Anche i padri, dopo la nascita dei figli, dovranno stare a casa dal lavoro per dieci giorni entro i cinque mesi dalla nascita del figlio. Confermato l’obbligo dal 2022 dal governo nella Legge di Bilancio 2021 che ora dovrà essere approvata entro la fine dell’anno dal Parlamento.

L’intenzione, però, è quella di estendere ulteriormente il congedo di paternità fino a 90 giorni, misura inserita all’interno del Family Act, al momento in attesa del secondo voto alla Camera prima di poter passare al Senato. L’aumento farebbe fare un passo in avanti all’Italia, che al momento si trova in ultima posizione rispetto agli altri Paesi europei. Lo Studio legale Daverio & Florio ha fotografato e analizzato le differenze tra i congedi parentali in diversi Stati europei ed extraeuropei, individuando che al momento solo Spagna, Germania e Svezia seguono le linee guida europee e assicurano equità di trattamento. Tuttavia, come spiegano dallo studio a Dealflower, le cose potrebbero essere più complicate di così.

Una norma per ridurre il gap genitoriale

Nel 2019 l’Europa è stata chiara e l’Italia non ha potuto che adeguarsi alla direttiva imposta. Nell’ultima manovra, quella 2020, il Paese ha aumentato da sette a dieci i giorni il congedo parentale. Per la ministra della Famiglia e le pari opportunità Elena Bonetti, però, non era abbastanza. Così, ieri il governo ha reso strutturale la misura, per cui sono stati stanziati circa 400 milioni di euro, per i lavoratori neo-padri dal 2022. I giorni previsti dal congedo potranno essere frazionati nel tempo e saranno indipendenti e autonomi rispetto a quelli della madre.

Il ministero però punta a una riforma radicale. Il prossimo obiettivo, infatti, è quello di aumentare i giorni di congedo fino a 90 giorni. La proposta è stata inserita all’interno del Family Act, il Ddl “Misure per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”, che prevede anche sussidi (che confluiranno nell’Assegno universale per i figli fino a 21 anni) e introduce nuovi sostegni per gli studenti universitari.

Una ristrutturazione sistematica necessaria per equiparare la responsabilità maschile a quella femminile e per rimuove un gap in entrata nel mondo del lavoro, ha sottolineato la ministra Bonetti che ha aggiunto: “Oggi per un’azienda costa di più assumere una donna e questo costo va rimosso”.

Il confronto con gli altri Paesi

Se i 90 giorni per il congedo di paternità verranno approvati l’Italia supererebbe Paesi come Francia, Belgio, Regno Unito, Irlanda e Svizzera. Lo Studio legale Daverio & Florio, specializzato in diritto del lavoro e della previdenza sociale, ha analizzato le differenti misure applicate in dieci Paesi e ha rilevato che se il congedo obbligatorio per i papà diventerà di tre mesi, l’Italia ridurrebbe il gap con i Paesi più virtuosi come la Spagna (fino a 112 giorni per entrambi), la Svezia (480 giorni da dividere tra i due genitori), e la Germania (fino a 1.095 giorni per tutti e due). Tutte nazioni che mettono sullo stesso piano madri e padri e garantiscono gli stessi diritti sul periodo di congedo in conformità con le linee guida europee che prevedono che dopo la nascita di un figlio entrambi i genitori hanno diritto ad almeno quattro mesi di congedo ciascuno.

Parità che, al contrario, in altri Paesi (tra cui l’Italia) non esiste. In Belgio i giorni di congedo per i neo papà sono quindici, in Irlanda e Regno Unito sono dieci e in Svizzera quattordici. Da poco in Francia i giorni sono aumentati a 25, ma ancora non raggiungono il livello delle madri.

 

Tra i Paesi analizzati, è la Germania a concedere più giorni in totale. Entrambi i genitori quando hanno un figlio possono lasciare il lavoro per un massimo di tre anni (1.095 giorni), durante i quali ricevono un’indennità parentale dallo Stato, per un massimo di quattordici mesi combinati tra i due, equivalente a circa il 67% del proprio stipendio netto con un minimo di 300 e un massimo di 1.800 euro al mese. La Svezia la segue, garantendo anche lei, la parità nei congedi concessi. Entrambi i genitori hanno diritto a spartirsi 480 giorni, di cui 60 obbligatori per uno dei due e i restanti 420 divisi liberamente nella coppia, remunerati all’80% del salario.

