Le donne imprenditrici, fondatrici o a capo di startup sono aumentate negli ultimi anni a livello globale, ma non in Italia in cui il numero invece è diminuito drasticamente. A rilevarlo il report The Credit suisse gender 3000 nel 2021 di Credit Suisse sulla diversità di genere in azienda.

Su un campione di circa 3.200 aziende a livello mondiale, il report evidenza che il rapporto donne-uomini imprenditori dal 2015 al 2020 è aumentato da 0,62 a 0,73. Cioè, su 100 aziende avviate da uomini, quelle fondate da donne sono passate da 62 a 73. Una dato importante per l’ascesa del genere femminile ai vertici aziendali e imprenditoriali che si avvicina sempre di più al gender equality. Parità di genere tra gli imprenditori che con questa velocità di progresso, secondo lo studio, sarà raggiunta nel 2031.

Differente, invece, la situazione in Italia in cui lo scenario è drasticamente peggiorato: se nel 2010 su 100 aziende avviate da uomini, 70 sono state fondate da donne – ancora un dato positivo -, dieci anni dopo sono solo 30 quelle femminili rispetto alle 100 maschili.

A trainare la crescita mondiale è stata soprattutto l’Europa, l’unica regione in cui il rapporto donne-uomini imprenditori ha continuato ad aumentare negli ultimi cinque anni, passando da circa 0,5 al 0,7. Probabilmente le imprenditrici donne europee hanno avuto meno paura rispetto ai loro coetanei uomini di iniziare un nuovo affare o rimanere in una nuova attività, soprattutto dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19. Questi dati suggeriscono anche che l’uguaglianza di genere è un argomento più presente nei paesi sviluppati che in via di sviluppo.

Dai finanziamenti ai guadagni: le differenze

Le imprese fondate da donne sono tipicamente più piccole, hanno una vita più breve, guadagnano di meno, fanno più fatica ad accedere a finanziamenti o prestiti da banche, rileva il report. A confermarlo anche Recensione di Alison Rose sull’imprenditoria femminile (2019), che sottolinea infatti che le donne nel Regno Unito avviano attività con 53% in meno di capitale in media rispetto agli uomini.

Tra le difficoltà incontrate dalle imprenditrici per avviare una propria attività non ci sono solo quelle sul posto di lavoro. Uno dei motivi per cui molte donne scelgono l’imprenditorialità è la possibilità di avere più flessibilità negli orari di lavoro: il lavoro part-time permette, infatti, di occuparsi nel resto del tempo di altro, come le mansioni domestiche. Mansioni che, come sottolineato dalla Banca Mondiale, vengono svolte per più tempo dalle donne che dagli uomini. Nello specifico, in Europa, sono il 20% le imprenditrici donne che trascorrono più di sei ore al giorno ad occuparsi della casa o della famiglia, contro il 9% degli uomini.

Antonella Grassigli, Ceo e founder di Doorway

Costituita nel 2016, la piattaforma di equity investing sostenuta da business angels, Doorway, è entrata in attività dal maggio 2019. A fondarla Antonella Grassigli (nella foto nell’articolo), l’attuale Ceo, con l’obiettivo di costruire un portafoglio di aziende diversificato e profittevole nel medio e lungo periodo, come opportunità di investimento per investitori qualificati.

Costruire un’azienda innovativa è un qualcosa che ti occupa tutto, tantissimo tempo – ha raccontato a Dealflower Grassigli – Se non avessi avuto una famiglia alle spalle che credeva in quello che facevo, avrebbe messo davvero a dura prova la mia situazione famigliare“.

Antonella Grassigli

In Italia, ha concordato la Ceo di Doorway, le difficoltà per una donna imprenditrice sono per lo più culturali e familiari. “Sul lavoro non ho mai avuto problemi, in quanto donna, e la stessa cosa l’ho vista anche con le imprenditrici di startup con cui ho avuto che fare, perché erano talmente brave che il problema non c’era“, ha aggiunto Grassigli. I finanziamenti, a detto della Ceo, si trovano, se l’idea è valida e promettente, anche quando ti confronti con un mondo prettamente maschile, come quello finanziario.

Quello che manca ancora però è la protezione familiare nella nostra cultura. L’idea che la donna possa guadagnare di più, possa investire se stessa e un proprio progetto in qualcosa di nuovo e che sia normale un rapporto paritario all’interno del nucleo familiare. “Se ti devi occupare da sola della casa e dei figli, soprattutto se sei giovane e con bimbi piccoli, e il tuo compagno non ti aiuta, in modo pratico oltre che emotivo, non pensi nemmeno di intraprendere la strada dell’imprenditoria“, ha sottolineato Grassigli.

Necessario, infatti, per farlo avere una forte ambizione personale, volontà di essere controcorrente e andare contro gli stereotipi, avendo al tuo fianco qualcuno con cui condividere il carico familiare e lavorativo – “non ci sono sabati e domeniche” -, tutte condizioni in cui l’ambiente culturale italiano è ancora indietro. Più facile riscontrarlo in Paesi del nord Europa.

In Italia mancano dei role model, si stanno costruendo ora, per insegnare alle più giovani donne che è possibile essere imprenditrici – ha spiegato la Ceo – Se vedi tutte le startup sono fatte da uomini, sempre in giacca e cravatta, e questo ti può fare pensare che non è un posto per donne. Invece le donne ci sono e sono brave“.

Non necessariamente le aziende devono essere esclusivamente femminili, “ma le donne ci devono essere all’interno delle startup, io preferisco la diversity. Secondo me, le aziende che vanno meglio sono quelle gender equality, che hanno tutte le voci, più giovani e meno giovani“, ha concluso Grassigli.

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