Una potenza di fuoco di oltre 100 miliardi di euro. Le casse di previdenza hanno archiviato il 2020, ovvero l’annus horribilis della pandemia da coronavirus Covid-19, con risorse in crescita.

E’ quanto emerge dal “Quadro di sintesi” dei dati relativi al patrimonio delle casse di previdenza e alla gestione finanziaria nel 2020 con i confronti rispetto agli anni precedenti, presentato dal presidente della Covip, Mario Padula (nella foto di copertina).

Crescono le risorse, calano i contributi

Le risorse complessive del settore a valore di mercato alla fine del 2020 erano pari a 100,7 miliardi di euro. Dal 2011 al 2020 le risorse complessive del settore a valore di mercato sono cresciute di 45 miliardi, pari in media al 6,8% su base annua.

Il risparmio previdenziale intermediato da casse di previdenza e fondi pensione a fine 2020 ha raggiunto 298,6 miliardi di euro, ovvero il 18,1% del Pil: 100,7 miliardi di euro fanno capo alle casse di previdenza e 197,9 miliardi ai fondi pensione.

Gran parte dell’attivo, il 74,1%, è concentrato in cinque casse. E i soggetti di maggiori dimensioni sono anche quelli che hanno registrato le performance migliori: le prime quattro casse sono cresciute dal 7 al 12,6% su base annua.

Nel 2020 il flusso complessivo dei contributi al netto delle prestazioni si è attestato a 2 miliardi di euro rispetto ai 3,3 miliardi dell’anno precedente. A fronte di 10,3 miliardi (10,7 miliardi nel 2019) di contributi incassati, sono state erogate prestazioni per 8,3 miliardi (7,4 miliardi nel 2019). Sulla diminuzione delle entrate e sull’aumento delle uscite hanno pesato le ricadute occupazionali e reddituali della pandemia da Covid-19, sottolinea il report della Covip, nonché le misure straordinarie varate da diverse casse a sostegno degli iscritti e pensionati.

Tra le singole casse, nelle prime cinque si concentra il 92% del saldo tra contributi e prestazioni, pari a 1,8 miliardi di euro. Per due di esse, Cassa geometri e Inpgi-gestione AGO, le prestazioni superano i contributi già da alcuni anni; tra le casse con saldo negativo, nel 2020 si sono aggiunte ENPACL e la gestione separata di Inpgi e in misura più marginale Cassa notariato ed Enpaia. In tutti gli altri casi, la differenza è positiva, tra l’1,1% (Inarcassa e Fasc) e il 7,9% (Enpapi).

Cresce dell’equity nei portafogli, ma resta la metà dei bond

Guardando alla composizione dell’attivo, nonostante lo scenario di tassi negativi perduri da diversi anni, il peso degli investimenti in titoli di debito è sceso appena dell’1,8%, al 36,2%, per un ammontare di 36,4 miliardi (36,5 miliardi nel 2019). In calo anche il peso degli investimenti immobiliari, al 19,4% dal 20,8%, per un controvalore di 19,6 miliardi (20 miliardi nel 2019). Viceversa, crescono gli investimenti in titoli di capitale, arrivati al 18,3% dal 17,5% dell’anno precedente, per un controvalore di 18,5 miliardi (16,8 miliardi nel 2019).

Gli investimenti domestici delle casse di previdenza ammontano a 34,9 miliardi di euro, il 34,6% delle attività; la percentuale è in diminuzione di 1,7 punti rispetto al 2019. Gli investimenti non domestici si attestano a 48,1 miliardi, corrispondenti al 47,7% del totale, 0,3 punti percentuali in meno rispetto al 2019. Nell’ambito degli investimenti domestici, restano predominanti gli investimenti immobiliari (18,3 miliardi di euro, il 18,2% delle attività totali) e i titoli di Stato (7,9 miliardi di euro, il 7,9% delle attività totali). Rispetto al 2019, il peso sul totale delle attività per la componente immobiliare registra un calo dell’1,1% e dello 0,2% per i titoli di Stato.

Gli investimenti domestici dei fondi pensione si attestano a 38,6 miliardi di euro, in calo di 3,1 punti rispetto all’anno precedente. Gli investimenti non domestici totalizzano a 110,5 miliardi di euro, il 68,3% per cento dell’attivo netto (+2,5% rispetto al 2019).

Complessivamente, al netto degli investimenti immobiliari e dei titoli di Stato, le risorse finanziarie destinate alle imprese italiane vengono calcolate da Covip in 13,1 miliardi di euro (11,8 nel 2019), suddivisi in 7,3 miliardi (6,6 nel 2019) investiti dalle casse di previdenza e 5,8 miliardi (5,2 nel 2019) impiegati dai fondi pensione.

Cruciali le nuove norme

Secondo il report della Covip, “sugli assetti regolamentari delle casse di previdenza in materia di investimenti continua a pesare l’assenza di un quadro normativo unitario, che ne determina una varietà più ampia di quella che la peculiarità delle singole Casse potrebbe giustificare. Gli assetti regolamentari si presentano disomogenei e i documenti che li definiscono diversificati quanto a struttura e contenuti, talvolta caratterizzati anche da un’eccessiva frammentazione”.

Covip ritiene importante concludere “la procedura per l’adozione del regolamento interministeriale in materia di investimenti delle risorse finanziarie delle casse di previdenza, di conflitti di interesse e di depositario”, un percorso iniziato circa dieci anni fa.

Con la nuova cornice normativa, aggiunge il report, le casse godranno di un “rafforzamento strutturale”  e, grazie a “una più completa definizione di processi lineari e tracciabili”, potranno godere di maggiore autonomia ed essere più efficaci nelle scelte di investimento, come richede la “complessità dei mercati finanziari”.

La Covip sottolinea che da questo rafforzamento strutturale “dipende anche il ruolo che le casse di previdenza, come i fondi pensione, possono svolgere per lo sviluppo dei mercati finanziari e per la crescita dell’economia in quanto depositari di un capitale che guarda al lungo periodo. Le casse possono svolgere un’azione importante in materia di investimenti in un progetto di ampio respiro che abbia il baricentro nella promozione della crescita del Paese, come il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Naturalmente sempre avendo riguardo, come pietra angolare dell’operato, all’interesse degli iscritti in una prospettiva di carattere previdenziale”.

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