Nei Paesi Bassi, invece, alla nascita di un figlio il padre riceve un congedo pagato di una settimana e non pagato di cinque settimane (35 giorni) da prendere entro i primi sei mesi post parto. A fare un passo in avanti è la Spagna che nel 2021 ha accorciato le distanze di trattamento tra lavoratrici e lavoratori. Dal 1 gennaio, entrambi i genitori possono infatti usufruire del congedo parentale fino a sedici settimane (112 giorni), tutte retribuite al 100%.

In Irlanda si distingue tra maternità/paternità prima e subito dopo la nascita e congedo parentale successivo, che è concesso fino a un massimo di cinque settimane (25 giorni) pagato per ogni genitore durante i primi due anni di vita del bambino o, in caso di adozione, entro due anni. In Regno Unito invece il padre può ottenere, in aggiunta ai dieci previsti, altri giorni di congedo presi da quelli spettanti in origine alla madre. In entrambi i Paesi il congedo obbligatorio equivale a dieci giorni lavorativi, mentre in Svizzera, il congedo introdotto solo nel 2021 equivale a quattordici giorni, pagati all’80%, da prendere entro 6 mesi dalla nascita. Ogni Paese poi differenzia a seconda dei casi.

La Francia ha fatto uno slancio in avanti e dal 1 luglio ha aumentato il congedo di paternità da undici (diciotto in caso di nascite multiple) a 25 giorni (32 per nascite multiple) in totale, di cui quattro giorni sono obbligatori, con retribuzione scalata secondo il tipo di contratto del lavoratore.

Tra i numeri più bassi, c’è quello del Belgio che riserva ai papà quindici giorni di congedo da prendere entro quattro mesi dal giorno della nascita del figlio.

Costi e conseguenze

Di fronte a questo scenario quindi, anche se non verranno approvati i tre mesi di congedo, l’Italia si riallinea agli altri Paesi nel processo di equiparazione dei diritti dei lavoratori.

“Rendere obbligatorio già a dieci giorni è un passo importante, perché comincia a essere un’esperienza significativa per il genitore, ha un valore educativo e, nello specifico, per il padre – ha sottolineato a Dealflower Vincenzo Ferrante (nella foto all’interno dell’articolo), partner dello Studio Legale Daverio & Florio – Perché così si comincia a comprendere che l’esperienza genitoriale non è riservata esclusivamente alla madre, ma deve essere condivisa da entrambi i genitori”.

Vincenzo Ferrante

Da considerare, però, i costi della misura che saranno diversi se di dieci o 90 giorni. Sia perché sarà lo Stato a sobbarcarsi la spesa, sia perché è differente per le aziende sostituire un lavorato per pochi giorni o per tre mesi. “Per dieci giorni magari l’azienda non prende un sostituto, per 90 sì. E in quel caso, non è detto che poi venga mandato via al ritorno del papà in congedo. Quindi, sarà lo stesso dipendente ad opporsi”, sottolinea Ferrante.

L’avvocato sottolinea di non essere contrario all’allungamento a dieci giorni o più, se possibile, ma portare il congedo parentale a tre mesi comporta una scelta di costi non indifferente per circa 400mila padri, di cui 300mila dipendenti. “Più che avere tutti questi giorni di congedo, sarebbe meglio usare i soldi a disposizione per creare asili, scuole e finanziare interventi strutturali”, conclude Ferrante.

Da non sottovalutare “il costo dell’intera operazione che difatti, come ha specificato la Ministra Bonetti, sarà graduale, ma è pur vero che questo è il momento di fare scelte coraggiose in linea con gli standard europei, in quanto possiamo contare sul sostanzioso aiuto del Pnrr”, ha aggiunto Bernardina Calafiori, socio fondatore dello studio e vicepresidente di Innangard.

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