Dal 1945 al 2019, nella diocesi di Monaco, ci sarebbero state almeno 497 vittime di violenza sessuale, dei quali il 60% di età compresa tra gli otto e i 14 anni,  247 maschi e 182 femmine. E in qualche caso i sacerdoti presunti artefici della violenza avrebbero continuato le loro funzioni senza che nessuno, compreso l’allora arcivescovo, tal Joseph Ratzinger, facesse nulla. È quanto emerge dal rapporto di mille pagine dello studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl, incaricato nel 2010 della stessa arcidiocesi di Monaco, che ha nuovamente alzato il velo sul fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa chiamando in causa anche il Papa emerito Benedetto XVI. Quest’ultimo nei giorni scorsi si è difeso respingendo tutte le accuse ma la scia maleodorante sopra al mondo cattolico provocata dallo scandalo, l’ennesimo, è ancora forte e persistente.

La stessa sensazione di fastidio, di disagio provocato da qualcosa che è profondamente sbagliato, la si prova in certi momenti leggendo L’Opzione di Dio (Baldini+Castoldi), terzo e ultimo libro di Pietro Caliceti (nella foto). Partner dello studio legale Greenberg Traurig Santa Maria, Caliceti fa dei peccati (e dei reati) della Chiesa intesa come istituzione il fil rouge di un thriller avvincente che mette insieme fede, finanza, potere e naturalmente l’avvocatura.

Avvocato Caliceti, lei è un avvocato specializzato in societario, bancario e m&a e infatti i suoi primi libri mettevano al centro la corruttibilità dei meccanismi finanziari (L’Ultimo Cliente) e le falle di certe “innovazioni” (BitGlobal). Cosa l’ha spinta a cambiare settore e ad approdare in Vaticano?
L’idea dietro L’Opzione di Dio era realizzare una versione moderna dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij e pormi il tema della fede, del rapporto tra uomo-Dio e uomo-Chiesa nella contemporaneità. Nell’opera di Dostoevskij questi interrogativi riguardano spazi più esistenziali e intimi, oggi queste stesse domande devono tenere conto di tutti gli elementi che inquinano e stanno inquinando l’immagine della Chiesa che tradisce il messaggio di Cristo per inseguire il potere.

Qui entrano in gioco la finanza e le leggi. Studiando e documentandoti per il tuo libro, alla luce dell’ultimo scandalo provocato dal rapporto dello studio Westphal, che idea si è fatto della situazione nella Chiesa?
All’epoca di Dostoevskij gli scandali erano poco conosciuti, adesso se ne parla in qualsiasi bar, da quelli finanziari a quelli sessuali, e questi fatti purtroppo a volte smettono di sorprenderci. In realtà esistono molte sfaccettature, forse meno note, che ho scoperto durante il mio lavoro enorme di ricerca e documentazione e che indicano ancora di più la gravità e la complessità della situazione della Chiesa. Alcuni di questi fatti, tutti realmente accaduti, mi sono sembrati significativi e sono stati d’ispirazione come ad esempio il “Pretoria Response”.

Di cosa si tratta?
Il “Pretoria Response” è una invenzione che si basa su un vero meccanismo, utilizzato in Australia e ideato dal cardinale George Pell per rispondere alle richieste di risarcimento che arrivavano dalle vittime di abusi sessuali nelle diocesi australiane. Attraverso questo sistema chiamato “Melbourne Response” il cardinale dissuadeva le vittime dal portare avanti una causa per risarcimento e offriva loro degli assegni fino a 50mila dollari in cambio del loro silenzio. Questa pratica mette in evidenza non soltanto la questione della pedofilia e il dramma delle vittime ma anche la scientificità e l’approccio economico-finanziario con cui la Chiesa l’ha affrontato, come si gestirebbe un’azienda. Lo stesso vale per l’artifizio legale chiamato “Ellis Defence”, dal caso di John Ellis, vittima di abusi dai 13 ai 20 anni. Quando questo ha provato a fare causa alla Chiesa, quest’ultima si è difesa dicendo che non è un ente con personalità giuridica e quindi non può essere citato. La corte ha dato loro ragione. Non è certo un’azione che ci si aspetta da persone di fede.

Nonostante questo, al cuore del libro ci sono la volontà e la fermezza di trovare la fede o di non perderla. Nel mondo reale questi scandali hanno contribuito a togliere la fiducia nella Chiesa Cattolica, le riforme avviate cambieranno davvero la situazione?
Sicuramente i pontificati di Ratzinger e di Bergoglio hanno iniziato un lavoro di riforma e di pulizia della Chiesa importanti. Fino a poco tempo fa esisteva una quantità enorme di soggetti ed enti religiosi, fondazioni ed enti di beneficenza che vivevano in Vaticano in una situazione di totale mancanza di trasparenza dal punto di vista finanziario, in alcuni luoghi è ancora così. In particolare Ratzinger ha cercato di riformare sia dal punto di vista della pedofilia e sia sul fronte finanziario istituendo il reato di riciclaggio nel 2010 e una commissione, l’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF) con pieni poteri per contrastare attività illecite. Tuttavia negli anni questa autorità è stata depotenziata, senza la conoscenza e tantomeno l’approvazione del Papa emerito, e molte leggi sono state modificate da una parte della Chiesa che ostacola cambiamenti in questo senso.

Le autorità esterne alla Chiesa possono fare qualcosa?
In passato ci siano stati tentativi di limitare questa autoregolazione, come ad esempio quando Banca d’Italia nel 2013 ha sospeso l’utilizzo del pos in Vaticano, ma la Chiesa è mondo a parte, ha le sue leggi, e dall’esterno si può fare ben poco. Il problema principale è che questa libertà non solo espone la Chiesa ad attività illecite riciclaggio ma fa del Vaticano uno dei posti al mondo dove è più semplice compiere attività di riciclaggio. A mio avviso non sono state fatte sufficienti riflessioni su questo tema, fuori e dentro la Chiesa.

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