Più di 6.700 imprese in Italia nei primi nove mesi dell’anno hanno dichiarato fallimento. Un dato più alto del 43,6% rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2020, ma più basso del 16% rispetto ai livelli pre-pandemia. Secondo l’analisi di Cribis, l’aumento dei fallimenti nel 2021 è legata al fermo dell’attività dei tribunali durante il lockdown dello scorso anno.

Una situazione che d’ora in avanti non dovrebbe più configurarsi, anche se si teme lo stesso che il numero dei fallimenti continui ad alzarsi dopo che misure e sovvenzioni di protezione adottate in questo periodo di emergenza, come ad esempio le moratorie sui debiti, verranno meno. “Con la ripresa del mercato sopravvivranno solo le imprese meritevoli”, hanno commentato a Dealflower Valentina Roggiani e Lorena Ponti (nella foto all’interno dell’articolo), fondatrici di PeR consulting, una società di consulenza specializzata nella prevenzione e nella gestione della crisi di impresa.

Geografie e settori

Le Regioni che dall’analisi hanno registrato un maggior numero di incidenza sul totale delle aziende attive sul territorio sono state Lazio, Lombardia e Toscana seguite dalle isole, Sicilia e Sardegna. Al contrario, tra le più virtuose ci sono invece Trentino-Alto Adige, Molise, Friuli-Venezia Giulia e Calabria. 

Il settore più colpito è stato il commercio. Tra gennaio e settembre 2021, l’ambito ha segnato il maggior numero di fallimenti toccando le 1.955 imprese, seguito a ruota dal settore dei servizi con 1.659 aziende fallite, l’edilizia con 1.235 e l’industria con 1.084.

Strumenti del domani

Sovvenzioni statali e misure protettive hanno cristallizzato il mercato negli ultimi anni colpiti dal Covid-19. L’economia sta per ripartire e gli strumenti messi a disposizione fino ad ora per evitare il fallimento delle imprese verranno meno. Le aziende comunque non saranno lasciate sole. “Quando scadranno le misure e sovvenzioni di protezione, le aziende si troveranno di nuovo nel mondo reale e dovranno rimborsare il prestito ricevuto, dovranno respirare da sole – hanno commentato Roggiani e Ponti – La ripresa del mercato sarà positiva per alcuni e molto negativa per altri. Ci sarà necessità di liquidità, ma non tutti gli imprenditori l’avranno senza sussidi”.

Valentina Roggiani e Lorena Ponti, fondatrici di PeR consulting
Valentina Roggiani e Lorena Ponti, fondatrici di PeR consulting

Da qui la nascita di operatori di assistenza e l’applicazione di nuovi strumenti in grado di aiutare le aziende, come l’istituto della “composizione negoziata della crisi” – cioè uno strumento di ausilio alle imprese in difficoltà finalizzato al loro risanamento – che sarà introdotto dal 15 novembre, che potranno dare alle aziende la possibilità di salvarsi, senza servirsi esclusivamente dei sussidi. “Le imprese dovranno però avere la capacità di aprirsi a soluzioni terze e non affidarsi solo al canale bancario – hanno aggiunto le fondatrici di PeR consulting- Tutto questo permetterà di monitorare meglio il loro stato di salute e prevenire eventuali crisi irreversibili”.

Nuovi scenari 

I fallimenti ci saranno, ma questa situazione potrebbe portare all’apertura da parte delle aziende a nuove opportunità di m&a e privite equity, sostengono Roggiani e Ponti: “Stanno nascondo diversi fondi di debito che andranno a finanziare le situazione di precrisi. Con queste nuove normative, l’imprenditore sarà più cosciente e informato rispetto l’esigenza di anticipare il proprio stato di dissesto e di crisi. Sarà indotto a fare una anamnesi del proprio stato e potrà affidarsi a questi nuovi strumenti di composizione negoziata o andare a trovare soluzioni più ottimali per ricercare capitali”.

Difficile fare pronostici su quanti saranno i fallimenti nel prossimo futuro. Secondo le fondatrici di PeR consulting, “bisognerà capire ora se gli strumenti messi a disposizione saranno realmente efficaci o se saranno utilizzati, quanto saranno gli imprenditori che riusciranno a reagire facendosi aiutare e quanti saranno in grado di rendersi conto della propria visione di mercato e dello stato di saluto dell’azienda”.

La speranza è che “l’anno prossimo sia meno complicato, con meno procedure straordinarie e meno fallimenti, anche se probabilmente ce ne saranno tanti –  proseguono -. Il patrimonio dell’Italia è fatto di pmi, il tessuto economico italiano è fatto di eccellenze, quindi la speranza è che questi nuovi strumenti e operatori possano salvaguardare le aziende meritevoli in modo tale che questi rimangano un valore per il nostro Paese e non per i possibili predatori stranieri”.

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