È stato la mano de Dios. Ma era una mano bucata. Ha vinto una Coppa del Mondo con l’Argentina nel 1986 ed è senza dubbio uno dei più grandi atleti di tutti i tempi. Il talento di Diego Armando Maradona lo ha portato in giro per il mondo in club come Boca Juniors, Barcellona, ​​Napoli Siviglia. Prima come calciatore, poi come allenatore. Al momento della morte, all’età di 60 anni, per arresto cardiocircolatorio, il 25 novembre 2020, il Diez aveva un patrimonio netto di 500 milioni dollari, secondo Celebrity Net Worth. 

Durante la carriera da giocatore e allenatore, Maradona ha guadagnato decine di milioni di dollari, tra stipendi e sponsorizzazioni con aziende come Hublot, Puma e Coca-Cola. All’inizio degli anni Ottanta era uno degli atleti più pagati del pianeta. Il portafoglio come la vita ha avuto diversi alti e bassi. Se sul campo non aveva nemici, al di fuori ha lottato con tossicodipendenza, dissesti finanziari, problemi di salute e le pressioni della fama internazionale.

L’ascesa e i successi di un campione

Diego Armando Maradona nasce il 30 ottobre 1960, a Buenos Aires. Cresce insieme a sei fratelli in una baraccopoli alla periferia della città. Scoperto da un talent scout, inizia l’ascesa. All’età di quindici anni, debutta da professionista nell’Argentinos Juniors. Acquistato dal Boca Juniors nel 1981 per quattro milioni di dollari, si trasferisce al Barcellona l’anno seguente, dopo un Mondiale deludente, chiuso contro l’Italia che alzerà la coppa: a fermare Maradona ci pensa, infatti, Claudio Gentile, difensore vecchio stampo, che al giovane argentino riserva un trattamento fatto di marcatura a francobollo, strattoni e, alla bisogna, calcioni negli stinchi.

I catalani sborsano una cifra record per il Pibe de oro: 7,6 milioni di dollari. Battuta due anni dopo dal Napoli, che ne tira fuori circa 10,5 milioni di dollari per l’argentino. Nella squadra campana Maradona raggiunge l’apice, portando gli azzurri a vincere gli unici due scudetti della storia. Non mancano le ombre: le frequentazioni con dei boss della camorra e un figlio da Cristiana Sinagra, Diego Armando Junior, prima rinnegato e poi, test del Dna alla mano, riconosciuto.

Sono anni d’oro per il Diez, che regala all’Argentina la Coppa del mondo nel 1986. Nella partita contro l’Inghilterra, Maradona segna quelli che probabilmente sono i due gol più famosi della storia del calcio. Il primo con la “mano de Dios“. L’Argentina si prende sul campo di calcio la rivincita per la sconfitta bellica rovinosa subìta contro il Regno Unito per la contesa sulle isole Falkland-Malvinas. E Maradona diventa l’eroe del Paese sudamericano. Il secondo definito “la rete del secolo”, partendo dalla centro campo e saltando l’intera difesa avversaria.

I problemi fuori dal campo

I Mondiali del 1990, giocati in Italia, sono una delusione per l’argentino, che perde in finale contro la Germania, nonostante l’intera città di Napoli tifi per lui dopo avere eliminato gli azzurri guidati da Azeglio Vicini. Allo stadio Olimpico, però, il pubblico italiano fischia l’inno argentino. E la risposta di Maradona viene inquadrata dalle telecamere: “Hijos de puta“. Adorato, anzi venerato, a Napoli, el Diez è stato altrettanto odiato dai tifosi degli altri club.

La dipendenza dalla droga lo costringe a lasciare il Napoli nel 1991, inizio del rapido declino della carriera da giocatore. Nel 1992 cerca di ripartire da Siviglia, spinto dalle pressioni politiche degli Stati Uniti, che lo vogliono per il Mondiale del ’94. Maradona si disintossica e torna in forma, ma durante la fase a gironi venne squalificato dopo essere risultato positivo a un test antidoping. E la carriera da calciatore può dirsi conclusa.

Come allenatore non ha successo. Siede su diverse panchine, negli Emirati Arabi e in Messico. La grande occasione arriva nel 2010: a furor di popolo viene chiamato alla guida dell’Argentina, ma il Mondiale in Sudafrica si conclude con una sconfitta per 4 a 0 subìta dalla Germania.

La morte e l’inchiesta

Maradona soffre di insufficienza cardiaca e renale, edema polmonare e cirrosi epatica. Ma per approfondire le cause della morte del calciatore, il muscolo cardiaco è stato prelevato e conservato dai periti autoptici, a disposizione del tribunale, e non è stato sepolto insieme al corpo. Le analisi post mortem hanno escluso la presenza di alcol e droga.

