RIASSUNTO

Le criptovalute sono volate durante la pandemia da Covid-19. Giunte ai massimi storici, però, le quotazioni sono crollate a maggio. La scarsa diffusione come strumenti di pagamenti le rende investimenti speculativi, molto rischiosi, e non asset class per istituzionali. I social medie ne determinato exploit improvvisi, figli di mode passeggere. Così, basta un tweet di Elon Musk per farne cadere o schizzare i prezzi.

 

Le valute digitali sono schizzate alle stelle durante la pandemia da coronavirus Covid-19, ma restano poco diffuse e le quotazioni sono eccessivamente volatili. E la caduta che si è verificata a maggio, con il crollo verticale registrato il 19 maggio, è la riprova che si tratta di un asset class immatura e pericolosa.

E’ quanto emerge da un’analisi del Wall Street Journal, firmata da Peter Santilli, Caitlin Ostroff e Paul Vigna. A integrazione dell’articolo aggiungiamo una serie di dati sull’andamento dei mercati e considerazioni su quanto accaduto nella seconda metà di maggio.

L’articolo della testata finanziaria s’intitola “Da Bitcoin a Dogecoin: cosa sta guidando l’ascesa delle criptovalute e le sfide future” ed è stato pubblicato prima del tracollo delle quotazioni, quando i prezzi erano in fase laterale.

Arrivate al picco storico, bitcoin, ether e dogecoin sono state spinte dalle iniezioni massicce di liquidità, risposta alla recessione economica dovuta alla pandemia. Inoltre, le limitazioni al trading di azioni da parte delle società di intermediazione all’inizio dell’anno potrebbero aver spinto alcuni trader di Reddit a utilizzare le criptovalute, spiegano gli investitori.

A fornire la spinta decisiva è stato l’annuncio dell’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, sull’accettazione delle valute digitali come pagamento delle auto.

Ulteriore carburante al rally l’ha fornito la quotazione a Wall Street di Coinbase Global.

Da ottobre 2020 a metà aprile 2021 il bitcoin è salito del 550%, passando da 10.000 a 64.500 dollari. Poi, il passo indietro di Musk e la presa di posizione della banca centrale cinese hanno provocato una caduta repentina.

In generale, vale l’avvertimento di Banca d’Italia e Consob: le criptovalute presentano “elevati rischi” e “possono comportare la perdita integrale delle somme utilizzate”.

Il tracollo del 19 maggio

Arrivate al massimo storico tra aprile e inizio maggio, le criptovalute sono crollate a partire dalla metà del mese scorso. Il culmine della caduta è stato toccato il 19 maggio. Il bitcoin, in una sola giornata, ha perso oltre il 28%, scendendo intraday a 30.000 dollari, per poi risalire in area 38.000-40.000 dollari (-15%). Già deboli, le valute digitali sono state affossate dalla banca centrale cinese (Pboc), che ha ribadito che non possono essere utilizzate come forma di pagamento.

Dal 12 al 19 maggio le oltre 9mila valute digitali hanno perso 900 miliardi di dollari di capitalizzazione, più del valore complessivo di Piazza Affari. In questo periodo il bitcoin ha perso il 32%, ether il 34% e binance coin il 42%.

Anche Coinbase ha risentito pesantemente dell’andamento delle criptovalute: dopo aver esordito il 12 aprile a 429 dollari, il titolo è scivolato, nella giornata clou del 19 maggio, a 225 dollari.

Non solo bitcoin

La mania degli NFT, token non fungibili, ha portato a un’esplosione di attività su Ethereum, la rete di computer basata su blockchain che supporta la maggior parte degli NFT.

Ether, la valuta interna sulla piattaforma, ha raggiunto livelli record man mano che sempre più persone adottano la tecnologia. Gli NFT sono token simili a bitcoin collegati a un’infrastruttura digitale o ad altri oggetti del mondo reale e venduti come proprietà digitale unica.

Il potere dei social media

In un anno in cui gli investitori hanno utilizzato i social media per far salire i prezzi degli asset, nessuna mossa nei mercati delle valute digitali ha definito il potere dei meme più dell’ascesa del dogecoin. È una criptovaluta che è stata creata per scherzo, ma ha registrato un incremento di oltre il 10.000% nel 2021.

Il valore di mercato totale di Dogecoin è salito a oltre 80 miliardi di dollari, toccando la vetta a inizio maggio, da meno di 600 milioni alla fine dello scorso anno. L’accresciuta attenzione sulla criptovaluta scherzosa di Musk e del rapper Snoop Dogg, tra gli altri, ha trasformato gli utenti dei social media in day trader, che hanno incoraggiato nuovi acquirenti a entrare nella mischia con l’obiettivo di spingerlo a 1 dollaro. Attualmente viene scambiato attorno ai 50 centesimi.

I creatori di Dogecoin non hanno mai voluto che avesse un valore significativo. I trader ipotizzano che possa continuare a salire esclusivamente grazie allo slancio dei social media. Una volta scemato l’hype social della valuta, ovviamente, il rischio è che le quotazioni crollino, causando perdite massicce. Sta di fatto che il 2 giugno il dogecoin ha messo a segno un balzo del 30%.

Le oscillazioni selvagge di Dogecoin sono un avvertimento anche per gli investitori di bitcoin. I sostenitori della prima criptovaluta ne celebrano l’utilità come copertura contro l’inflazione o riserva di valore.

Resta il fatto che le quotazioni sono troppo volatili e legate al momentum. Se il sentiment si ribalta, il prezzo può crollare. D’altro canto, le valutazioni in crescita attirano gli investitori, alimentando la speculazione.

