Poco meno di un mese ed è già successo di tutto. O forse ancora non è successo niente. Da quando Elon Musk ha rilevato Twitter a una cifra mai spesa per nessun social network prima d’ora, non c’è mai stato un giorno uguale all’altro. Dall’ingresso in sede con il lavandino in mano al licenziamento del Cda. Dall’abbandono delle grandi multinazionali come inserzionisti al tema della spunta blu. E poi i litigi con i vip, ovviamente a colpi di tweet, i timori per una bancarotta di cui Musk stesso ha voluto scrivere ai dipendenti ma non prima di averli dimezzati.

E poi la class action degli ex lavoratori, l’email con cui il miliardario ha scritto, in buona sostanza: “O stai con me alle mie regole, o te ne vai”, fino all’intervento dell’Onu perché ebbene sì, anche l’Onu ha voluto mettere il naso in questa vicenda. Venticinque giorni. Dall’annuncio dell’acquisto fino agli uffici chiusi, per motivi non precisati. Ve li raccontiamo day by day. 

27 ottobre – Il lavandino

27 ott – “L’uccellino è stato liberato”. Con questo tweet Musk annuncia l’acquisto di Twitter per 44 miliardi di dollari nell’ultimo giorno disponibile relativamente alla sospensione del processo chiesto dal miliardario per rilevare la società. Entra negli uffici di San Francisco con un lavandino in mano: “Let’s that sink in” scrive sul suo profilo. “Fatevene una ragione”. Ma dopo le ultime evoluzioni, per qualcuno forse voleva dire anche: “Lasciamo che affondi”. La prima mossa del miliardario è licenziare quattro top manager: il ceo Parag Agrawal, il chief financial officer Ned Segal, il responsabile degli affari legali e della policy Vijaya Gadde e il general counsel Sean Edgett.

28 ottobre – Gm e Ford danno inizio alla grande fuga

28 ott – Prime reazioni all’operazione. Il Nyse delista immediatamente Twitter dal mercato. Ogni azionista riceve 54,2 dollari per azione sulle loro partecipazioni. Elon Musk: “Torneremo a Wall Street tra 3-5 anni al massimo”. Esulta intanto Donald Trump, che su The Truth, il suo social media scrive: “Twitter ora è in mani sane”. Si aggiunge anche Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo: “In bocca al lupo nella sua battaglia contro la dittatura ideologica”. Anche l’Unione Europea vuole dire la sua: “In Europa l’uccellino volerà secondo le nostre regole” twitta il commissario Ue Thierry Breton. Molte aziende annunciano di sospendere tutte le inserzioni pubblicitarie, in primis Gm, rivale di Tesla, ma anche Ford. Seguiranno Audi, Pfizer, Nintendo, Mondelez International, Allianz, Volkswagen e Stellantis. 

31 ottobre – Stephen King contro Elon Musk

31 ott – Le perdite stimate per il ritiro dei grandi inserzionisti si aggirano attorno ai 4 milioni di dollari al giorno. Twitter ha 13 miliardi di debiti, che generano interessi per 1,2 miliardi di dollari annui. Il sito americano The Verge rivela: “Musk farà pagare 20 dollari al mese per la spunta blu”. Scambio di messaggi tra il miliardario e lo scrittore Stephen King. Che scrive: “20 dollari al mese per la spunta blu? Dovrebbero essere loro a pagare me. Se è così, me ne vado e faccio come Enron”. Risposta di Elon Musk: “Dobbiamo pagare le bollette in qualche modo. La pubblicità non basta. Che ne dici di otto dollari?”

1-3 novembre – “Rischio bancarotta” ma nuovo record di utenti

1 nov – Elon Musk avverte i dipendenti: Twitter rischia la bancarotta. Poi conferma: per aggiustare i ricavi, la spunta blu sarà a pagamento. Infine twitta: “L’attuale sistema per chi ha o non ha la spunta blu è una cavolata. Potere al popolo! Blu per 8 dollari al mese”. Una versione premium che potrebbe chiamarsi Twitter Blu, con la spunta che ha come obiettivo la distinzione degli account autentici da quelli fake. Ma anche di un abbonamento premium che offre dei servizi in più come l’invio di video lunghi oppure l’annullamento e/o la correzione di post già inviati oltre a una serie di funzionalità per personalizzare la propria navigazione.

3 nov – Sempre The Verge pubblica alcuni documenti ufficiali di Twitter: la crescita degli utenti è ai massimi storici. Il social media infrange un record nei primi 7 giorni con Musk proprietario: più di 15 milioni di utenti unici giornalieri in più. “Spero che i server non si sciolgano” twitta il miliardario.

4 novembre – Musk e la prima ondata di licenziamenti

4 nov –  “Elon Musk just fired me today”. Twitter si riempie di messaggi di questo tipo. Il nuovo proprietario del social media licenzia metà dei dipendenti, secondo alcuni media Usa attraverso una semplice email. Musk si giustifica così, citando le perdite stimate a seguito della “fuga” da parte delle multinazionali come inserzionisti: “Twitter perde oltre 4 milioni di dollari al giorno. A tutti i dipendenti licenziati sono stati offerti tre mesi di stipendio come buona uscita, che è il 50% in più di quello che è richiesto dalla legge”. Scrive Bloomberg: i tagli saranno 3.700 posti. Circa la metà dei lavoratori.

