Su e giù. Novembre ha visto sicuramente eventi importanti per le cripto. Prima il picco lo scorso 10 novembre quando il Bitcoin ha toccato un massimo a 68.990 dollari segnando un record storico e trascinando in alto le compagne, anche sulla scia dei dati dell’inflazione che, secondo molti, hanno trainato il boom. Poi un momento nero dopo una settimana con un crollo improvviso di quasi l’11%. Fino al tonfo della regina delle criptovalute, che lo scorso venerdì ha ceduto oltre il 20% dal record raggiunto in questo mese. Difficoltà anche per Ethereum, che ha perso il 6,78% a 4.071,5 dollari, lasciando sul campo il 15,9% alla fine della scorsa settimana.

Se la volatilità è una caratteristica intrinseca di questo mercato, il tema delle cripto viene ormai sdoganato a tutti livelli. E questo mese è sicuramente un turning point – con i suoi alti e bassi – verso un 2022 dove saranno protagoniste. Ormai anche nei gotha della finanza tradizionale, nelle banche e nelle multinazionali le cripto anno aperto un varco difficile da chiudere. Non a caso, oltreoceano la Federal Reserve (Fed), la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic) e l’Office of the Comptroller of the Currency (Occ) hanno deciso di introdurre nuove regole per chiarire come le banche potranno e dovranno utilizzare le cripto dal prossimo anno.

La sfida regolatoria 

Alle nostre latitudini, innanzitutto, “è importate ricordare che ad oggi da noi come in gran parte dei paesi europei, le criptovalute sfuggono a qualsiasi forma di regolamentazione. Non è un caso che ancora ad aprile 2021, le nostre autorità di vigilanza – Banca d’Italia e Consob – avvertivano gli investitori dei rischi connessi agli scambi di criptovalute dovuti principalmente al fatto che si tratta, appunto, di strumenti non regolamentati”, spiega a Dealflower Marco Boldini, partner di Orrick. “Ciò significa che le ormai consolidate regole di condotta non si applicano alle transazioni aventi ad oggetto questa nuova tipologia di asset, con il risultato che, oltre ai rischi di natura meramente finanziaria, gli investitori devono essere consapevoli di non godere delle tradizionali regole di tutela riconosciute sui mercati finanziari sopportando i conseguenti rischi”, aggiunge.

Tuttavia l’interesse attorno alle criptovalute non sembra scemare. “Questo quadro si appresta però a sostanziali cambiamenti – prosegue Boldini –  Attendiamo infatti nei prossimi anni l’introduzione di un quadro regolamentare ben preciso, a partire dall’adozione del MiCAR, la proposta di regolamento sui mercati delle crypto-attività già avanzata dalla Commissione Europea” SI tratta di un regolamento che andrà a porre regole molto simili a quelle attualmente vigenti in tema di mercati finanziari, offerta al pubblico e anche ad alcune tipologie di crypto-attività. “Sarà molto interessante assistere a come il mercato si adeguerà a questo nuovo approccio e se l’età dell’oro delle criptovalute subirà una contrazione o meno. Non dimentichiamo infatti che l’introduzione di un regime armonizzato a livello europeo su certi settori dei mercati finanziari ne ha in alcuni casi, al contrario, incentivato lo sviluppo”, ricorda l’avvocato.

Il mercato tuttavia sembra fare da apripista andando ad una velocità diversa da quella del regolatore. Si pensi anche in Italia alla nascita di CryptoSmart, una piattaforma fintech italiana su cui è possibile effettuare compravendite di criptovalute e portafogli di asset digitali. Si tratta di una borsa digitale interamente italiana, dai soci della società, dalla legislazione al conto di deposito, presso banca italiana. Oppure alla recente partnership fra Young Platform e Satispay che mira proprio a semplificare l’acquisto di Bitcoin e criptovalute. Anche IG Italia ha annunciato l’ampliamento della propria offerta di trading sulle criptovalute, mettendo a disposizione dei propri clienti quattro nuove valute digitali: Polkadot, Dogecoin, Uniswap e Chainlink.

L’asset class del domani 

Nonostante velocità diverse nelle diverse giurisdizioni, c’è chi è pronto a scommettere sul futuro roseo delle cripto. “Il Bitcoin, ovvero la criptovaluta più famosa e dalla maggiore capitalizzazione nel mondo, nel corso di una decade è passata dall’essere considerata un asset puramente speculativo a un vero e proprio bene rifugio, come il dollaro o l’oro, preparandosi addirittura a sostituire questi ultimi nel corso del prossimo secolo”, spiega alla stampa Massimo Siano, Head of Southern Europe di 21Shares. che ha sviluppato un’ampia gamma di prodotti specifica su questa asset class.

Nel dettaglio, 21Shares, presentata di recente in Italia, lavora negli Etp sulle criptovalute, con ben 17 Etp dedicati e 77 quotazioni sulle principali borse europee, tra cui i primi indici a replica fisica su Bitcoin, Ethereum, Crypto. Nel 2018 ha costruito Hodl, il primo Etp al mondo su un paniere di criptovalute quotato al SIX Swiss Exchange. Tramite 21Shares, spiega Siano, gli investitori possono accedere in maniera semplice all’asset class con le migliori performance dell’ultimo decennio. “I dati di mercato dimostrano come gli investitori stiano passando da una strategia di trading molto rapido a una strategia buy-and-hold di lungo, o addirittura lunghissimo, periodo. I motivi che hanno portato a questa rapida istituzionalizzazione sono abbastanza evidenti e si ricollegano ai maggiori punti di forza del Bitcoin”, sottolinea Siano.

Fra picchi e cadute c’è ottimismo sul domani delle cripto. “Molti investitori sono ancora spaventati dal Bitcoin e preferiscono starne alla larga, a causa principalmente della sua elevata volatilità – continua Siano  – Ma prima escludere a priori questa opportunità, però, è bene considerare lo scenario attuale, caratterizzato dall’inflazione in crescita e dalla debolezza del dollaro e del sistema delle banche centrali in generale, che, mantenendo i tassi reali negativi, negli ultimi anni hanno impedito agli investitori di ottenere rendimenti elevati non solo dal dollaro, ma da tutte le principali valute nel mondo, siano queste Euro, Sterlina, Yen o Franco Svizzero. Tuttavia, se molti pensano che questa problematica possa essere risolta dalle valute digitali, noi crediamo la quantità di moneta circolante sarà comunque decisa discrezionalmente dagli istituti di credito”, conclude.

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