Cento gioielli per cent’anni di storia. Per celebrare il suo primo secolo, Damiani mette in mostra fino al 28 aprile alle Gallerie d’Italia a Milano il suo patrimonio di creatività made in Italy dell’alta gioielleria di Valenza, in Piemonte, dov’è nata la maison fondata dal maestro orafo Enrico nel 1924.

Non ci mise tanto a diventare il gioielliere a cui si rivolgevano le più importanti famiglie dell’epoca. Anche grazie a lui quella zona del Piemonte diventò in breve tempo il distretto dell’eccellenza mondiale della gioielleria.

Dieci anni dopo, è. il 1934, nasce il figlio Damiano. Entra subito in azienda ed è la figura chiave di quello che di fatto è il primo processo di potenziamento industriale nonché dell’epansione commerciale. Sotto la sua supervisione, viene promossa all’interno del gruppo la ricerca nel design e nell’innovazione tecnica, anche attraverso un’idea all’epoca rivoluzionaria: garantire il prezzo ai clienti creando i cataloghi delle collezioni.

Anni 70, Damiani e i primi riconoscimenti

Si chiama International Diamonds Awards. Ed è il premio più importante del settore gioielleria. Damiani si aggiudica il riconoscimento per il miglior design e la migliore creazione di gioielli con diamanti con il bracciale Shark, oro giallo e platino illuminato da 41 carati di pavè di diamanti bianchi. E’ il primo di una lunga serie. Nel corso del tempo ne vincerà altri diciassette.

Negli anni ’80 Damiani è tra le prime aziende di gioiellerie a introdurre i testimonial, nomi italiani e internazionali che si alternano nelle campagne pubblicitarie: tra gli altri citiamo Isabella Rossellini, Brad Pitt, Gwineth Paltrow, Beyoncé, Chiara Mastroianni e Sophia Loren.

Famosa la fede D.Side che Brad Pitt regala alla compagna dell’epoca, Jennifer Aniston, disegnato direttamente da lui con l’aiuto di Guido Damiani, terza generazione della famiglia nonché presidente della compagnia. “Un pezzo iconico -spiega Silvia, la sorella maggiore, vicepresidente e capo della comunicazione- che ha trasformato la vecchia fede in oro, prima venduta a peso, in in un gioiello che unisce tradizione e design”. Ma gli anni ’80 si distinguono per un altro avvenimento importante per Damiani. E’ il 1986 e viene fondato il marchio Salvini.

Guido Grassi Damiani, presidente Damiani

Novanta – Duemila, muore Damiano. Tocca alla terza generazione

Damiano Grassi Damiani muore in un incidente stradale. L’azienda all’epoca contava 200 dipendenti e passa nelle mani della moglie Gabriella. Morirà nel 2020 causa Covid. Tocca così alla terza generazione della famiglia, con Silvia, Giorgio e Guido, i figli di Damiano e Gabriella.

Con loro aprono le prime filiali internazionali, l’intento è di presidiare la distribuzione nei principali mercati esteri mentre nel 2000, dopo 70 anni di conduzione familiare, Damiani diventa una realtà manageriale. Viene lanciato il marchio Bliss mentre nel 2006 ecco la prima acquisizione: si tratta di Calderoni, storico marchio milanese di alta gioielleria nato nel 1840. Il primo di una lunga serie. Due anni dopo, ad esempio, è la volta di Rocca, un brand ancora più antico. Anno di fondazione: 1794.

Gli anni Duemila si distinguono anche per un traguardo storicamente e fortemente voluto dalla famiglia, ovverosia la quotazione in Borsa a 4 euro ad azione e una raccolta di 102 milioni di euro.

Silvia Damiani, vicepresidente del gruppo Damiani

2010-2020, diversificazione e nuovo Ceo

I dipendenti sono 600. L’espansione internazionale prosegue e infatti nel 2016 vengono inaugurate le boutique di Parigi e di Kuala Lumpur. Intanto prende il via la diversificazione con un’acquisizione strategica fondamentale. Si tratta di Venini, vetreria artistica nata nel 1921 e che presidia l’isola di vetro di Murano nella laguna di Venezia ormai da ben più di cento anni, molto attivo nel mercato asiatico (Venini ha showroom anche in Corea del Sud).

Intanto, il marchio Salvini compie trent’anni. E come per quella in Francia e Indonesia, nasce il primo punto vendita a gestione diretta a Milano, in via Monte Napoleone. Il network di boutique sale a 63 in totale nel 2018, tra cui Roma, Pechino, Dubai, Tokyo, Hong Kong, Mosca, Singapore e Città del Messico, mentre gli store in franchising sono 16.

Un altro momento chiave degli anni più recenti è la nomina di un nuovo Ceo: si tratta di Jerome Favier, manager con un passato in Danone e Unilever prima di orientarsi verso il settore del lusso, entrando in Richemont nel 1994, doveva curato le griffe Cartier e Jaeger-Lecoultre.Con il manager francese l’obiettivo è di proseguire la strategia della gioielleria volta a coniugare innovazione e know how artigianale.

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In mezzo: Jerome Favier, Ceo del gruppo Damiani

Delisting, numeri, presente e futuro di Damiani

Nel 2019 Damiani lancia un’Opa per il delisting da Piazza Affari. Un’avventura che si chiude in maniera non certo brillante: in poco più di dieci anni in Borsa l’azienda ha perso il 75% del suo valore. La famiglia torna a essere proprietaria al 100% della compagnia con un’offerta di 0,855 euro per azione.

Come anticipato, il 2020 è l’anno della morte di mamma Gabriella, all’epoca presidente onorario. In tutto 6 i brand del gruppo: Damiani, Salvini, Bliss, Calderoni, Venini, Rocca. Sotto la guida di Favier l’azienda conta 300 milioni di euro di ricavi e più di 800 dipendenti. Il gruppo ha vinto 18 Diamonds International Awards, primo premio di settore che premia il miglior design di gioielli con diamanti, tutti provenienti dalle miniere di Canada, Russia e Sudafrica.

Il presidente è Guido Grassi Damiani. La sorella maggiore Silvia è a capo della comunicazione ed è vicepresidente, stessa carica per il fratello Giorgio, che si dedica alla creazione allo sviluppo delle collezioni e all’acquisto delle pietre preziose.

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