Non si risparmia Francesco Gaetano Caltagirone (nella foto) che parla per la prima volta dei piani di Generali al Sole 24 Ore e critica pesantemente il Leone, in cui ha investito quasi 3 miliardi di euro, e Mediobanca, storica azionista del gruppo assicurativo. La visione avuta dal Leone di Trieste, dice l’imprenditore romano, non è adeguata a quella di una grande impresa, che invece “può e deve raccogliere sfide di carattere mondiale”.

Caltagirone sottolinea, infatti, che proprio la mancanza di sfide ha portato a operazioni di piccolo cabotaggio che hanno generato utili ma non crescita: “Venti anni fa Generali era seconda solo ad Allianz, mentre ora è metà di Zurich e Axa, un terzo di Allianz. Zurich peraltro è guidata con grande visione da Mario Greco, ex ad delle Generali andato via per contrasti con l’azionista di maggioranza relativa”. E riguardo la banca, aggiunge: “Sta cercando di perpetuare la propria influenza travestendola da lista del board“.

La resa dei conti si terrà all’assemble del 29 aprile in cui si deciderà per il rinnovo del Consiglio di amministrazione. L’imprenditore ha schierato una propria lista di maggioranza con Claudio Costamagna alla presidenza e Luciano Cirinà come amministratore delegato. Contro c’è la lista presentata dal Consiglio di amministrazione, sostenuta da Mediobanca.

Oggi intanto i candidati presidente e Ad di Caltagirone – nonostante Cirinà sia stato sospeso con effetto immediato da Generali e fino a ulteriore avviso dal suo incarico di Austria & Cee (Acee) regional officer -, presenteranno alla comunità finanziaria il piano alternativo a quello dell’attuale Ceo Philippe Donnet.

Le parole sul Leone

Generali per Caltagirone non è più quella di una volta. Un sintomo è la lista presentata dal board stesso. “Una scelta atipica”, l’ha definita l’imprenditore romano che aggiunge: “La lista del consiglio è uno strumento che viene utilizzato nelle società dove il capitale è frammentato, dove non esistono soci che possano esprimere e sostenere dei candidati. Di fatto è un servizio che la compagnia offre agli azionisti. Ma non è questo il caso, dato che i soci stabili italiani controllano ben oltre il 30% delle Generali. Negli altri Paesi, in aggiunta, viene votato il singolo nome di consigliere mentre in Italia, stante il meccanismo del voto di lista, ci si esprime su un elenco nella sua interezza”.

Nel gruppo assicurativo poi c’è un problema di potere e indipendenza. Secondo l’imprenditore romano il Leone “sconta una presidenza completamente senza deleghe, non ha un direttore generale e non ha un comitato esecutivo. Tutti i poteri sono concentrati nelle mani dell’amministratore delegato, che è stato anche alla guida del comitato investimenti e del comitato strategico”. Per avere una governance attenta non solo alle apparenze ma anche alla sostanza, Caltagirone sottolinea che i vertici del gruppo dovevano essere riequilibrati: “L’indipendenza del management non si garantisce solo con una presenza ampia di consiglieri indipendenti ma anche con una distribuzione equilibrata del potere, altrimenti è un regime”.

Le critiche a Mediobanca

Caltagirone, però, non punta il dito solo contro il gruppo assicurativo, ma anche contro Mediobanca. Il Cda uscente di Generali, dopotutto, è espressione della banca azionista e su questo l’imprenditore romano non ha dubbi. La banca, infatti, secondo lui, “sta cercando di perpetuare la propria influenza travestendola da lista del board. Per di più in una situazione che, quando si è trattato di votare la presentazione della lista, ha visto il cda spaccarsi: due terzi hanno votato sì, un terzo no. In definitiva, la lista del consiglio è rappresentativa solo di una certa parte di azionariato, cioè di Mediobanca”

Tra le accuse mosse alla banca azionista, poi, Caltagirone sottolinea che la mancata crescita di Trieste sia anche da attribuire a un conflitto d’interesse. “Sono convinto che le operazioni con parti correlate debbano essere l’eccezione e non un’abitudine quotidiana. Invece sono migliaia all’anno e solo un piccolo numero – si contano sulle dita di una mano – passa in comitato parti correlate”, dice l’imprenditore.

Se la lista di Caltagirone avrà successo in assemblea, promette l’imprenditore, il regolamento sarà modificato a riguardo, “con l’obiettivo di dare al mercato la trasparenza che merita” ed  “evitare che i conflitti d’interesse pesino sulle scelte di voto in assemblea”.

Altri esempi di cattiva condotta, ricorda l’imprenditoe, l’offerta della stessa Mediobanca per Banca Generali o la mancata partecipazione della compagnia alla gara per la rete dei promotori di Deutsche Bank in Italia. Ma anche “l’operazione Cattolica, portata in consiglio senza che ci fosse stato dato il tempo di analizzarla, peraltro in piena pandemia e a prezzi molto superiori a quelli di mercato” e ancora “l’ipotesi d’investimento in Russia, valutata esattamente un anno fa e faticosamente bloccata. Immaginate le conseguenze se non lo avessimo fatto? Il venditore era la francese Axa, nostro competitor nonché controparte, sempre come venditore, in ben altri tre dossier: Axa Grecia, Axa Polonia e Axa Malesia…”.

Di conseguenza, la carenza di visione, sostiene Caltagirone, è il risultato delle scelte del socio di maggioranza relativa: “Tanto che anche Mediobanca ha perso enormemente terreno rispetto a competitor come Lazard e Rothschild, nonostante abbia il vantaggio di avere in bilancio la partecipazione nelle Generali. Mediobanca non ha saputo superare i confini dell’Italia e ha assistito alla colonizzazione del mercato italiano da parte delle banche d’affari internazionali, senza ottenere alcuna reciprocità, senza dimostrare la capacità di crescere in altri Paesi. Oggi, escludendo Compass e Generali, Mediobanca è poca cosa”.

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