La crisi delle banche chiude dodici mesi infernali per l’economia mondiale. Per alcuni analisti potrebbe rappresentare lo scacco matto che determinerà l’ingresso in recessione degli Stati Uniti. La prima mossa è ovviamente l’invasione della Russia in Ucraina, per un conflitto che non vede ancora la conclusione. Nei mesi successivi si sono alternate crisi politiche, energetiche, valutarie, inflattive, obbligazionarie, tecnologiche. Tutto quello che poteva accadere, in buona sostanza, è accaduto. Riavvolgiamo il nastro.

Febbraio 2022: crisi geopolitica

La Russia invade l’Ucraina. Siamo al 24 febbraio. Prime reazioni sull’economia: balza il prezzo del gas: +51% sui timori per le ripercussioni per l’approvvigionamento del metano. Joe Biden su Twitter: “Il G7 è pronto ad applicare devastanti pacchetti di sanzioni e altre misure economiche”. Sanzioni a cui Mosca risponderà con i tagli delle forniture energetiche.

Marzo: crisi energetica e crisi inflattiva

E infatti il petrolio schizza a 120 dollari al barile (grafico sopra). Non accadeva da 14 anni. L’ultima volta che il Wti aveva raggiunto un livello simile era il 2008, l’anno della crisi dei mutui subprime. In meno di due settimane, tra il 24 febbraio e l’8 marzo, il prezzo sale del 40%. Ma non è finita.

Perché dopo mesi e mesi in cui Jerome Powell, presidente della Fed, ha sempre ripetuto che l’inflazione alta fosse dovuta alla ripresa post covid e ai colli di bottiglia dovuti alla crisi (un’altra!) della supply chain, il governatore della Federal Reserve si convince ad alzare i tassi: annuncia 25 punti base di aumento per il meeting che si terrà a maggio. Per la prima volta dal 2015. Il tasso di crescita dell’inflazione negli Usa ha raggiunto il +8,5%. Nel mese di agosto 2021 è a quota 5,3%. Da quel momento non smetterà mai di salire, raggiungendo il picco a giugno: +9,1%.

Aprile: crisi tedesca

La locomotiva d’Europa ha paura. La Germania si rivela essere il paese più in difficoltà a causa del conflitto Russia-Ucraina e la conseguente crisi energetica. Sì perché Berlino aveva fatto all in sul rifornimento del gas da Mosca come transizione energetica dopo l’avvio dello smantellamento di tre centrali atomiche in Baviera, Bassa Sassonia e Shleswig-Holstein.

Oltre al Nord Stream, gasdotto che collega Russia e Germania, a febbraio era prevista l’attivazione di un ulteriore gasdotto: Nord Stream 2. Ma l’Ue ne vieta l’utilizzo finché va avanti il conflitto. Ad aprile il rendimento del Bund decennale tedesco raggiunge l’1% per la prima volta dal 2014. Lo stesso cancelliere Olaf Scholz ammette: “Dipendiamo troppo dal gas russo. Avremmo dovuto renderci più indipendenti appena dopo la crisi della Crimea”. Il tasso di crescita dell’inflazione alla produzione raggiungerà il livello più alto in Europa, fino a un massimo di +45,8% nei mesi di agosto e settembre.

Maggio: crolla Terra Luna, crisi crypto

Non ci sono soltanto gli strascichi dell’invasione russa. Il 16 maggio 2022 La stablecoin Terra Luna crolla vertiginosamente. E dai 60 dollari di valore del 9 maggio si ritrova a valere, sette giorni dopo, 0,000212 dollari. Anche le due criptovalute che ne facevano da pilastro, Terra Usd e Luna, implodono irrimediabilmente (ve lo abbiamo raccontato qui). Anche il valore di Bitcoin scende di conseguenza. Finisce sotto i 30.000 dollari per la prima volta dopo un anno per poi riposizionarsi appena sopra la soglia psicologica. A novembre 2021, la  più importante criptovaluta per capitalizzazione valeva 70.000 dollari. Neanche sei mesi dopo ne vale 31.000. E non è ancora finita.

Giugno, crisi Bce

Tre mesi dopo la Fed, anche la Banca centrale europea alza bandiera bianca. E decide di alzare il costo del denaro. Il tasso di crescita dell’Eurozona a giugno si posiziona sul +8,6%. Non distante dal picco americano raggiunto nello stesso mese (+9,1%). Ma per la zona euro è ancora presto. Il livello massimo, nonché record storico dal 1992, arriverà a ottobre: +10,6%. I soli prezzi dell’energia sono in aumento del 39,2% rispetto all’anno precedente.

