, diversamente da quello bancario, non sembra essere stato totalmente stravolto dall’insurtech. Diversi osservatori notano che il rapporto di fiducia tra broker e cliente resta alla base della stipula di un contratto assicurativo. Certo, però, la direzione è segnata. E l’ingresso dei millenials nel mercato dei potenziali clienti sta accelerando la trasformazione.

Da una ricerca condotta da Doxa per conto di N26 emerge che gli italiani riconoscono il ruolo centrale dell’assicurazione nella vita finanziaria, nonostante si evidenzi una diffidenza, in alcuni casi marcata, verso quello che si ritiene un tema molto tecnico, mai completamente chiaro, con un linguaggio criptico e distante. È buona la percentuale di chi ritiene interessanti le polizze on-demand, seppure il livello di conoscenza verso questa nuova formula, le opportunità, potenzialità e benefici in termini di personalizzazione e user experience siano ancora poco diffusi. Il 40% del campione si dichiara abbastanza competente in ambito assicurativo. E, quando si deve fare una scelta in ambito assicurativo, il 32% dichiara di muoversi sempre in autonomia, il 51 % per la maggior parte in autonomia. Il 75% confronta l’offerta di due o più compagnie/istituzioni finanziarie. Il 64% per le scelte assicurative sente il bisogno di un ancoraggio al consiglio o quanto meno alla verifica con una persona di fiducia (agente, referente finanziario) per ciò che concerne le scelte assicurative.

CF Assicurazioni sottolinea che il consumatore digitale rappresenta oggi il 32% del target assicurativo e, stando alle ultime prospettive degli istituti di ricerca (IIA-Italian Insurtech Association), è destinato ad aumentare esponenzialmente, fino a raggiungere l’82% del totale nei prossimi dieci anni.

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