BorsadelCredito.it diventa Opyn e punta raggiungere 100 milioni di fatturato nell’arco di tre anni. Il rebranding e i piani di crescita sono stati illustrati da Ivan Pellegrini (nella foto di copertina), amministratore delegato della fintech specializzata nel lending alle imprese, nel corso di un incontro con la stampa.

Pellegrini ha ripercorso la storia di BorsadelCredito.it, nata nel 2012 “quando nessuno parlava di fintech e si pensava che il credito si potesse fare solo attraverso la filiale di una banca, perché ‘così si è sempre fatto’, dicevano”.

I piani di crescita

Dopo quasi dieci anni, la piattaforma ha archiviato il primo semestre con ricavi pari a circa 6 milioni di euro e un ebitda positivo per circa 2 milioni. Pellegrini ha anticipato che il 2021 verrà chiuso con una crescita dei ricavi pari a circa quattro volte rispetto all’anno scorso, arrivando a circa 16 milioni, e un ebitda decuplicato.

Il piano triennale che accompagna il rebranding prevede di raggiungere ricavi pari a 100 milioni nel 2024. I finanziamenti erogati dovrebbero salire da 300 milioni di quest’anno a 500 milioni nel 2022, per arrivare a una cifra compresa fra 750 milioni e 1 miliardo nel 2023 e poi andare oltre quota 1 miliardo a fine piano. Nel primo semestre ha erogato 154 milioni a 563 aziende.

La strada che la piattaforma fintech intende seguire per compiere questo balzo in termini di risultati è l’affiancamento all’attività di digital lending della cosiddetta embedded finance, ovvero divenire soprattutto un abilitatore tecnologico per la finanza tradizionale e per le aziende non finanziarie.

Il mercato mondiale del lending as a service (Laas), ha spiegato Pellegrini, raggiungerà la dimensione di 7mila miliardi di dollari nell’arco dei prossimi dieci anni.

Nuova vita da lending as a service platform

La nuova strategia ha portato al cambio di nome, per quanto il management “sia molto legato a BorsadelCredito”. Anche perché la società punta a proiettarsi all’estero. Da qui la scelta di Opyn, brand che prende forma dalle parole inglesi “open” e “PIN”. E che incorpora il passaggio definitivo della società da piattaforma di peer to peer lending a digital lender e lending as a service platform.

I piani di crescita si accompagneranno a investimenti importanti, tipici di una scaleup, ma che, ha spiegato Pellegrini, non necessitano di nuovi round di finanziamento. “Gli investimenti verranno finanziati attraverso l’ebitda”, ha detto. Il team di Opyn è arrivato a circa quaranta persone e sono previste nuove assunzioni per accompagnare la crescita. Pellegrini ha sottolineato che il fattore umano è un pilastro dei piani di sviluppo, accanto alla finanza e alla tecnologia (robotizzazione, intelligenza artificiale, machine learning).

A proposito di team, i dipendenti di Opyn sono protagonisti degli spot televisivi girati per raccontare il rebranding. E la scelta dei protagonisti non è casuale: ognuno di loro incarna una delle caratteristiche del gruppo.

L’amministratore delegato ha anticipato di aver siglato un accordo con una banca per creare “la filiale digitale” e di aver avviato dei progetti pilota con due corporate, un’azienda nella logistica e un’industria.

Attualmente, l’azionariato di Opyn vede P101 al 30% del capitale, Supernova Hub al 15%, il management al 10%, Banca Valsabbina all’8% e vari altri soci, tra cui Azimut, con quote inferiori al 5%. Alla domanda se un’ipo è nei programmi del gruppo, Pellegrini ha risposto che “arriverà il momento dell’exit degli azionisti finanziari” e la quotazione in borsa “può essere una strada, non l’unica”.

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