Il presidente dell’Eurotower Christine Lagarde non chiede scusa per il ritardo ma annuncia anche l’avvio di uno scudo antispread per evitare una potenziale frammentazione sui paesi più a rischio indebitamento. Conseguenze anche sui mercati finanziari: il Ftse Mib chiude con un ribasso del 13,1%. Giugno 2022 è il mese peggiore da marzo 2020, in pieno lockdown.

Luglio, crisi politica

Un terremoto politico travolge diversi Paesi. Nel Regno Unito Boris Johnson è costretto a lasciare come primo ministro britannico, stritolato dallo scandalo dovuto ai festini organizzati durante il lockdown e alle dimissioni in massa da parte di alcuni suoi ministri. Gli subentrerà a settembre, Liz Truss, leader del partito conservatore: non andrà meglio.

L’8 luglio a Nara, Giappone centrale, l’ex premier Shinzo Abe viene ucciso in un attentato. Aveva 67 anni. Non è finita. Perché il 21 luglio Mario Draghi annuncia le dimissioni da presidente del Consiglio. Ancora una volta si ricorrerà alle elezioni anticipate, a ottobre, per quello che sarà il quarto governo in cinque anni.

Agosto, crisi Taiwan e crisi gas

Il 2 e 3 agosto, Nancy Pelosi va in visita a Taiwan. La speaker Usa denuncia le violazioni dei diritti umani cinesi. Inoltre sottolinea che la democrazia dell’isola è a rischio a causa dell’aggressività di Pechino. Che a sua volta annuncia serie ripercussioni contro gli Stati Uniti. Oltre alla crisi geopolitica, che va ad aggiungersi a quella tra Ucraina e Russia, scoppia anche quella legata ai chip. Taiwan è il maggiore produttore e le ambizioni cinesi sembrano andare in questa direzione (vi raccontiamo tutto qui)

Ma non è finita. Perché agosto è anche il mese in cui il gas europeo sulla borsa di Amsterdam raggiunge i massimi storici: 346 euro per megawattora. Prevalgono i timori per cui i depositi di stoccaggio del metano non raggiugano i livelli minimi per l’inverno a causa della riduzione delle forniture dalla Russia -il cui prezzo però è aumentato-.

Settembre, crisi dell’euro

Per la prima volta in 40 anni l’euro scende sotto la parità nel cambio con il dollaro. Il minimo è pari a 0,95, livello che non si vedeva dal 2002. L’annuncio della Russia sul taglio delle forniture alla Germania e all’Europa attraverso Nord Stream 1 aveva ulteriormente indebolito la moneta unica, già in caduta libera nella seconda metà del 2021, primo indizio di un’inversione di tendenza del mercato azionario dopo i forti rialzi registrati tra gennaio e giugno.

Il colpo di grazia arriva dalla Fed, la cui stretta monetaria rimane molto più aggressiva rispetto a quella della Bce. Il livello dei tassi d’interesse negli Stati Uniti viaggia verso il 3%, mentre nella zona euro non arrivano ancora al 2%. Inoltre, Christine Lagarde non ha ancora dato una chiara strategia politica, al contrario di Jerome Powell.

Ottobre, crisi mercati finanziari

L’inflazione raggiunge la doppia cifra in alcuni paesi dell’Eurozona, in primis l’Italia, che ha un tasso di crescita dei prezzi al consumo dell’11,6%, massimo storico, ma anche nel Regno Unito, +11,2%, dove Liz Truss, 45 giorni dopo Boris Johnson, si dimette da premier. Questo significa che le banche centrali proseguono imperterrite nella strozzatura della liquidità con il rialzo dei tassi. Idem la Fed, perché il mercato del lavoro Usa si conferma solido e resiliente.

Va consolidandosi un incrocio quasi inedito tra dati macro e mercati. A ogni dato positivo dell’occupazione negli Stati Uniti rispondono reazioni negative del mercato, perché la buona salute dell’economia americana permette alla Federal Reserve di aumentare i tassi senza timori di effetti gravi e immediati. Wall Street che, assieme alle borse europee, segnano i minimi da novembre 2020, il mese della seconda ondata Covid.  Forte volatilità anche sui titoli di stato. Il Btp raggiunge il 5% di rendimento, sui massimi del 2013. Lo spread non sale, ma solo perché anche la Germania è in difficoltà.

