Trasformazione digitale? Se sei una banca, è probabile che lo stai facendo nel modo sbagliato.

Un recente report di Ey, intitolato Banking Transformation Report, ha rilevato che il 38% delle banche intervistate afferma che le trasformazioni non hanno ottenuto risultati soddisfacenti rispetto ai Kpi prefissati e, allo stesso tempo, il 67% ha portato avanti negli ultimi cinque anni una trasformazione che però ha sottoperformato. Il motivo? Secondo la ricerca, è una questione di motivazioni: i dirigenti bancari sarebbero infatti spinti principalmente dall’imperativo di tagliare o limitare i costi e/o per motivi di compliance.

La trasformazione digitale non può però essere solo o soltanto considerato uno strumento o un’imposizione normativa ma al contrario implica un cambiamento culturale radicale da tre punti di vista e cioè i prodotti, il rapporto con i clienti e i dipendenti. Ed è una trasformazione che evolve, continua, non prevede un punto di arrivo ma un monitoraggio dei cambiamenti e delle innovazioni.

Non a caso, evidenzia il report, la causa più frequentemente citata di una trasformazione non riuscita è una visione poco chiara. Meno della metà dei dipendenti intervistati dichiara di aver compreso e creduto nella visione e nella strategia di trasformazione della propria organizzazione. Gran parte di questa confusione è dovuta all’incapacità del management esecutivo di concordare e poi di comunicare attivamente e coerentemente una visione di trasformazione allineata alla strategia della banca.

Poi c’è il tema degli investimenti. Solo una minoranza (41%) dei dirigenti intervistati da Ey afferma che sono messe a disposizione risorse sufficienti per sostenere innovazioni e idee.

Cosa fare dunque?

Ey consiglia che le banche dovrebbero:

    • Ridefinire la trasformazione, concentrandosi sul miglioramento fondamentale dell’esperienza dei clienti e dei dipendenti;
    • Ispirare e guidare dall’alto, in modo che il management esecutivo determini e comunichi la visione e la strategia di trasformazione della banca;
    • Ripensare l’ideazione della trasformazione e la valutazione degli investimenti, assicurando che si tenga conto dell’impatto delle iniziative sull’esperienza dei clienti e dei dipendenti, oltre che sulla performance finanziaria.
    • Riposizionarsi per l’agilità su scala, concentrandosi sulla tecnologia di base, sulla cultura, sulla struttura del team e sulla governance come fattori abilitanti per un rapido cambiamento.
    • Riorganizzare i talenti e investire nelle persone, prestando particolare attenzione alla diversità e alla proposta di valore per i dipendenti attuali e futuri.
    • Rivalutare il monitoraggio dei risultati e delle prestazioni, utilizzando più metriche finanziarie e non finanziarie

Per avere veramente successo, il processo di trasformazione non dovrebbe mai finire. Ma non tutte le banche la pensano così. Secondo EY: “Il primo e fondamentale passo necessario affinché le banche si trasformino con successo è che i dirigenti comprendano la natura olistica del cambiamento che le loro istituzioni devono affrontare”. E a guardare il panorama italiano viene difficile pensare che questa sia la visione.

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