Fico Eataly, Bologna – Criptovalute, Nft, Web3. Parole che sentiamo sempre più spesso e che hanno un minimo comune denominatore: la tecnologia blockchain. Dopo due anni di assenza, è tornata a Bologna in presenza la terza edizione di Crypto Coinference, l’evento italiano che in due giornate – 5 e 6 maggio – ha unito i puntini fra questi universi. Una conferenza sold out, con migliaia di partecipanti e numerosi panel. Siamo andati a vedere quali sono le ultime novità e i gap da colmare. Ma andiamo con ordine.

Dalla Defi fino ai pagamenti, diversi segmenti sono i protagonisti di questa rivoluzione, che coinvolge la finanza, l’industria e la politica con aspetti legali, fiscali e di business sempre più centrali. In modo particolare, la finanza tradizionale sta entrando in questo mondo “e anche per questo parleremo sempre più di finanza e della sua evoluzione a Crypto Coinference”, spiega in apertura Federico Lagni, Co-Founder & Event Director della conferenza e Presidente di Tesla Club Italy. Non sempre più banche si affaccino a guardare (e siano presenti a eventi di questo tipo). 

Fra i vari panel la sensazione è netta: siamo di fronte a un cambio di paradigma, ma l’innovazione fa fatica a tenere il passo con la regolamentazione, che se non flessibile potrebbe compiere un passo falso. Ci si trova davanti a un paradosso: nell’era della decentralizzazione, regolamentare significa, di fatto, centralizzare. Una filosofia che tradisce gli intenti originari dei crypto enthusiast, ma una necessità secondo molteplici operatori di settore, in primis dalla parte istituzionale. In questo scenario, l’Unione europea con la proposta di Regolamento sui mercati delle cripto-attività (MiCAMarkets in Crypto-Assets) fa un tentativo.

La quadratura del cerchio 

Nel mentre, anche la politica italiana ha iniziato a interessarsi alle criptovalute, con l’intento di coinvolgere dal basso tutti i player del settore e risolvere numerose questioni come il pagamento delle tasse per chi detiene criptovalute. Un approccio bottom-up che in Italia è agevolato anche da Cryptovalues, il primo consorzio italiano sul mondo crypto che “vuole creare dialogo con questa nuova industria, ma parlare anche con le istituzioni, dall’Europa al parlamento italiano”, spiega la Ceo Federica Rocco.

A livello parlamentare, si contano finora due iniziative, ovvero due ddl che si trovano rispettivamente alla Camera e al Senato. Tutto parte nel 2021, quando Davide Zanichelli, deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Finanze, ha creato un intergruppo parlamentare chiamato proprio “Valute virtuali e blockchain“, presentando un primo disegno di legge alla camera. “Il mondo delle crypto è inesorabile, non ha colore politico e come tale va affrontato”, ha detto lo stesso Zanichelli in un panel.  Su questa scia c’è l’iniziativa più recente della senatrice Elena Botto, ex Cinque stelle passata da al gruppo misto da quasi un anno, con il Ddl 2572. Un testo che – spiega Botto – “non nasce in opposizione all’iniziativa di Zanichelli, ma in continuità e con lo stesso obiettivo”.

Il ddl – che è partito con un emendamento alla legge di bilancio, fino ad ottenere un ordine del giorno “con l’impegno del governo ad andare a regolamentare questo spettro” – dal punto di vista fiscale si pone sulla stessa scia di quanto stabilito dall’Agenzia delle Entrate e introduce importanti novità, lasciando però aperto tutto il fronte dei token e degli Nft. La proposta di legge, fa notare Francesco Avella, Partner dello Studio Avella, “si concentra sui privati investitori, con le valute digitali come nuova tipologia di asset con tassazione al 26%”.

Doppia velocità

Se la questione centrale è quella della regolamentazione, il vero fronte caldo più che a Roma è a Bruxelles. Questo, ovviamente, guardando solo al nostro perimetro, mentre altri mercati vanno molto spediti. Ci sono diverse velocità: l’Europa più lenta rispetto ai competitor internazionali e soprattutto molto asincrona rispetto al ritmo dell’innovazione di un mercato che corre ogni giorno di più. E la MiCa, acronimo che spicca di panel in panel, non convince proprio tutti e soprattutto viene da chiedersi se sia la giusta risposta.

