Uno dei investitori più popolari è Thierry Henry. L’amministratore delegato è Dennis Wise. L’allenatore è Cesc Fabregas. Praticamente tre leggende del calcio giocato. Il primo, che ha vinto da protagonista la Champions League ma anche Mondiali ed Europei con la Francia, possiede effettivamente una piccola quota del Como 1907. Il secondo, storica bandiera del Chelsea ed ex compagno di squadra di Gianluca Vialli a Londra, è uno dei membri del board della società con un ruolo decisamente attivo, e non soltanto sul calciomercato.

L’ultimo è uno dei grandi eroi della recente cavalcata del club lariano dalla serie B alla serie A. Prima come giocatore, poi come allenatore. E stiamo parlando di uno dei più forti centrocampisti europei degli ultimi vent’anni, con tanto di Europei e Mondiali in bacheca, proprio come Henry, ma con la maglia della Spagna.

Come mai questo interesse da parte di leggende del calcio internazionale nei confronti del Como? La proprietà del club lombardo che rivede la serie A dopo oltre 20 anni, è la più ricca che ci sia in Italia. Più di Redbird, Agnelli e Zhang, per intenderci. Quindi sì, la proprietà del Como possiede più risorse di Milan, Inter e Juventus. Non solo: è anche tra le più ricche del mondo. Risorse stanziate nella stagione 2023-24 per la promozione: 25 milioni di euro.

 

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Budi e Bambang Arthono, ecco chi sono i due proprietari del Como

Sono due fratelli indonesiani: Budi e Bambang Arthono, i nomi europeizzati sono Robert e Michael. Hanno 83 e 84 anni, non di primissimo pelo ma hanno anche 7 figli, pronti a raccoglierne l’eredità e portare avanti il progetto. Il patrimonio netto? Rispettivamente 25 e 26 miliardi di dollari, e infatti figurano tra i 100 uomini più ricchi del mondo. Hanno rilevato la società del Como, morente, quando la squadra era in serie D. Era il 2019.

Sono partiti con 850mila euro cambiando il nome in Como 1907. In cinque anni sono riusciti a portare il club nella massima serie. Con un obiettivo: arrivare a un miliardo tra sport, media, strutture, merchandising e turismo. La loro fortuna nasce dal tabacco. Oei Wie Gwan, papà di Robert e Michael, acquistò un’azienda di sigarette in bancarotta nel 1950. Oggi è un colosso asiatico, e si chiama Djarum, in indonesiano si traduce: “Puntina del grammofono” e produce sigarette aromatizzate.

I fratelli Arthono (riservatissimi, di loro girano pochissime fotografie sul web) hanno effettuato investimenti importanti anche nella Bank Central Asia, in pratica presero il posto della famiglia Salim, che perse il controllo dell’istituto a causa della crisi economica asiatica del 1997. Non è finita. La seconda Ipo più grossa dell’Indonesia appartiene agli Hartono, sempre loro, quando nel 2022 hanno quotato Global Digital Niaga, settore e-commerce (il colosso Blibli è loro) un’Ipo da 510 milioni di dollari.

 

Gli altri interessi degli  Arthono? Venture Capital, lusso, streaming

L’elenco del loro business è lungo. Oltre a possedere il Como, attraverso il gruppo con sede a Londra Sent Entertainment,  tra le varie società nel portafoglio c’è Mola Tv, che è anche lo sponsor ufficiale sulle divise della squadra: una piattaforma streaming on demand che trasmette diversi campionati di calcio in Europa e in Sud America, oltre ovviamente alle partite del Como, più altri sport.

Gli Arthono hanno interessi anche nel luxury, e infatti possiedono un immobile di lusso a Giakarta, e nel venture capital, avendo una partecipazione nella startup di giochi Razer. Catene di supermercati e case di produzioni cinematografiche sono alcune delle altre attività di Michael e Robert. Ma il loro vero obiettivo, ora che la serie A con il Como è stata raggiunta, è lo stadio. Il vecchio Sinigaglia.

Il sogno del nuovo stadio

Un progetto che ricorda molto quello dei grandi club europei, per intenderci che disputano la Champions League. Perché si tratta di un investimento che non prevede soltanto la ristrutturazione totale dell’impianto, dopo aver comunque già effettuato diversi interventi di manutenzione negli ultimi anni, tra rifacimento del manto erboso, le nuove panchine e la sala Var. Aree commerciali, sanitarie. Merchandising. Una vera e propria cittadella dello sport che riqualificherebbe l’intera area, mettendo a budget circa 40 milioni di euro.

“Facciamo tutto noi” hanno detto, sostanzialmente al Comune di Como. Cercando di imitare l’esempio dell’Atalanta. Che è riuscita a eseguire i lavori a blocchi, senza dover rinunciare a giocare nel proprio stadio di casa. Uno stadio che affaccia sul lago è qualcosa che non si vede in nessun altro posto al mondo. Così la proprietà ha provato a spiegare i motivi di questa innata passione e determinazione nel voler trasformare il Como in una squadra di vertice del massimo campionato.

Il braccio operativo degli Hartono in Italia, Mirwan Suwarso, a capo delle aree marketing, merchandising e ticketing parla di un progetto a lungo termine per rimanere in serie A a lungo ma procedendo per gradi e senza bruciare i tempi. Tutto pronto allora? Sì e no. Nel senso che le trattative e le autorizzazioni per il nuovo Sinigaglia procedono molto a rilento. Evidentemente anche per i miliardari, la burocrazia italiana, rimane una brutta bestia.

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