Sempre più persone hanno un patrimonio che supera il milione di dollari e allo stesso tempo cresce il valore della loro ricchezza. Secondo il World Wealth Report, pubblicato da Capgemini, la popolazione globale dei high net worth individual (cioè, coloro che superano il milione di dollari) è cresciuta del 7,8% nel 2021 e la loro ricchezza è aumentata dell’8%, grazie alla ripresa delle economie supportata dal mercato azionario.

Il World Wealth Report 2022 copre 71 mercati, che rappresentano più del 98% del reddito nazionale lordo globale e il 99% della capitalizzazione dei mercati azionari mondiali. All’indagine di Capgemini hanno partecipato 2.973 milionari in 24 importanti mercati wealth in Nord America, America Latina, Europa e nella regione Asia-Pacifico e sono stati intervistati oltre 70 dirigenti del settore wealth management in 10 mercati.

Milionari, dove trovarli?

L’incremento maggiore è stato registrato in nord America sia in numeri di paperoni (13,2%) che nella loro ricchezza (13,8%). La regione, dopotutto, rappresenta anche quella con più paperoni in assoluto (7,9 milioni su 22,5 milioni di paperoni a livello globale), e il patrimonio più alto, (27,7 trilioni di dollari su 86 trilioni a livello globale).

Dopo aver dominato il panorama dei paperoni milionari nell’ultimo decennio, l’Asia-Pacifico (Apac) invece nel 2021 è scivolata al terzo posto per la crescita registrata sia in termini di popolazione (4,2%) che di ricchezza (5,4%). Le regione, però, è la seconda in termini assoluti con 7,2 milioni di paperoni e un portafoglio di 25,3 trilioni di dollari.

L’Europa si è posizionata al secondo posto in termine di crescita – con il 6,7 % in più rispetto al 2020 di paperoni e il 7,5% di patrimonio in più -, mentre è terza in termini assoluti: 5,7 milioni di paperoni detengono 18,8 trilioni di dollari.

Nel 2021 le prime quattro posizioni della classifica della popolazione degli Hnwi in termini di mercato erano occupate da Stati Uniti, Giappone, Germania e Cina, dove risiede il 63,6% della popolazione dei paperoni milionari globali, con un aumento dello 0,7% rispetto al 2020.

Gli ultra-Hnwi hanno trainato la crescita in termin di numero globale e ricchezza degli Hnwi, rispettivamente del 9,6% e dell’8,1%. Quelli con patrimonio compreso tra 1 e 5 milioni di dollari, cioè i milionari “next door”, sono invece cresciuti più lentamente sia in numero (7,7%) che ricchezza (7,8%), registrando comunque un’accelerazione dei tassi di crescita di entrambe le metriche, mentre la popolazione e la ricchezza dei milionari “mid-tier”, con patrimonio compreso tra 5 e 30 milioni di dollari, sono aumentate dell’8,5% e dell’8,4%.

Il report evidenzia, inoltre, che il gap di crescita tra le varie fasce di ricchezza si sta riducendo, segnalando la presenza di condizioni più omogenee grazie al miglioramento dell’accesso alle informazioni da parte degli investitori e alla democratizzazione delle asset class, e sopratutto che per il 55% dei milionari è fondamentale investire in operazioni con un impatto Esg positivo. Nonostante il 64% dei paperoni abbia richiesto di poter consultare i punteggi Esg per conoscere l’impatto sociale di un fondo, il 40% dei gestori patrimoniali fatica a dimostrare l’impatto Esg di un investimento.

Come i wealth manager possono conquistare nuovi clienti

Se prima tendenzialmente i milionari si rispecchiavano nella figura dell’uomo, bianco, etero, di mezza età, negli ultimi anni la popolazione degli Hnwi ha continuato a evolversi, registrando un aumento nel numero di donne, persone Lgbtq+, millennial e appartenenti alla generazione Z che si avvalgono di servizi di wealth management.

Ognuno di questi segmenti emergenti presenta valori, preferenze ed esigenze proprie che molte società di wealth management non sono attualmente in grado di soddisfare, portando molti di questi clienti a preferire competitor più dinamici o a family office più piccoli. Ad esempio, le donne, con patrimoni di tutte le fasce, sono destinate a ereditare il 70% della ricchezza globale nelle prossime due generazioni e vogliono rivolgersi a società che non solo garantiscano la trasparenza delle commissioni e la sicurezza dei dati, ma siano anche in grado di offrire servizi di formazione su come far crescere il patrimonio.

Anche il 39% dei millennial paperoni ha cambiato provider nell’ultimo anno a causa della mancanza di trasparenza, preferendo wealth manager in grado di fornire interazione digitale, formazione e praticità in misura maggiore. Il boom tecnologico e l’impennata degli unicorni, poi, sostenuti da venture capital hanno creato un esclusivo gruppo di milionari tecnologicamente avanzati, ma nonostante questo consistente gruppo di investitori offra un enorme potenziale per le società di gestione patrimoniale, solo il 27% dichiara di rivolgersi attivamente a questi potenziali clienti.

Chi è lo chief customer officer?

Un numero crescente di wealth manager ha introdotto la figura del chief customer officer (cco), con l’obiettivo di coltivare la relazione con i clienti e di metterli al centro del processo di gestione patrimoniale. Il nuovo ruolo si concentra sull’implementazione all’interno dell’organizzazione dei benefici provenienti dai dati e dal digitale, per rispondere alle esigenze sempre più articolate da parte dei clienti e per promuovere la loro fidelizzazione.

Il report rileva che, dando priorità all’automazione e alle insight data-driven, i wealth manager possono garantire esperienze iper-personalizzate alle nuove tipologie di clienti, in modo da soddisfarne le aspettative e sottolinea che i cco svolgeranno un ruolo centrale nello sviluppo di un ecosistema di clienti inclusivo, migliorando al contempo le competenze dei consulenti attraverso l’analisi dei dati. In questo modo, le società possono adoperarsi per adottare un approccio one-stop-shop per soddisfare adeguatamente tutte le esigenze dei clienti, tenendo conto degli stili di vita e delle preferenze specifiche, favorendo così la crescita del business.

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