Ci sono cedole contro le quali non c’è niente da fare. Milano è negativa. Ed è l’unica tra le principali piazze europee. A fronte di guadagni comunque sotto il mezzo punto percentuale nelle prime due ore di scambi per Parigi, Francoforte e Madrid, il Ftse Mib segna -1,1%. Il motivo sono i dividendi. Riguardano ventuno società a larga capitalizzazione, su un totale di circa settanta tra piccole e grandi società di tutta Piazza Affari. Considerato che il paniere principale italiano, le cosiddette blue chips, conta 40 società, stiamo parlando di circa metà listino che, di fatto, riporterà un segno negativo, per un impatto stimato che dovrebbe aggirarsi attorno al -1,3%.

Tradotto: il rosso della seduta odierna era ampiamente previsto. Nessun panic selling dunque, per fare qualche esempio, su Banca Popolare di Sondrio, che perde più del -8%. Né su Bper Banca, -6%, o Intesa Sanpaolo, -4%. Ma ci sono anche altre big, come Eni, Montepaschi e ovviamente gli altri titoli energetici e assicurativi. Tuttavia, saranno le società a corrispondere ai propri azionisti il dividendo maggiore a riportare i ribassi più consistenti. D’altronde la stessa cosa è accaduta il 22 aprile scorso. Una maxi tornata che aveva messo in ginocchio, per modo di dire, Piazza Affari, che infatti aveva toccato un minimo record di giornata attorno al -1,5%, prima di ridurre le perdite e chiudere con un rosso pari a -0,5%.

Per quale motivo lo stacco della cedola comporta vendite sull’azionario così importanti? La risposta è abbastanza semplice: quando un titolo va ex dividendo, il suo prezzo solitamente scende dell’importo del dividendo stesso, poiché non fa più parte del prezzo delle azioni. E quindi gli investitori e i risparmiatori che acquistano le stesse azioni dopo la data ex dividendo non hanno diritto a ricevere l’importo della cedola.

Maggiore il rischio, maggiore il dividendo

E’ bene ricordare che l’equity rappresenta uno degli asset più rischiosi sul mercato. Le obbligazioni corporate fruttano interessi. Lo stesso vale per i titoli di Stato. In entrambi i casi rappresentano investimenti sicuri, anche perché in buona sostanza si tratta di due prodotti uguali. Comprando azioni, l’investitore si assume un rischio maggiore, perché le società sono inevitabilmente più esposte di un singolo Stato. Dunque, si aspetta anche un rendimento maggiore.

A questo punto domandiamoci allora chi sono i campioni in termini di dividendi. Ovverosia quali sono le società che corrispondo ai propri azionisti il rendimento più alto e di conseguenza potrebbero riportare le perdite maggiori in Borsa. Sul podio ci sono tre banche. La prima è Banco Bpm: il rendimento è del +9,1%. Segue Intesa Sanpaolo, +8,8%. Terzo posto per Pop Sondrio, +8,1%, quest’ultima risulta la più venduta nella prima parte della mattinata di seduta. Attorno al 7% è il dividendo corrisposto da parte di altre big, come Enel, Poste, Bper e Mediolanum.

20 maggio: le società che oggi staccano la cedola

Ecco l’elenco delle società che oggi staccano le cedole. A2A, Amplifon, Azimut, Mps, Pop Sondrio, Bper Banca, Brunello Cucinelli, Diasorin, Eni, Erg, Finecobank, Generali, Interpump, Intesa Sanpaolo, Inwit, Italgas, mediobanca, Moncler, Recordati, Tenaris, Unipol. Particolare il caso di Italgas, altro titolo fortemente venduto nella sessione odierna. Un gap down che lo porta dal valore di 5,4 euro di chiusura di venerdì alla soglia psicologica dei 5 euro ad azione.

Il dividendo corrisposto è sicuramente alto, attorno al +6,7%. Ma c’è da aggiungere la notizia dell’offerta preliminare presentata per l’acquisizione della rivale 2i Rete Gas: 5 miliardi di euro, al di sopra della cifra precedentemente stimata, tra i 3 e i 4 miliardi (ne parliamo qui). Cdp Reti potrebbe infatti aggiungere un miliardo a sostegno dell’acquisizione, come riportato anche da Milano Finanza.

Nessun dividendo: il caso Unicredit

L’unico titolo tra i bancari a galleggiare attorno alla parità è infine Unicredit. Il dividendo day per l’istituto di Piazza Gae Aulenti era stato il 22 aprile scorso, cedola +5% con chiusura in Borsa -3,2%. A metà mattinata il titolo guadagna il +0,1%. A incidere sul valore ci sono diversi fattori. A partire dalla vicenda che riguarda la presenza in Russia. La Bce ha chiesto alla banca guidata da Andrea Orcel di elaborare entro giugno un piano di uscita per l’attività nel Paese, come ha riportato il Financial Times in questi giorni. Un tribunale russo ha ordinato inoltre il sequestro di asset, conti, proprietà e titoli della società, nell’ambito di una causa che coinvolge la banca stessa.

Unicredit ha già fatto ricorso in appello per ottenere lo sblocco del sequestro conservativo. Le mosse delle autorità russe, che riguardano anche altre società, saranno discusse oggi in una riunione convocata alla Farnesina. Intanto, Unicredit avrebbe scelto Alessandro Santoliquido, manager che ha messo in sicurezza Eurovita, per guidare le sue attività assicurative.

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