Google vince in Cassazione in tema di diritto all’oblio, dopo una pronuncia del Tribunale che la obbligava a rimuovere tutti i risultati di ricerca relativi ad un sacerdote coinvolto in passato in episodi di pedofilia. Con ordinanza pubblicata il 21 luglio 2021, la Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato da Google, e ha ribadito il principio per cui il diritto all’oblio non è un diritto assoluto ma deve essere oggetto di un giudizio di bilanciamento gli interessi contrapposti come quello pubblico alla reperibilità delle informazioni sul motore di ricerca.

Per questo motivo, secondo la Cassazione, chi agisce nei confronti del motore di ricerca per ottenere la rimozione di risultati, deve indicare con precisione e chiarezza i link oggetto della richiesta, al fine di consentire a Google, prima e al giudice, poi, di effettuare tale valutazione di bilanciamento di interessi. Ciò avviene normalmente attraverso l’elencazione degli URL che identificano la pagina web dove è contenuto l’articolo o il contenuto pubblicato dal sito fonte e che sono contenuti nell’elenco dei risultati restituiti dal motore di ricerca.

Nell’emettere questa pronuncia, la Corte ha richiamato le principali pronunce della Corte di Giustizia sul ruolo degli ISP e sul regime di “safe harbour” che li caratterizza rispetto ai contenuti di terzi che essi memorizzano e trasmettono, anche in rapporto alla normativa sulla tutela dei dati personali.

Gli advisor 

Google è stata assistita dallo studio Hogan Lovells con il socio Massimiliano Masnada (nella foto), oltre che dal team legale interno guidato dalla general counsel Marilù Capperelli, con la senior litigation counsel Marta Staccioli.

Questa pronuncia – afferma l’Avv Masnada – ha il pregio di fare chiarezza sul fatto che Google non deve accogliere per forza tutte le richieste di oblio che riceve ma che deve valutare dapprima la specificità e chiarezza della richiesta e poi operare quel giudizio di bilanciamento di interesse tra l’oblio e l’interesse pubblico alla reperibilità dell’informazione sul motore di ricerca che gli impone la legge e la giurisprudenza”.

 

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