I 75 punti base annunciati dalla Bce guidata da Christine Lagarde erano dati per scontati da diversi analisti e anche dal mercato. Che infatti, nell’immediato e alla pubblicazione del comunicato stampa, non ha reagito in maniera particolare, rimanendo sostanzialmente neutrale, con euro dollaro in oscillazione tra 1,030 e 0,9985 e il rendimento del btp nuovamente a ridosso del 4%, dal 3,8% di questa mattina.

E dire che la notizia c’era eccome. Perché quantomeno statisticamente si tratta di una mossa storica, visto che l’Eurotower non alzava i tassi di 50 punti (a luglio) e poi di 75 punti base da oltre dieci anni, portando così il tasso di rifinanziamento principale all’1,25% (grafico sotto), la linea di rifinanziamento marginale all’1,5% mentre quella di deposito allo 0,75%.

“In arrivo possibile periodo di stagnazione”

C’è un passaggio importante all’interno del comunicato stampa della Banca Centrale Europea, ed è quello in cui indica un possibile periodo di stagnazione dell’economia, tra la fine dell’ultimo trimestre del 2022 e i primi tre mesi del 2023. Le cause? Come spiega il documento, oltre all’inflazione alta (+9,1% l’ultima rilevazione per l’Eurozona), incide la quotazione molto elevata dell’energia, che riduce il potere di acquisto dei redditi delle famiglie, oltre che alle strozzature dal lato dell’offerta che seppur attenuate, continuano a frenare l’attività economica.

Stagnazione dunque, non recessione. Le nuove stime per la crescita dell’Eurozona parlano chiaro. Situazione geopolitica avversa e aggressione sempre definita “ingiustificata” della Russia nei confronti dell’Ucraina costringono a una revisione al ribasso ma non c’è segno meno: +3,1% nel 2022, +0,9% nel 2023 e +1,9% nel 2024.

Broggi (Moneyfarm): “Economia Ue per ora resiliente”

“L’aumento di 75 punti base è giustificato da un’economia Ue che sembra sufficientemente resiliente -spiega Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm- ma ulteriormente preoccupante dopo la decisione russa di tagliare la fornitura di gas. Le paure di recessione aumentano, per Bloomberg la probabilità nei prossimi 12 mesi è al 50%, ma la Bce ha ribadito con forza la volontà di combattere l’inflazione ad ogni costo, per evitare danni maggiori nel medio-lungo termine”.

Sulla neutralità del mercato, sia da parte di euro dollaro, sia del rendimento dei titoli di stato, Broggi aggiunge che: “Anche gli spreads tra Paesi centrali e periferici non hanno mostrato nervosismo (nel grafico sotto, il btp decennale NdR), segnalando che il rischio frammentazione rimane gestibile, per il momento”.

C’è da dire che sul comunicato stampa è scritto chiaramente che il meccanismo di protezione per la trasmissione di politica monetaria, il Tpi, vada usato solo in caso di disordini e di difficoltà gravi. Come a dire: non basta un po’ di volatilità sullo spread per usare lo scudo.

“Faremo ciò che è necessario ma nessuna strada precisa”

Le domande in conferenza stampa rivolte a Christine Lagarde si sono concentrate soprattutto sui prossimi eventuali rialzi dei tassi, oltre che sul cambio euro dollaro che vede la moneta unica sotto la parità contro il biglietto verde. “Non abbiamo una strada precisa, decidiamo sui tassi appuntamento dopo appuntamento. Se ci sarà bisogno, alzeremo i tassi ancora di 75 punti o di quanto sarà necessario, anche sopra il tasso terminale” ha risposto in buona sostanza Lagarde, aprendo all’idea che vi saranno almeno altri due interventi ma non più di cinque. Per Emanuele Rigo, managing partner di Aleph Finance: “Ufficialmente il board è pronto a fare un whatever it takes alzando i tassi oltre ogni previsioni. La sensazione però è che si spera in un ridimensionamento preventivo dell’inflazione. Una sorta di ‘bluff’: sono pronti a fare un all in senza volerlo fare per davvero. Tradotto: si naviga a vista”. 

