Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione, Alessio Butti, avanza dei dubbi su un accordo tra Tim e Open Fiber per la creazione di una rete pubblica. Perplessità che riguardano il diritto d’uso delle infrastrutture aeree, ossia il riutilizzo dell’infrastruttura già esistente e non procedere con nuovi scavi.

Ci sono “elementi a sufficienza, per quanto di competenza, per porsi qualche domanda sulla convenienza di questo accordo”, ha detto parlando alla Camera. Un accordo secondo cui “Open Fiber acquisti da FiberCop, per un controvalore complessivo di oltre 200 milioni di euro, il diritto d’uso (Iru, ndr) per infrastrutture aeree e collegamenti d’accesso alla casa del cliente”. Allo stesso tempo, ha proseguito Butti, “Tim  si impegna a mettere a disposizione dei propri clienti nelle aree bianche la fibra ottica di Open Fiber. Questo permetterà, secondo una nota delle due società, di attivare sulla rete Open Fiber almeno 500 mila clienti che chiederanno di utilizzare la tecnologia Ftth”.

Nel sottolineare che questo accordo risale a maggio scorso, Butti ha citato un quotidiano online specializzato nel settore dell’innovazione, “mai smentito” dalle aziende coinvolte nell’operazione che evidenziò alcune criticità di questo accordo e in modo particolare “sull’uso poco chiaro delle strutture di palificazione tra le due aziende”.

Entrando nel merito dell’intesa, Butti pone l’accento sul fatto che “Open Fiber si impegna ad acquistare 10.000 km di infrastrutture di posa locali ed aeree nelle aree che sono oggetto delle concessioni. Bisogna notare che queste infrastrutture sono regolate nel mercato A3 e hanno quindi un prezzo uguale a tutti gli operatori; un prezzo che può essere negoziato”. A tal proposito il sottosegretario si chiede: “Perché Open Fiber si è obbligata a comprare 10.000 km quando Tim è obbligata a venderne 1 metro, quando richiesto, ad un prezzo regolato? Il fatto di garantirne l’acquisto di 10mila km non prevede nessuna scontistica per Open Fiber ma mette, invece, al sicuro il bilancio di Tim/FiberCop con una partita ch può valere da 50 a 80 milioni di euro”.

La manodopera

Butti è anche intervenuto anche sull’annosa questione di reperire manodopera specializzata per la realizzazione degli scavi. “La stiamo affrontando in due modi: inserendo in tutti i bandi pubblicati fino ad ora incentivi che premiamo gli operatori telco che investono in risorse umane; e sostenendo la formazione per addestrare la manodopera specializzata”. In particolare Butti ha citato figure quali progettisti di rete, giuntisti, collaudatori e addetti ad attività di posa di cavi in fibra ottica “sull’infrastruttura aerea e sotterranea”.

Nuovo tavolo di governo

Intanto il tavolo con il governo sul progetto della rete unica inizialmente previsto per domani è slittato a giovedì. L’incontro, come i precedenti, si svolgerà al Mimit e al centro della discussione dovrebbe esserci la questione degli incentivi che il governo è pronto a mettere in campo per gli operatori del settore delle tlc.

Visto il tema non si esclude che alla riunione partecipi anche l’ad di Tim, Pietro Labriola, che potrebbe dare un ausilio tecnico per valutare l’impatto degli incentivi sui bilanci. La modifica che in questo momento è considerata più impattante riguarda l’abbassamento dell’Iva dal 22 al 10%. Assente invece il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine che il 16 gennaio scorso ha rassegnato le dimissioni dal Cda di Tim.

Al tavolo si siederanno come in passato anche i rappresentanti dei soci di Tim, Vivendi e Cdp; quest’ultima, secondo indiscrezioni, potrebbe anche presentare al governo una valutazione primaria su Netco (la rete di Tim). Nel caso ciò dovesse effettivamente accadere, si tratterebbero di cifre indicative da cui partire per intavolare una discussione. È da escludere che giovedì sul tavolo dell’incontro arrivi una offerta definitiva perché prima che ciò accada bisognerà capire bene quali impatti potranno esserci dall’introduzione degli incentivi fiscali.

 

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