Per il secondo anno consecutivo, il World Economic Forum di Davos si è svolto in modalità virtuale a causa della pandemia. Durante la settimana, l’agenda online è stata fitta e ha toccato diversi temi al centro delle sfide politiche ed economiche internazionali. In primo piano ancora il Covid, con la sua variante Omicron e, naturalmente, la ripresa mondiale dopo due anni di pandemia. Ma anche le tecnologie, i rischi futuri e il ruolo cruciale della crisi climatica nei decenni futuri.

Ad aprire il vertice è stato presidente cinese, Xi Jinping, che ha sottolineato come la globalizzazione sia ancora centrale e ci sia bisogno di “un autentico multilateralismo” fra i paesi scongiurando il rischio di “conseguenze catastrofiche” da uno scontro globale. Mentre, nella giornata conclusiva, è stato presentato il Global Economic Outlook, secondo cui “il 2022 si prospetta come una corsa ad ostacoli costellata di numerosi rischi, l’inflazione persistente, il Covid e gli elevati livelli di debito”, per dirlo con le parole della direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva. In questa settimana, tuttavia, i protagonisti di Davos hanno avuto occasione di commentare altri numeri e discutere su tematiche cruciali per il futuro economico.

Aumentano le disuguaglianze 

Nei primi due anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15mila dollari al secondo, per un totale 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo 163 milioni di persone sono cadute in povertà proprio a causa del Covid-19. La denuncia arriva dal rapporto di Oxfam ‘La pandemia della disuguaglianza’, che è stato presentato a inizio settimana in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos. Numeri che non esentano l’Italia: secondo Oxfam, infatti, dopo un 2020 in cui oltre milione di individui e 400.000 famiglie sono sprofondati nella povertà, è continuata a crescere la concentrazione della ricchezza anche nel nostro paese.

I paperoni chiedono più tasse 

Collegandosi al rapporto Oxfam, i più ricchi del mondo chiedono ai governi di poter pagare più tasse. Nel dettaglio, in una lettera aperta, 102 paperoni hanno rivolto un appello ai leader politici durante il vertice. “Mentre il mondo ha sofferto in questi due anni, molti di noi possono dire di aver visto aumentare la loro ricchezza durante la pandemia – si legge – Ogni Paese deve chiedere ai ricchi di pagare il giusto. Tassateci, e fatelo ora”. Fra questi il pronipote di Walt Disney, Abigail Disney, il venture capitalist, Nick Hanauer e l’imprenditrice britannica, Gemma McGough. Se le ricchezze durante la pandemia sono aumentate, “pochi di noi, forse nessuno, può invece dire onestamente di aver pagato il giusto di tasse”, scrivono i paperoni. Nella lettera sottolineano come, a loro avviso,  il sistema vigente abbia creato una mancanza di fiducia fra l’opinione pubblica e le élite.

Il club del clima

“Oltre il Covid i rischi legati al clima sono al centro delle preoccupazioni internazionali: secondo l Global Risks Report 2022 del World Economic Forum sul tavolo del vertice 5 dei 10 maggiori rischi per il pianeta riguardano il clima o l’ambiente. “Vogliamo usare la presidenza tedesca del G7 per fare in modo che questo diventi il perno di un club internazionale per il clima“, ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz a Davos. “Non vogliamo nulla di meno che un cambio di paradigma nella politica internazionale sul clima, facendo in modo che non si debbano aspettare i più lenti, ma dare il buon esempio e andare avanti”, ha spiegato. “La Germania vuole giocare un ruolo di primo piano in questa svolta” sulla protezione del clima ha aggiunto Scholz. “Entro il 2030, l’80% della nostra energia in Germania proverrà da fonti rinnovabili”, ha affermato.

Il chip act dell’Ue

Il prossimo febbraio la commissione presenterà il Chip Act per rafforzare la capacità di produzione dei microchip e includerà cambiamenti alle regole di aiuto di stato per creare fabbriche per la produzione nell’Unione europea. Ad annunciarlo durante il vertice è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “La domanda per i semiconduttori nel mondo sta esplodendo, i microchip sono ovunque oggigiorno, non c’è economia digitale senza i microchip e la fabbisogno dell’Ue raddoppierà in dieci anni”, ha aggiunto. “Ecco perché dobbiamo alzare la posta in gioco quando si parla di produzione, non c’è tempo da perdere; entro il 2030 il 20% della produzione mondiale di microchip dovrà avvenire entro i confini europei”, ha precisato, anche perché la fornitura di chip viene da una manciata di produttori esteri e l’Europa non può permettersi “questa dipendenza”.

Cyber-attacchi record 

Il boom della digitalizzazione sostenuto dalla pandemia di Covid-19 ha portato nei primi sei mesi dello scorso anno a una crescita del 151% degli attacchi ransomware e secondo l’Fbi al momento ci sarebbero 100 diversi tipologie di queste minacce in circolazione a livello globale. Questo è l’allarme che è stato lanciato proprio durante il World Economic Forum di Davos nel rapporto annuale “The Global Cybersecurity Outlook 2022 che segnala come lo scorso anno ci siano stati in media 270 attacchi informatici per organizzazione, +31% rispetto al 2020, con un costo legato alle violazioni salito a una media di 3,6 milioni di dollari per ogni incidente.

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