Le persone imputate nel caso sono sette. Il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Diaz, gli infermieri Dahiana Madrid e Ricardo Almirón, la coordinatrice dei servizi sanitari domiciliari Nancy Forlini e il responsabile dello staff infermieristico Mariano Perroni. Il capo d’imputazione nei confronti dei tre medici potrebbe trasformarsi da omicidio colposo in omicidio volontario, rischiando dagli otto ai venticinque anni di carcere. Dopo che nell’abitazione del medico personale di Maradona, Luque, sono stati trovati numerosi fogli di carta in cui la firma dell’ex calciatore era imitata, come per allenarsi a ripeterla, il dottore è ora indagato anche per falso con l’accusa di avere contraffatto la firma per venire in possesso di alcune cartelle cliniche.

Patrimonio ed eredità

Nessuno sa per certo a quanto ammonti il patrimonio di Maradona, che comprende almeno una decina di beni immobili, auto di lusso e un blindato in edizione limitata, numerosi cimeli, titoli del valore di circa 70 milioni di dollari e risparmi spalmati in almeno cinque conti bancari, tra Dubai, Argentina e Messico. Proprio a Dubai, a inizio 2021, sono stati trovati due casseforti dal contenuto misterioso e anche due macchine di lusso (una Rolls Royce e una Bmw), del valore totale di circa 350mila dollari.

I media argentini ritengono che il calciatore, in tutta la carriera, abbia incassato circa 275 milioni di dollari. Celebrity Net Worth parla di circa 500 milioni di dollari. Un calcolo che dovrà essere fatto al più presto con certezze, grazie anche all’aiuto degli Stati in cui Maradona aveva beni, per poter dividere l’eredità tra i cinque figli, come stabilito dal tribunale civile di La Plata: Dalma (34 anni), Gianinna (32), Diego junior (35), Jana (25) e Diego Fernando (8). Il test del Dna ha escluso che Magalì Gil (25) sia figlia naturale del calciatore. Però ci sono dei punti di domanda su un paio di presunti figli naturali concepiti durante il soggiorno a Cuba, ospite dell’amico Fidel Castro.

Sarà da escludere l’ammontare del debito tributario non saldato nei confronti dell’Italia. Maradona è stato coinvolto in una serie di controversie fiscali con le autorità italiane. Nel 2009 i funzionari dell’erario lo hanno accusato di dovere allo Stato 37 milioni di euro di tasse non pagate – per un periodo di oltre trent’anni -, più 23 milioni di euro di interessi. Per saldare, anche se molto parzialmente, il debito, la polizia ha sequestrato alcuni gioielli, per un controvalore di circa 42mila euro.

Musica e cultura

Maradona è ovunque. Un simbolo, un idolo e un sogno. Il famoso calciatore è entrato a fare parte della cultura argentina, napoletana e mondiale, punto di riferimento di uno sport amato da milioni di persone. Dai murales in suo onore in diverse città del mondo a qualsiasi tipo di gadget che possa ricordarlo.

Il registra Paolo Sorrentino, vincitore dell’Oscar con “La grande bellezza” gli ha dedicato l’ultimo film Netflix “È stata la mano di Dio“, da oggi al cinema: un racconto doloroso nei particolari della sua infanzia e della sua città. Nel 2008 il regista Emir Nemanja Kusturica aveva già dedicato un film documentario al campione argentino, in cui Maradona stesso mostra dove ha vissuto, da Buenos Aires, Napoli e Cuba.

Sono poi diverse le canzoni realizzare in onore del campione. Tra le più note c’è senza dubbio La vida tombola, del cantautore franco-spagnolo Manu Chao, che una volta la canta proprio davanti al calciatore in un’improvvisata durante le riprese del documentario di Kusturica. Prima ancora il cantante, già coi Mano Negra, gli aveva regalato Santa Maradona. Tra le canzoni in italiano volte a onorare il Pibe de oro c’è sicuramente il Tango de la buena suerte scritto da Pino Daniele e la composizione Diego Armando Maradona del cantautore genovese Francesco Baccini.

Immancabile poi la canzone di Rodrigo Bueno “La mano de Dios”, anch’essa protagonista del documentario di Kusturica che viene cantata proprio da Maradona live e a squarciagola in presenze delle sue figlie e di sua moglie Claudia, dando vita a un video ormai rimasto storico.

Tra i libri che ripercorrono i suoi successi e i suoi errori, ci sono Ho visto Diego, scritto da Ciro Ferrara, calciatore nato a Napoli e difensore della nazionale. La mano di Dio. Messico ’86. Poi c’è La mano di Dio. Messico ’86. Storia della mia vittoria più grande che racconta delle pagine più belle della storia del calcio, tra cui l’indimenticabile “partita delle partite”, il quarto di finale con l’Inghilterra, i 90 minuti in cui è condensato tutto Maradona. Diego. La biografia scritta da Paolo Castaldi descrive l’infanzia a Villa Fiorito, gli approdi all’Argentinos e al Boca nel calcio che conta, mentre Ho scoperto Maradona. Il giovane Diego raccontato dal suo primo allenatore di Francisco Cornejo racconta la storia del campione dal punto di vista dell’allenatore.

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