Dopo il decollo a metà ottobre scorso, la compagnia aerea Italia trasporto aereo (Ita), la società nata dalla ceneri di Alitalia e posseduta al 100% dal ministero dell’Economia, non sta navigando cieli così sereni. Dopo l’approvazione della relazione di bilancio del 29 marzo che ha sancito la fine della fase di creazione della società e ha dato inizio a quella di privatizzazione, sei consiglieri del consiglio di amministrazione di Ita si sono dimessi. A pesare sulla scelta ci sarebbero anche i dissapori legati alla spesa per gli advisor.

Il board però non è l’unica preoccupazione della compagnia che deve fare i conti anche con possibili interessati all’acquisto di Ita. A soli pochi mesi dalla nascita poi, le perdite dell’ex Alitalia sono ingenti. Con gli ultimi tre miliardi stanziati lo scorso maggio nel decreto Rilancio per la costituzione della newco Ita, in 47 anni lo Stato italiano ha speso, dopotutto, per Alitalia circa 13 miliardi, prima dal 1974 al 2014 e poi dal 2014 ad oggi.

Perché è stato abbandonato il board

Il cda doveva traghettare la creazione della società. E così ha fatto. Come da programma, con l’inizio della fase di privatizzazione, il board ha fatto un passo indietro dimettendosi, come si legge nella nota stampa diffusa. Si tratta di Lelio Fornabaio, Alessandra Fratini, Simonetta Giordani, Cristina Girelli, Silvio Martuccelli e Angelo Piazza. Nel consiglio, però, sono rimasti il presidente Alfredo Altavilla, l’amministratore delegato Fabio Lazzerini e la consigliera Frances Ouseley.

Tuttavia fonti vicine a Ita avevano fatto sapere che, alla base della scelta dei sei consiglieri di dare le dimissioni proprio in questo momento di transizione, ci sarebbero – stando a indiscrezioni riportate da alcuni giornali – delle frizioni anche sugli advisor scelti per la privatizzazione (Jp Morgan e Mediobanca per la parte finanziaria e Grande Stevens e Sullivan & Cromwell per quella legale) e in particolare sul costo richiesto per la prestazione.

Altavilla, però, intervistato dal Corriere della sera, ha confermato tra le righe che le dimissioni dei consiglieri sono state un atto dovuto. Dopo l’approvazione della relazione di bilancio di Ita Airways per l’esercizio 2021 si è chiusa infatti definitivamente la fase uno della compagnia, grazie anche al via libera della Commissione europea. Insieme agli altri due membri del cda, il presidente ha rassicurato che si procederà ora con la privatizzazione in modo rapido e in accordo con le indicazioni del governo e del ministero dell’Economia e delle finanze.

La permanenza di Altavilla nel board, però, non è stata ben accolta da più parti politiche, da Fabio Rampelli, vicepresidente alla Camera dei Deputati di Fratelli d’Italia, a Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. Al presidente di Ita è stato anche rimproverato il mancato coinvolgimento delle istituzioni nei passaggi fondamentali della privatizzazione.

Se da destra poi la dirigenza di Ita Airways è stata duramente criticata per la possibile acquisizione della compagnia di bandiera da parte di Lufthansa, che completerebbe l’operazione insieme al gruppo Msc, da sinistra è stata attaccata la gestione del passaggio da Alitalia alla newco, con molti dipendenti rimasti senza lavoro e senza stipendio.

L’interesse per Ita

La privatizzazione di Ita Airways è partita a febbraio quando il governo ha varato il decreto per avviare l’iter per la ricerca di un partner per la compagnia pubblica. A quel punto le opzioni previste erano due: un’offerta pubblica o la vendita diretta. A farsi avanti per primi sono stati Msc e Lufthansa che a gennaio hanno inviato al governo italiano una manifestazione d’interesse da 1,2-1,4 miliardi di euro per rilevare la maggioranza della compagnia aerea italiana.

A marzo, invece, si è aggiunto (non formalizzato) il fondo statunitense Certares (specializzato in viaggi e turismo) che vedrebbe come potenziali partner commerciali (senza una partecipazione nel capitale) Air France-Klm e Delta Airlines. Il Mef, azionista unico di Ita, resterà nel capitale con una quota di minoranza, che in una seconda fase potrebbe anche essere venduta. Infine, al momento, potrebbe entrare in gioco anche il fondo statunitense che investe in diverse low cost d’Europa e dell’America, Indigo Partners.

Un’azienda già in perdita

A soli tre mesi dalla nascita, a gennaio, sulla nuova compagnia aerea Ita pesava già una perdita di 170 milioni di euro e ricavi al 50% inferiori a quelli previsti nel piano industriale. Come riportato da ilfattoquotidiano.it, il presidente dell’Osservatorio trasporti Dario Balotta ha sottolineato che Ita è in fondo alla classifica dei passeggeri trasportati da Linate nei primi due mesi dell’anno, con una media di 70 passeggeri per volo, contro i 130 di Easyjet o i 153 di Ryanair.

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