Le certezze sono tre. La prima: niente taglio dei tassi della Fed prima di settembre. Alla fine l’espressione: “Daremo priorità ai dati macroeconomici” non si è rivelata per forza una modalità per sviare le domande più scomode da parte dei banchieri centrali. L’inflazione negli Usa cresce per il terzo mese consecutivo e si allontana ancora di più dal target del 2%. L’economia americana in fondo resta forte. Dunque, addio alla riduzione del costo del denaro tra giugno e luglio, salvo miglioramenti in corso in chiave inflazionistica, come inizialmente era stato previsto lo scorso mese di marzo.

Seconda certezza: la Bce ha mantenuto i tassi fermi nel meeting di giovedì 11 aprile. Ed è sempre più probabile che il primo intervento possa arrivare, al contrario della Federal Reserve, già a giugno, visto il forte rallentamento dell’indice ai prezzi al consumo e la debolezza economica che, al contrario di quella statunitense, prosegue.

Da qui si arriva alla terza certezza. Ovverosia che l’Eurotower taglierà i tassi (nel grafico sotto il livello dei tassi d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale al 4,50% dell’Eurozona) prima della Banca centrale americana. Una condizione atipica: raramente Francoforte si è ritrovata a muoversi per prima quanto a decisione sulla politica monetaria. Ma il divario crescente tra la perrfomrnace della prima economia mondiale e quella della zona euro è evidente.

Ue in stagnazione, Usa ancora in corsa

Il blocco a 20 Paesi si trova nel sesto trimestre consecutivo di stagnazione economica e il mercato del lavoro comincia a indebolirsi. L’economia statunitense, invece, continua a crescere al di sopra del trend, il mercato del lavoro rimane solido e l’inflazione è cresciuta più del previsto il mese scorso, aumentando il rischio che la crescita dei prezzi si blocchi.

“Il dibattito in corso tra i membri del Consiglio direttivo sui mesi più appropriati per i tagli dei tassi, e la mancanza di reazioni concrete a questa narrazione, significa che non tagliare a giugno… probabilmente danneggerebbe la credibilità della Bce, dato che un taglio è già completamente prezzato dai mercati”, ha detto Paul Hollingsworth di Bnp Paribas.

Negli ultimi due mesi, i banchieri centrali hanno menzionato così spesso un taglio a giugno del tasso di deposito del 4% che gli investitori lo considerano un effettivo impegno preliminare. Tuttavia, è probabile che la presidente della Bce Christine Lagarde eviti di parlare di ciò che accadrà dopo giugno, soprattutto perché c’è ancora poco consenso su quanto i tassi di interesse debbano scendere e quanto velocemente.

Diodovich, Ig Italia: “Taglio dei tassi a giugno probabile al 95%”

Spiega infatti Filippo Diodovich, market strategist di Ig Italia: “I dettagli più importanti sulle strategie monetarie post meeting di giugno dipenderanno dalle prossime stime degli esperti della banca centrale su inflazione e Pil che saranno pubblicate proprio nel meeting di giugno”.

Prosegue l’analista: “I banchieri centrali europei sono particolarmente cauti per due ragioni: l’inflazione del settore dei servizi rimane particolarmente alta (4% su base annuale); l’incertezza che avvolge la politica monetaria della Federal Reserve, vicina ma non troppo a tagliare anche lei i tassi di interesse. I mercati scontano il taglio della Bce a giugno con probabilità ben superiori al 95%. Al momento i mercati scontato un totale di 90/100 basis points di tagli (ovvero un tasso sui depositi al 3% a fine anno)”.

Le aspettative di Ig Italia sono meno dovish rispetto al mercato: “Ci aspettiamo, oltre al taglio di giugno, che consideriamo quasi certo, altri due tagli da effettuare nelle prossime quattro riunioni (luglio, settembre, ottobre e dicembre), portando così il tasso sui depositi a fine anno al 3,25%”.

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