Il mercato sta cambiando, influenzato dalla crisi pandemica e dalla transizione digitale. Di conseguenza stanno cambiando anche i modelli di business delle imprese, favorendo la nascita di startup. Lo dimostrano gli investimenti nel venture capital del 2021 e dei primi mesi del 2022. Ma poi? La piazza italiana risente ancora delle dinamiche quasi da nicchia e della poca maturità posseduta in confronto a quella dei mercati esteri. Dopo la spinta iniziale, infatti, le startup possono avere difficoltà nei passi successivi nel nostro Paese, sottolinea Andrea Orlando (nella foto), managing partner di Startup Wise Guys Italy (Swg), acceleratore dedicato alle startup early stage B2B attivo a livello europeo.

Investire ma per cosa?

L’anno scorso il venture capital in Italia ha superato la soglia del miliardo di euro di investimenti (1.243 milioni di euro, cioè +118% rispetto ai 569 milioni di euro del 2020) con circa 334 deal (rispetto ai 111 dell’anno precedente).

Anche i dati raccolti dell’Osservatorio trimestrale sul vc in Italia di Cross Border Growth Capital e Italian Tech Alliance sul primo trimestre del 2022 non smentiscono questo trend positivo: è stato registrato un aumento del 35% rispetto al 2021, con 54 round di finanziamento per un totale di 420 milioni di euro, soprattutto nei settori fintech, food e life science. Si tratta del secondo miglior risultato degli ultimi cinque anni.

Eppure, tutta questa fiducia nel settore potrebbe essere inutile se non portata avanti nel tempo. “In Italia mancano i fondi VC seed. Questo significa che fra uno o due anni avremo centinaia di startup accelerate pronte a decollare che avranno però difficoltà a raccogliere capitali. Mi appello quindi a imprenditori e investitori che credono in questa asset class di avviare dei seed fund, perché c’è bisogno di investimenti più alti di 100mila euro senza i quali rischiamo di perdere grandi opportunità”, spiega Andrea Orlando.

L’ecosistema italiano, più piccolo ed esposto a meno scossoni, però, è anche sotto servito. Questo dà adito a dinamiche che privilegiano soprattutto i rapporti personali e la fiducia tra le parti e significa che, in caso di raccolta fondi, aggiunge Orlando, le realtà che vantano un network consolidato abbiamo un vantaggio importante:

“È come se molti dei deal che vengono finalizzati passassero dalla ‘porta sul retro’ che accede direttamente al partner saltando tutti i processi di scouting, perché, quando la fiducia nel mercato si deve ancora creare, le relazioni contano molto. Di solito, chi riesce a fare bene fundraising ha già esperienza imprenditoriale, e chi è arrivato nel settore più tardi può metterci più tempo a guadagnare la fiducia degli investitori”, sottolinea il managing partner di Startup Wise Guys Italy.

Se gli operatori italiani tendono la mano solo a imprenditori già conosciuti, questo però non accade all’estero. “Alcune startup in cui noi stessi abbiamo investito più di una volta hanno riscontrato più difficoltà a portare a bordo investitori italiani che stranieri”, aggiunge Orlando.

L’Italia il Paese dei talenti

Nonostante il settore e le condizioni geopolitiche che inevitabilmente influiscono sulle condizioni del mercato, Startup Wise Guys, che in questi due anni si è distinta come una delle realtà di riferimento nell’ecosistema italiano dell’innovazione, continuerà a supportare le startup promettenti attraverso programmi di accelerazione e investimenti mirati per accompagnarle nel loro percorso di crescita.

A mese di maggio ha avviato Saas Startup Accelerator, il programma di accelerazione di cinque mesi con sede a Milano, dedicato alle startup operanti nel mercato Saas B2B che prevede un investimento fino a 90mila euro. Per il mese di settembre è previsto, invece, l’avvio di CyberXcelerator, programma di accelerazione in cybersecurity e Ai della rete nazionale acceleratori Cdp, promosso da Cdp Venture Capital – Fondo Nazionale Innovazione.

La realtà, inoltre, non esclude di farne partire altri due programmi nel prossimo futuro. “Entro la fine del 2023 dovremmo avere 70-80 startup nel nostro portfolio Swg Italia. Continuare a puntare nel nel pre-seed. Nel tempo siamo contenti di vedere crescere la presenza di startup italiane”, sottolinea Andrea Orlando.

Oltre all’Italia, SWG ha però anche programmi di accelerazione anche in Estonia, Danimarca, Lituania e Lettonia, Spagna, Romania e Africa in diversi settori, tra cui B2B SaaS, fintech, cyber, sostenibilità e Xr e con circa 300 startup in portfolio, più di 600 founder e oltre 213 milioni di euro raccolti dalle startup del proprio network, vanta un survival rate sul portfolio che supera l’80% e ben 11 exits.

Come può cambiare il mercato italiano

Il mercato italiano rappresenta un’opportunità economia molto importante, non ancora del tutto espressa. Tra le sfide di Startup Wise Guys Italy, riporta il managing partner, infatti, c’è quella di “intercettare founder e talenti ingaggiati nel mondo corporate. Ma anche investire in settori con alto valore aggiunto. Nel nostro Paese c’è tanta capacità inespressa”.

Fondamentale per Orlando avere in un ecosistema che funziona dei modelli a cui ambire sia a livello istituzionale che imprenditoriale. Come anche è necessario liberare il potenziale inespresso, lasciare la confort zone del mondo corporate e snellire le complesse e rugginose regole operative o di ingaggio del settore che scoraggiano sia investitori che imprenditori. “E nonostante questo abbiamo dei casi virtuosi. Pensa a come sarebbe il nostro Paese se fosse possibile fondare startup digitalmente senza dover procedere per tutti quegli step lunghissimi e complicatissimi che ci sono ora?”, conclude il managing partner.

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