Novembre, crisi crypto: seconda parte

Nuovo terremoto sulle criptovalute. A finire nei guai è Ftx (vi raccontiamo tutto qui). Con una crescita generale lenta e un’inflazione elevata, si manifesta quella che per alcuni analisti è il più grave campanello di allarme del mercato crypto degli ultimi 20 anni. Un’implosione che avviene a cinque mesi dal caso Terra Luna: la piattaforma exchange, quarto mercato in termini di valutazione economica al mondo, brucia in sette giorni 17 miliardi di dollari. Sam Bankman-Fried, ceo e founder di Ftx, aveva raggiunto un picco di patrimonio netto pari a 26 miliardi di dollari.

Durante la crisi di solvibilità della compagnia scenderà del 94% in un giorno. Il fallimento dell’azienda è un insieme di fattori legati a incompetenza, una grande fortuna accumulata e regole interne pressoché azienti (leggi qui il nostro editoriale a riguardo). Il 13 dicembre viene arrestato alle Bahamas, dove viveva, con l’accusa di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata. Il 22 dicembre Bankman-Fried viene rilasciato con una cauzione di 250 milioni di dollari, a condizione che viva a casa dei suoi genitori in California.

Dicembre, crisi della Cina

Svolta epocale in Cina, dove il popolo scende in piazza e contesta il regime di Xi Jinping che costringe i cittadini ormai da tre anni alla cosiddetta politica zero-Covid,  con estenuanti quarantene che scattano anche solo davanti a una manciata di positivi. Uno stallo che va a impattare negativamente sull’economia di Pechino. La crescita del Pil cinese nel 2022 segna un +3%, mai così negativo negli ultimi 40 anni.

Gennaio 2023, crisi big tech

La crisi relativa ai licenziamenti tra le big tech comincia il 4 gennaio. Amazon annuncia una riduzione del personale di 8.000 unità, lo stesso fa Salesforce. Una settimana dopo tocca a Coinbase: 950 uscite. Ma è Microsoft a smuovere i numeri più imponenti: 10.000 licenziamenti, pari al 5% dei dipendenti. Anche CapitalOne taglia 1.000 lavoratori. Poi tocca a Google: è il 20 gennaio. In tutto sono 12.000 le persone mandate a casa.

Le big tech pagano la liquidità eccessiva degli ultimi anni e la crescita post Covid. Una crescita senza controllo che aveva portato a decine di migliaia di assunzioni. Chiude il mese infernale all’insegna dei licenziamenti PayPal, proprio il 31 gennaio, con 2.000 tagli. A marzo toccherà a Meta licenziare 10.000 dipendenti.

Febbraio, crisi licenziamenti in Europa

La crisi licenziamenti si manifesta anche in Europa. Inizia Philips, Olanda, che scarica il 13% del personale per un totale di 6.000 unità. Segue Ericsson, Svezia, annunciando 8.500 tagli. La situazione non cambia negli Stati Uniti: migliaia di licenziamenti, tra gli altri, da parte di Dell, Yahoo, Ibm e Zoom.

Marzo, crisi bancaria

Fallisce Svb negli Usa, seguita a ruota da Signature Bank. Finisce nei guai anche First Republic Bank. La crisi si espande in Europa anche se per motivi diversi. Crolla Credit Suisse in Svizzera, poi tocca a Deutsche Bank in Germania. Le banche centrali, che stanno alzando i tassi e strozzando la liquidità, tornano a pompare denaro  attraverso un’azione coordinata tra Bce, Fed, BoJ, BoE, Bns e BoC.

L’obiettivo è migliorare l’efficacia delle linee di swap nel fornire finanziamenti in dollari. Le banche centrali, che già offrono questo tipo di operazioni, aumentano così la frequenza delle stesse con scadenza a sette giorni portandola da settimanale a giornaliera. Lo faranno per un periodo che durerà fino alla fine di aprile. Si tratta di un’operazione che mira a garantire il normale funzionamento del sistema finanziario e a evitare possibili crisi di fiducia, oltre che ridurre un possibile rischio contagio.

Aprile… ?

Vuoto, per ora. Ma un indizio già c’è. Come scrive qui nel suo editoriale il direttore Laura Morelli.

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