Sono ormai giorni che tiene banco la vicenda riguardante Novak Djokovic. E proprio poche ore fa il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke ha deciso di annullare il visto d’ingresso in Australia del tennista numero uno al mondo. Al momento, quindi, il serbo non potrà partecipare ai prossimi Australian Open. Ma la battaglia legale continua e una decisone finale è attesa domenica.

Qual è il problema?

Il problema, in sintesi, è il seguente. Chiunque voglia entrare in Australia deve essere completamente vaccinato o fornire prove che dimostrino l’ammissibilità dell’esenzione vaccinale. L’atleta, noto no vax, non è vaccinato, ma ha inizialmente ottenuto un’esenzione, in quanto positivo al Covid dal 16 al 22 dicembre scorsi.

 

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E qui la questione si è andata a complicare ulteriormente. Perché l’atleta, come ha ammesso in un post su Instagram, nei giorni in cui era positivo ha concesso a Belgrado un’intervista a l’Equipe, con tanto di shooting fotografico, violando l’isolamento. Inoltre, ha rilasciato (sostiene in “buona fede”) una documentazione di viaggio non veritiera alle autorità di frontiera al suo arrivo in Australia.  Nel questionario Covid, infatti, ha dichiarato di non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti il suo arrivo a Melbourne, mentre in realtà si era recato in Spagna dalla Serbia.

Come mostrano i dati relativi all’incremento dei follower su Instagram, al momento sembra che la reputazione di Djokovic non abbia subito danni, anzi.

Certo è che, visto ciò che potrebbero far emergere gli accertamenti in corso, prima o poi la vicenda potrebbe portare un contraccolpo economico negativo per il tennista. Ci si chiede infatti se le società con cui il giocatore ha in corso contratti di sponsorizzazione saranno ancora liete di legare il nome della propria azienda all’immagine dell’atleta. La questione, dunque, potrebbe non essere legata solo alle posizioni no vax del serbo, ma anche a una serie di comportamenti al di sopra delle regole.

Quanto valgono i contratti di sponsorizzazione di Djokovic?

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore al momento Djokovic guadagnerebbe dai contratti di sponsorizzazione circa 30 milioni di dollari, grazie ad accordi con Asics, Head, Hublot, Lacoste, Peugeot, Raifessen Bank e Ultimate Kronos Group.

I numeri legati a queste sponsorizzazioni, per la maggior parte, non sono noti. Tuttavia, dai dati in possesso, emerge come l’accordo più remunerativo per il tennista sarebbe quello con la casa di abbigliamento francese Lacoste. La sponsorizzazione frutterebbe a Djokovic ben 9,4 milioni di dollari l’anno. L’ultima azienda entrata nell’orbita del serbo, invece, è Hublot, che è andata di fatto a sostituire Seiko, con cui il tennista aveva un contratto annuale da 5 milioni (terminato a dicembre 2020).

Quanto vale il patrimonio del tennista?

Secondo Wealthy Gorilla, il patrimonio netto di Novak Djokovic è di 220 milioni di dollari, un importo derivante, oltre che dalle sponsorizzazioni, dalle vittorie ottenute in campo e dai suoi investimenti.

Come riporta Sports Khabry la maggior parte delle attività del tennista sono incanalate attraverso Family Sport, azienda con sede legale in Serbia e gestita dai membri della sua famiglia. La Family Sport si è inizialmente concentrata su attività di ospitalità e ristorazione, lanciando il franchising Novak Café & Restaurant.

Inoltre, secondo un’inchiesta de Il Sole 24 Ore, Djokovic risulta essere anche proprietario e principale azionista della startup QuantBioRes. Si tratta di una società di ricerca scientifica fondata nel giugno del 2020, che si occupa, tra le altre cose, di cercare una cura proprio contro il Covid-19.

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