Il nodo è la diffusione di bitcoin. Quanti considerano sano il rialzo delle quotazioni sottolineano l’accettazione crescente tra gli investitori istituzionali. In realtà, però, negli ultimi mesi la domanda istituzionale è stata frenata.

Secondo un rapporto dell’exchange di criptovalute OKEx, il numero di grandi transazioni in bitcoin, tipicamente effettuate dai grandi investitori, è diminuito leggermente nel primo trimestre di quest’anno rispetto al quarto trimestre del 2020. E i flussi verso i prodotti scambiati in criptovaluta sono diminuiti dal picco di gennaio, secondo la società di gestione patrimoniale CoinShares.

 

Criptovalute e tweet quotidiani per argomento
Criptovalute e tweet quotidiani per argomento. Fonte: The Wall Street Journal

 

Negoziazione di futures e opzioni

Il volume degli scambi è aumentato durante la pandemia perché un gruppo crescente di investitori ha ottenuto l’accesso ai mercati crittografici attraverso diverse piattaforme. In particolare, il valore del volume dei derivati ​​ha superato il trading spot, con gli investitori che hanno scommesso oltre 200 miliardi di dollari su asset digitali in alcune giornate.

Il crescente utilizzo di derivati ​​di criptovaluta è significativo perché gli investitori possono utilizzarli per piazzare scommesse smisurate anticipando solo una quantità limitata di denaro.

Gran parte dell’aumento nel trading di futures e opzioni si è verificato sui derivati ​​di criptovaluta poco regolamentati, che consentono di spingere maggiormente sulla leva finanziaria rispetto a una piattaforma come CME Group.

Come sempre, la leva finanziaria diventa un boomerang quando le quotazioni scendono, accelerando le perdite.

Volume quotidiano degli scambi di criptovalute
Volume quotidiano degli scambi di criptovalute. Fonte: The Wall Street Journal

Asset class marginale

Il valore di mercato complessivo delle criptovalute è salito a oltre 2.000 miliardi di dollari dai 260 miliardi di un anno fa. Dogecoin da solo, con un valore di mercato di circa 67 miliardi di dollari, vale più del 75% delle società presenti nell’indice S&P 500.

Per quanto esplosa negli ultimi mesi, l’asset class delle valute digitali resta una frazione dei mercati azionario, obbligazionario e dei metalli preziosi.

Valore totale di tutte le criptovalute in circolazione
Valore totale di tutte le criptovalute in circolazione. Fonte: The Wall Street Journal

 

Ostacoli alla diffusione

Il bitcoin fatica a trovare un utilizzo diverso da mero strumento di speculazione. Il salto di qualità, sottolineano gli osservatori del settore, è legato all’uso come forma di pagamento. Spenderlo non è facile e l’uso è generalmente limitato agli acquisti di fascia alta.

Uno degli ostacoli che ne impediscono la diffusione sono le commissioni di transazione integrate nel codice della rete, che cambiano in base del traffico. Gli utenti che pagano commissioni più elevate saltano la coda delle transazioni in attesa di completamento.

Le commissioni sono salite alle stelle poiché le criptovalute sono divenute popolari, di fatto scoraggiandone l’utilizzo per le transazioni di entità modesta.

La diffusione limitata e i meccanismi che ne rendono complesso l’utilizzo hanno spinto a fare un passo indietro gran parte delle aziende che aveva annunciato l’intenzione di accettare i bitcoin come forma di pagamento.

Il tweet di Musk sulla sospensione dell’accettazione di bitcoin per l’acquisto di auto elettriche ha provocato un tracollo delle quotazioni.

La presa di posizione contro le criptovalute della Pboc le ha ulteriormente indebolite.

 

 

L’impatto ambientale

Sullo sfondo c’è il grande tema dell’impatto ambientale del mining di criptovaluta. Bitcoin fa affidamento su diversi computer che competono per sbloccare nuove monete, risolvendo enigmi matematici, per proteggere la rete, un processo noto come mining.

Per effetto del boom delle quotazioni più computer gareggiano per minare nuove valute, un’attività la cui redditività è raddoppiata nel corso dell’anno.

Più computer impegnati nel mining si traduce in maggiori consumi di elettricità, ovvero più inquinamento.

I tweet di Musk

La constatazione – peraltro scontata e arcinota – dell’impatto ambientale delle criptovalute è alla base della decisione di Tesla di non accettarle come forma di pagamento. Musk, però, affatto nuovo a comportamenti contradditori, ha investito 1,5 miliardi di dollari in bitcoin. E il 19 maggio, quando la regina delle crypto andava a picco, ha twittato due mani di diamante, lanciando al mercato il messaggio che non stava vendendo. Così facendo, Musk ha contribuito a risollevare il prezzo del bitcoin sino alla soglia dei 40.000 dollari, la stessa da cui a febbraio era partito il mega-rally provocato dal numero uno di Tesla con l’annuncio dell’investimento e del via libera come forma di pagamento.

Ed era stato di nuovo Musk, con un tweet datato 10 maggio, a causare il ritracciamento delle valute digitali con lo stop all’accettazione del bitcoin come forma di pagamento delle auto elettriche.

Il comportamento del fondatore di Tesla è stato bacchettato dalla Sec, che ha puntato il dito contro i i legali del gruppo: avrebbero dovuto controllare i posto social di Musk.

Può un mercato oscillare paurosamente per i tweet di una persona notoriamente umorale? Quattro anni di presidenza di Donald Trump ci hanno insegnato che troppo potere in mano a un individuo che affida ai social pensieri in libertà rappresenta una fonte di incertezza pericolosa.

 

 

Criptovalute ei mpatto ambientale
Criptovalute e impatto ambientale. Fonte: The Wall Street Journal

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