Secondo l’avvocato Andrea Conso, Co-Founder dello studio Annunziata&Conso, un pregio del testo è che “si va a regolamentare tutto a livello internazionale, superando così l’arbitraggio normativo“, ovvero diverse regole nei diversi Stati Membri. “Ma la vulnerabilità più grande della norma è che si assisterà a un fenomeno di bancarizzazione delle criptoattività”. Non solo: “quando il regolamento entrerà in vigore (non prima del 2024, ndr) tutti gli operatori gli operatori di cripto-attività diventeranno simili agli intermediari vigilati. La buona notizia è che c’è tempo per adeguarsi”.

Di altro avviso l’avvocato Massimo Simbula, Board Advisor in Coinbar e Coinlex: “uniformare significa soffocare la competizione fra Stati, si rischia di appiattire tutto e creare una barriere all’ingresso insormontabile. Le startup innovative non sono corporate o banche”, ha detto in un panel dedicato proprio alla regolamentazione. “La bancarizzazione rischia di rendere obsoleto il nostro sistema. Non bisogna dare per scontato che l’approccio regolamentare è il migliore in assoluto. Siamo all’inizio di una fase, soffocarla può essere pericoloso”.

Sulla stessa scia anche Marco Tullio Giordano, Partner di 42 Law Firm: “mettere delle norme stringenti potrebbe frenare lo sviluppo, anche alla luce di grandi mercati come la Cina”, spiega. Anche secondo l’avvocato Tamara Belardi, membro della commissione Blockchain presso il MiSE, “l’approccio del legislatore europeo sembra essere eccessivamente stringente rispetto alle esigenze e ai rischi concreti del settore, con potenziali effetti negativi anche sul versante della privacy”.

Una nuova economia?

L’innovazione sta creando una nuovo ecosistema economico. Stefano Rossi, manager di PwC Italia, ha fatto il punto sull’ascesa dei digital asset e l’economia che può derivarne. L’avvento di nuovi modelli, ha spiegato, impone il ripensamento di modelli di business esistenti. Basti pensare che dalla compravendita e dalla custodia di asset digitali, passando per le fintech e le banche tradizionali che offrono questa tipologia di asset alla clientela, oggi si osserva un mercato con una capitalizzazione superiore a 2 trilioni di dollari. Le nuove applicazioni del Web3 stanno dimostrando il potenziale innovativo dei token non fungibili (Nft) in vari settori, unito all’automazione di processi di business per mezzo di smart contract fino ad arrivare alla tokenizzazione di strumenti finanziari (Security Token) e allo sviluppo di monete digitali di Banca Centrale (Cbdc).

A questo proposito si pensi all’euro digitale. Questo progetto, a cui attualmente stanno lavorando l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea, è nel pieno della fase di consultazione pubblica. “Ci stiamo avvicinando a una rivoluzione nel campo della finanza e dei pagamenti. La tecnologia blockchain è entrata nel mondo della finanza tradizionale”, ha spiegato in un panel Christian Miccoli, Co-Founder e Co-Ceo di Conio. “La Cina ha fatto il Digital Yuan spaventando le banche centrali. C’è stata una reazione: la Bce ha dichiarato che lancerà l’euro digitale fra cinque anni. Non sono convinto sarà un progetto destinato ad avere grande successo: se la Bce spinge sull’ euro digitale fa di fatto concorrenza alle banche”, ha aggiunto.

Tuttavia, è lampante che sempre più istituzioni finanziare stanno guardando questo mondo. “In questo momento la finanza tradizionale guarda le crypto ma resta distante per un discorso di regolamentazione. Secondo noi lo staking for istitution è un modo per avvicinare questi attori così come la De-Fi permissioned“, spiega Diego D’Aquilio, Ceo e founder di Anubi Digital. “La regolamentazione sarà la cosa che darà la spinta alla finanza tradizionale. Adesso si viaggia su binari paralleli, ma ci sarà una progressiva convergenza”, aggiunge. Anche nel panel dedicato alla regolamentazione l’avvocato Giordano ha spiegato che “Cefi e Defi avranno due strade parallele, fino ad arrivare ad ibridarsi”. Insomma, resta da capire quanto è lontano il punto d’incontro.

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