Lagarde: “Euro dollaro? Monitoriamo ma non c’è un target preciso”

Sul fronte di euro dollaro (grafico sotto), Lagarde ha dichiarato che un target non c’è: “Monitoriamo costantemente l’andamento della nostra valuta. E rimaniamo convinti -ha spiegato Lagarde- che la forte inflazione in Eurozona sia causata dalla crisi energetica, e non dall’euro“. Una risposta che però non convince diversi analisti.

Secondo Saverio Berlinzani di ActivTrades: “Il mercato aveva bisogno che Lagarde prendesse il toro per le corna sulla questione del tasso di cambio, purtroppo questo non è avvenuto. La Bce non può continuare ad alzare i tassi ignorando la tenuta della moneta unica. Ogni 5% che si svaluta l’euro, l’inflazione può salire dello 0,5%. Non è matematico ma il rischio esiste”.

Talarico (ogtrading): “Importiamo inflazione con le materie prime”

Anche Matteo Talarico, founder di Only Gain Trading, è convinto che un euro basso possa contribuire a un rialzo continuo dei prezzi: “Con la moneta debole importiamo inflazione con le materie prime, dato che il gas continua a mantenere un costo molto alto. L’euro andava sostenuto con una dichiarazione forte ma questa dichiarazione non c’è stata”.

Lagarde ha anche aggiunto che Fed e Bce devono muoversi in maniera indipendente, perché “l’occupazione negli Usa vede ancora molte posizioni aperte, al contrario, in Eurozona i disoccupati sono maggiori delle posizioni aperte”.

Commenta Talarico: “Questo però manterrà elevato il differenziale tra le due banche centrali. E il delta tasso che resta alto, assieme alla crisi energetica e all’euro basso, il rischio è di innescare un circolo vizioso che porti a un’inflazione ancora maggiore, almeno finché la situazione geopolitica non si stabilizzerà. Dal punto di vista tecnico, uno scenario con euro dollaro sotto 0,9 non si può escludere”. 

BlueBay Am: “A ottobre possibile nuovo rialzo di 75 pb”

“Ci aspettiamo che la Bce continui con i rialzi, aumentando i tassi di altri 75 punti percentuali a ottobre -spiega Kaspar Hense, senior portfolio manager di BlueBay Asset Management-.  Riteniamo che il loro scenario di base sulla crescita sia ancora troppo ottimistico ed è molto probabile che le prospettive di inflazione a lungo termine scenderanno ancora nelle previsioni di dicembre, collocandosi probabilmente al livello dell’obiettivo del 2% o al di sotto. Più che l’euro più basso, Lagarde dovrebbe guardare con soddisfazione all’andamento degli spread periferici, dei continui reinvestimenti e dei movimenti degli spread degli swap, che dovrebbero avere effetti positivi per le banche, le cui azioni stanno giustamente salendo”.

Cesarano (Intermonte): “Possibile tasso di neutralità attorno al 2%”

Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, commenta: “Lagarde ha fatto intendere che l’obiettivo inflazione rimane primario anche nell’ipotesi in cui si verifichi lo scenario peggiore. Non ha quantificato il tasso di neutralità obiettivo, ma complessivamente potrebbe essere in linea con il livello massimo indicato da Villeroy a fine agosto ossia intorno al 2%, livello prezzato dai mercati entro febbraio 2023. Per la Bce nei prossimi trimestri il possibile clima recessivo porrà la necessità di stoppare un eccesso di rialzo tassi, soprattutto se nel frattempo l’Ue sarà riuscita entro ottobre a concordare meccanismi per contenere il caro energia a carico dei consumatori”.

lagarde

 

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