Spaventa di più la Cina che rallenta del pericolo di un conflitto nucleare paventato Sergej Lavrov. Almeno per ora. Almeno per i mercati. Dopo la seduta pesante del 25 aprile, con Shanghai che crolla di oltre cinque punti percentuali, e l’Europa in rosso (Parigi la peggiore nonostante la vittoria di Macron, -2,01%), il vecchio continente tenta il rimbalzo con guadagni per ora moderati, quasi tutti attorno al mezzo punto percentuale. Le borse europee decidono così di ignorare la dichiarazione di ieri sera, a mercati chiusi, del ministro degli Esteri russo, con l’aiuto di Wall Street che chiude a sua volta positiva grazie alle buone performance del tecnologico, in scia all’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk.

A mettere paura agli investitori piuttosto sono i porti cinesi paralizzati dalla nuova ondata Covid e dalle severissime norme stabilite dal governo cinese nell’ambito del progetto “Covid Zero”. Ad aumentare la tensione c’è il fatto che anche Pechino, per la prima volta, è sotto lockdown.

Borse europee: Piazza Affari positiva, Parigi la meno intonata

Il Ftse Mib guadagna lo 0,3% in avvio di contrattazioni a 23.966 punti. Il Dax di Francoforte si riporta sopra i 14.000 dopo il tonfo di ieri e cresce dello 0,7%, Parigi rimane la meno intonata ed è vicino alla parità a 6.450 punti mentre Madrid è l’unica a guadagnare più dell’1%, a 8.664 punti.

A Piazza Affari tonico il settore petrolifero ma soprattutto Bper Banca, che guadagna il 2,6%, seguita da Interpump (+2,18%). Deboli Stm e Moncler, entrambi i titoli cedono lo 0,2%.


Grafico by Borsa Italiana

Ripresa a rischio, la Fed rivedrà la politica monetaria?

In generale si teme una nuova avversione al rischio da parte dei mercati, visto anche l’imminente meeting della Fed che ha già dichiarato di voler alzare i tassi di 50 punti base. Spiega Saverio Berlinzani, analista ActivTrades: “Sui mercati prevale una certa irrazionalità, ma che non è dovuta soltanto alle nubi geopolitiche. Da qualche giorno i dati macroeconomici iniziano a mostrare segnali di stanchezza: dalle vendite al dettaglio inglesi ai Pmi Usa composite e dei servizi, decisamente inferiori al consensus. Se aggiungiamo questi dati alla domanda cinese in calo, le sanzioni alla Russia, i lockdown per i virus e i prezzi delle materie prime alle stelle, non è escluso, per quanto sia ancora improbabile, che la Fed possa convincersi a rivedere il programma di politica monetaria, che attualmente vede circa 7-8 rialzi del costo del denaro da qui a fine 2022″.

La Cina preoccupa, materie prime giù

Le preoccupazioni per il rallentamento della Cina si aggiungono a quelle legate al calo della domanda legata all’export. Se il colosso asiatico produce di meno, inevitabilmente si riduce anche l’export e questo può portare a un  impatto significativo anche nell’Occidente. Ecco perché il petrolio ieri ha toccato i minimi a 95 dollari al barile cedendo il 2,9% per quanto riguarda il Wti, i 98 dollari (e quindi al di sotto della nuova soglia psicologica dei 100 $) per un -3,4% per quanto riguarda il Brent. Nella seduta odierna è in corso un fisiologico rimbalzo, con lo Uk Oil a 102,56 $ al barile ma poco mosso (+0,08%). In generale l’intero comparto delle materie prime ha registrato una brusca frenata dell’aumento dei prezzi. L’oro si è deprezzato di circa 50 dollari e ora si muove a ridosso dei 1.900 $ l’oncia. Significativo il movimento del rame, che in area 4,40 $ per libbra ha raggiunto minimi che non si vedevano da febbraio. Da segnalare anche la caduta libera dell’alluminio, che perde il 4,14% a 3.070 $, mai così in basso negli ultimi 3 mesi. Sempre fermo il Bitcoin, intrappolato in area 40.000 dollari (+0,5%).


Grafico Oro by tradingeconomics.com

Borse europee, occhio alle valute: euro mai così debole negli ultimi 2 anni

Occhio anche al mercato valutario, con il dollaro sempre più vicino a quota 102 sul proprio paniere principale: dopo quasi un’ora di contrattazioni in Europa il Dollar Index misura 101,91 (+0,18%). Euro Dollaro aggiorna i minimi a 1,0681 degli ultimi due anni (-0,28%) mentre la Sterlina consolida i minimi del 25 aprile a 1,2721 (-0,16%), vicino ai valori più bassi da settembre 2020.

Sul fronte del rendimento dei titoli di stato, il decennale Usa è a 2,81%, il biennale a 2,6% mentre il trentennale rende il 2,88%. In calo anche il bund decennale tedesco a 0,86% mentre risale il btp italiano a 2,61%. Occhio allo spread, che oggi ha raggiunto i 175 punti, mai così alto da metà febbraio.

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