Le aziende italiane soffrono e chiudono di più di ieri. Nei primi quattro mesi del 2024 in tutta Italia le liquidazioni giudiziali, l’istituto che col nuovo codice della crisi ha sostituito il fallimento, sono aumentate del 16% rispetto alle liquidazioni (sommate ai fallimenti) dello stesso periodo dell’anno scorso.

Nel 2024 sono 2.862 le pratiche aperte, rispetto alle 2.469 procedure aperte nel primo quadrimestre 2023. Va comunque chiarito che il trend è in realtà in crescita dal 2022, quindi la congiuntura negativa non appartiene solo ai primi mesi del 2024. Lo ha rivelato uno studio di Berry Sea, l’osservatorio realizzato da Berry Srl (ex Cherry Srl).

Aziende fallite: tempi della giustizia più certi

Tuttavia, nonostante le variabili di un quadro economico negativo, come l’incertezza del contesto geopolitico internazionale e la corsa dell’inflazione, ora in realtà rallentata, che incidono sull’affanno delle aziende, c’è una luce in fondo al tunnel per quanto riguarda la certezza del diritto.

Infatti i tempi di chiusura della giustizia fallimentare migliorano e lo si vede dal calo del numero dei procedimenti pendenti, che proprio in virtù del loro stato indefinito sono un trend che allontana potenzialmente gli investimenti.

In tutto sono 43.503 i fallimenti pendenti al 30 marzo 2024, in discesa del 9% rispetto al 31 dicembre 2023 (quando erano 47.675).

Liquidazioni giudiziali: Roma al primo posto per numero di procedure

Roma è il primo tribunale per numero di nuove liquidazioni giudiziali e la Lombardia è invece la prima regione sempre per numero di nuove liquidazioni giudiziali.

Grafico a cura dello studio di Berry Sea

La Lombardia, oltre a confermarsi come la regione che apre più liquidazioni (560), si attesta anche come quella che chiude più fallimenti (822).

Grafico a cura dello studio di Berry Sea

Settori più colpiti dalle liquidazioni giudiziali e aziende in crisi

Per quanto riguarda i settori con il maggior numero di società in liquidazione giudiziale, è il commercio quello soffre maggiormente con 685 liquidazioni giudiziali, seguito dai servizi (464), dall’edilizia (399) e dall’industria (352). Dati del report Analisi sulle Liquidazioni giudiziali aggiornata a marzo 2024 realizzata da Cribis, società del gruppo Crif.

Alcuni casi di fallimenti negli ultimi mesi hanno tenuto banco anche per l’importanza delle aziende in crisi.

La Perla, azienda made in Italy di lingerie, è stata destinataria nell’aprile del 2024 del provvedimento di apertura della liquidazione giudiziale da parte del tribunale civile di Bologna. Il fallimento era stato già stata dichiarato a gennaio per La Perla Global Management Uk, la società di diritto inglese (in liquidazione anche a Londra) proprietaria del marchio e di tutti gli asset del gruppo, spiega Il Resto del Carlino.

Tuttavia la liquidazione è stata poi scongiurata dall’apertura di una procedura di amministrazione straordinaria decretata il 13 maggio sempre dal tribunale di Bologna. Così l’azienda rimarrà aperta dopo aver concordato un piano di risanamento del debito.

Unione Corrieri Cuneesi e Algowatt

A maggio 2024 Unione Corrieri Cuneesi, azienda del Cuneese che si occupa di trasporti e spedizioni guidata dall’imprenditore cuneese Ottavio Garnero, padre dell’attuale ministra del Turismo Daniela Santanchè, e poi presa in mano da i due figli Massimo e Fiorella, (Garnero è morto nel 2012 a 81 anni), è finita in liquidazione giudiziale nel maggio del 2024.

Sempre in casa Santanchè a gennaio 2024 è stata disposta la liquidazione giudiziale da parte del tribunale di Milano di Ki Group una delle società del gruppo di bio food guidata dalla ministra poi uscita dalla compagine societaria. Nel green tech, Algowatt, società quotata sul mercato Euronext Milan di Borsa Italiana, e Italeaf, holding di partecipazione e real estate company, sono state messe in liquidazione giudiziale dal tribunale di Milano all’incirca il 20 maggio. E un nuovo conteggio sulle aziende fallite andrà fatto a fine 2024.

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