Sarebbe sempre bene ricordare un assunto: la finanza nasce come strumento a supporto all’economia. Spesso, nell’eterna lotta tra Main Street e Wall Street questo concetto base rischia di essere offuscato da interessi contrapposti. Il fintech, sorto sulle ceneri della crisi dei mutui subprime del 2008, per riportare l’investitore al centro e scavalcare l’establishment finanziario, doveva essere una via. Sono passati 15 anni, ma l’eco non si è silenziata. La soluzione esiste e si chiama educazione finanziaria: spingere verso la democratizzazione di ogni forma di investimento potrebbe essere un volano in questa direzione

Dematerializzazione delle quote srl: un passo in avanti verso democratizzazione investimento ed educazione finanziaria

Lo scorso 11 aprile, il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento (ddl Capitali) che contiene una serie di interventi a sostegno della competitività degli stessi: una riforma che di fatto semplifica i vincoli burocratici e incentiva le operazioni di quotazione societaria. All’art 3 c’è la previsione relativa alla possibilità (quindi su base volontaria e non obbligatoria) di dematerializzare le quote delle Srl, come già previsto per altri strumenti finanziari.

In sostanza, le quote delle srl potranno assumere forma scritturale e la società emittente potrà richiedere l’assegnazione del codice Isin – il codice internazionale che identifica in maniera univoca gli strumenti finanziari – con conseguente inserimento dello strumento finanziario (la quota) nel conto titoli detenuto dai singoli investitori presso i propri Istituti di Credito.

Questa innovazione tecnica elimina dunque un importante ostacolo, che ha impedito fino ad ora al risparmio amministrato e gestito di avvicinarsi a questa tipologia di investimenti in economia reale: la maggior parte delle startup e PMI innovative in Italia sono costituite in forma di srl. La semplificazione nella circolazione dello strumento finanziario favorisce poi, in conseguenza, anche la creazione di un mercato secondario – su piattaforme debitamente autorizzate dall’Autorità Finanziaria – e conseguentemente la “liquidabilità” dell’investimento.
Si tratta di un vero e proprio game changer per l’asset class del Venture Capital, caratterizzato fino ad oggi da una reale difficoltà nel realizzare in tempi brevi l’investimento.

Avvicinare i capitali dormienti dei risparmiatori italiani all’economia reale

L’entrata in vigore di questo provvedimento, attualmente in corso di approvazione, rappresenta un’occasione, forse irripetibile, per veicolare parte dei 2.000 miliardi di euro dormienti sui conti correnti degli italiani verso l’economia reale, restituendo alla finanza il suo ruolo originario e nobile.

Nella pratica, gli effetti della dematerializzazione sono dirompenti. Il 60% del risparmio italiano è ancora governato all’interno del classico circuito bancario, e le operazioni di acquisto e scambio di quote societarie sono gestite da consulenti finanziari che registrano le operazioni sul conto titoli. Per poter passare attraverso il conto titoli è però necessario che le azioni dispongano di un codice Isin: di fatto con la dematerializzazione le quote delle Srl entreranno per la prima volta nel circuito bancario.

Inoltre, finora per PMI e startup la possibilità di scambio delle quote era regolamentata attraverso operazioni autenticate da notai o commercialisti, con relativi costi per il deposito dell’atto di acquisto e la certificazione del passaggio di titoli e azioni. Anche questo passaggio viene eliminato.
È una rivoluzione che tocca interessi diversi e può far paura come ogni rivoluzione, ma se non si abbraccia il cambiamento si rimane travolti. E allora meglio prepararsi a qualcosa che comunque avverrà, sfruttando la digitalizzazione a nostro vantaggio e a vantaggio di tutti.

Formazione e disintermediazione guidata per gestire questa possibilità al meglio

Sarà importante poi scegliere le piattaforme che garantiscano rigorosa selezione delle opportunità d’investimento da parte di operatori in grado di valutare il potenziale di crescita dell’azienda e sostenibilità del suo modello di business, in modo da ridurre il rischio di execution: informazioni che devono essere disponibili per l’investitore, rese di facile lettura e comprensione per favorire un investimento informato e consapevole. La formazione, attraverso la disintermediazione guidata, è quindi un pilastro fondamentale per far crescere i singoli e l’ecosistema in generale.

 

Sull’autrice

Antonella Grassigli è CEO e Co-Founder di Doorway 

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