La giornata è campale. Vengono annunciate class action contro Twitter, accusata di averviolato la legge federale e statale che richiede un preavviso di 60 giorni per i licenziamenti di massa, secondo un documento del tribunale. Iniziano a spuntare decine di profili fake intestati al miliardario. Spicca quello di Ej Willingham: “Prendo tutto ciò che voglio e lo trasformo in spazzatura”. Musk vende intanto 19,5 milioni azioni Tesla, per  un valore di 3,95 miliardi.

5-6 novembre – Interviene anche… l’Onu!

5 nov – Volkswagen dichiara: “Abbiamo raccomandato ai nostri marchi di sospendere l’attività su Twitter, almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sulla localizzazione dei contenuti”. L’ex ceo di Twitter, Jack Dorsey, dimessosi l’anno scorso, twitta: “La colpa è mia, chiedo scusa”. E intanto si prepara a lanciare una nuova piattaforma di social media chiamata Bluesky. Il segretario dell’Onu Volker Turk scrive a Musk: “Un inizio non incoraggiante”. E invita il proprietario di Twitter a rispettare i diritti umani.

6 nov – Twitter richiama dozzine di licenziati: “Sono stati mandati via per errore”. Bloomberg rivela inoltre che altri ex dipendenti erano stati lasciati andare prima che la direzione si rendesse conto che la loro esperienza sarebbe potuta essere necessaria per costruire le nuove funzionalità che Musk immagina”.

10-16 novembre – Musk ai dipendenti: lavorate duro o vi licenzio

10 nov – prima email di Musk ai dipendenti dopo il dimezzamento del personale: “Il lavoro a distanza non sarà più consentito, dovrete rimanere in ufficio per almeno 40 ore a settimana”. Tradotto: addio smart working, molto utilizzato dai lavoratori della società fino a quel momento. E almeno 8 ore al giorno in ufficio. Il miliardario aveva già agito in maniera simile con i dipendenti (ma anche i manager) di Tesla.

16 nov – Nuova email  ai dipendenti di Twitter firmata Elon Musk: Lavorate duro o vi licenzio: la scelta è vostra, avete tempo per decidere fino alle 17 di domani. Chi non risponde è fuori”. Reuters rivela inoltre che la riorganizzazione di Twitter dovrebbe completarsi entro la settimana. La spunta blu intanto viene rinviata al 29 novembre. Aggiunge il miliardario: “Servirà tempo, ma ridurrò drasticamente le mie ore di lavoro su Twitter, affidando la gestione a un altro manager”.

17-18 novembre – Dimissioni in massa. E gli uffici chiudono

17 nov – Fuga in massa da Twitter. Si moltiplicano le dimissioni dal social network alla scadenza di ieri pomeriggio dell’ultimatum di Elon Musk. Secondo alcune fonti vicine al social media, sarebbero almeno mille i dipendenti che hanno risposto “No” all’aut aut di Musk. Centinaia i tweet in cui comunicano ufficialmente le proprie dimissioni.

18 nov- Twitter comunica ai dipendenti che gli uffici dell’azienda saranno temporaneamente chiusi, con effetto immediato, fino a lunedì prossimo. La società non dà altre spiegazioni. Sul social network il trend topic numero uno diventa: #RipTwitter con oltre un milione di messaggi. Appena dietro #Mastodon, il social dove molti utenti stanno “migrando”. Musk pubblica in mattinata questa foto. E l’ultimo chiuda la porta.

19-20 novembre – Salvini chiama, Musk risponde. E “libera” Trump

19 nov – Il ministro dei trasporti Matteo Salvini, durante un convegno a Roma, definisce Musk “uno dei principali geni innovativi”, aggiungendo che gli piacerebbe potesse lavorare di più con l’Italia e in Italia. “Come Mit -spiega Salvini- mi piacerebbe creare un polo di attrazione di ivnestimenti e capitali stranieri che diventi un punto di riferimento per l’innovazione”. Elon Musk risponde, ovviamente via Twitter, così: “Molto gentile da parte sua. Non vedo l’ora di incontrarlo”.

20 nov – Affidandosi alla sovranità popolare, Elon Musk riammette Donald Trump su Twitter dopo un referendum lampo di 24 ore tra gli utenti. Su 15 milioni di voti, il 52% si esprime a favore dell’ex presidente americano. Il 48% è contro.  “Il popolo ha parlato” twitta Musk, che cita la sentenza d’antica tradizione medievale “Vox Populi, Vox Dei”. Il tycoon era stato bandito dal social dopo aver istigato l’assalto al Capitol il 6 gennaio 2021: una vicenda per la quale è ancora nel mirino delle indagini di una commissione parlamentare ed ora anche di un procuratore speciale appena nominato. Trump, almeno per il momento, rimane però fedele al suo, di social network. “Truth funziona meglio. Twitter ha molti problemi e bot falsi”. 

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