Dopo un 2021 in credibile che ha visto tutti gli indicatori in crescita, i giganti del Websoft registrano una brusca frenata. A salire è solo il fatturato aggregato con asimmetrie a livello geografico.  È quanto emerge dall’indagine annuale sui maggiori gruppi mondiali Software&Web realizzato dall’Area Studi Mediobanca. Lo studio analizza i dati dei primi nove mesi 2022 e del triennio 2019-2021 delle 25 maggiori WebSoft internazionali, con ricavi superiori a 12 miliardi di euro ciascuna, di cui 11 hanno sede negli Stati Uniti, nove in Cina, due in Germania e Giappone e una in Corea del Sud. A questo si aggiunge un approfondimento sulle relative filiali italiane.

Ridimensionamento dei giganti del Websoft nei primi nove mesi 2022

Tra gennaio e settembre 2022 i maggiori operatori mondiali del WebSoft crescono solo in termini di fatturato aggregato (+9,5% sui primi nove mesi 2021), con asimmetrie a livello geografico: il Nord America (+13,7%) tiene più di Europa e Asia la cui crescita è limitata a una singola cifra (rispettivamente +8,2% e +6,6%), con l’America Latina in forte accelerazione (+24,9%), pur con valori ancora contenuti (1,5% del fatturato complessivo). Il ritorno alla normalità si riflette nel rimbalzo dei comparti più penalizzati dalla pandemia: sharing mobility (+111,6% di ricavi a/a) e vendite online di viaggi (+55,5%). L’incremento del giro d’affari appare invece più contenuto per quei settori che avevano beneficiato dei cambiamenti nelle abitudini dei consumatori: food delivery (+27%), cloud (+21,3%) ed e-commerce (+3,8%). I comparti con maggiore incidenza sul fatturato sono l’e-commerce (37%), la pubblicità (25%) e il cloud (19%).

Nello stesso periodo risulta in contrazione la redditività operativa (-5,5% il Mon sui primi nove mesi 2021) e crollano gli utili netti (-42,0%), con ogni società che ha mediamente prodotto un
utile netto giornaliero di 16 milioni rispetto ai 27 milioni del 2021. In calo anche la liquidità (-11,9%) che resta comunque ancora sostenuta, con un’incidenza sul totale attivo del 23,4% a fine settembre 2022 (dal 28,0% a fine dicembre 2021, superiore al 14,4% della grande manifattura). Questo ridimensionamento riflette i maggiori investimenti per crescita interna (+20% sui primi nove mesi 2021) ed esterna, tramite operazioni di M&A (goodwill +15%), ma anche l’azione di sostegno ai prezzi di Borsa (acquisto di azioni proprie +12%).

A livello di singoli gruppi, nei primi nove mesi 2022 si registra l’impennata dei ricavi delle statunitensi Uber (+99,3%), Booking (+63,5%) ed Expedia (+43,2%), seguite a distanza dalla coreana Coupang (+14,4%) e dalla giapponese Rakuten (+13,7%). Segno negativo e a doppia cifra per Activision Blizzard (-21,8%), Qurate (-14,1%), Vipshop (-13,9%) e Wayfair (-12,8%). Per quanto riguarda la redditività industriale, nei primi nove mesi del 2022, Microsoft guida la classifica per Ebit margin (41,2%), davanti ad Adobe (35,1%), Oracle (33,4%) e Nintendo (33%).

Il 2021 è stata l’ultima fiammata dei giganti del Websoft?

Nel 2021 il giro d’affari aggregato delle 25 maggiori WebSoft mondiali ha toccato quota 1.584 miliardi di euro, pari al 90% del Pil italiano. In un quadro di forze consolidato da tempo, Stati Uniti e
Cina si sono spartite la quasi totalità dei ricavi: il 67% del fatturato WebSoft è stato generato dai colossi statunitensi, il 28% da quelli cinesi e solo il 5% dai gruppi di altri paesi. La pandemi ha ulteriormente evidenziato il divario di velocità di crescita tra le WebSoft e le multinazionali manifatturiere. Mentre le prime hanno accelerato (+50% i ricavi 2019-2021), le seconde hanno segnato solo un +7,6%.

Il giro d’affari è sempre più concentrato: i primi tre player, Amazon, Alphabet e Microsoft, rappresentano la metà dei ricavi aggregati, con Amazon (414,8 miliardi, di cui il 50,9% generato dal retail), in prima posizione dal 2014, che ne concentra da sola oltre un quarto. Le multinazionali WebSoft continuano a brillare per redditività industriale. Con un Ebit margin al 15,8% nel 2021 si posizionano al terzo posto nel confronto settoriale dopo le farmaceutiche (24,1%) e le telco (15,9%). Se però ci si focalizza esclusivamente sull’anima digitale e si esclude l’e-commerce, il loro Ebit margin vola al 25,8% primeggiando su tutti gli altri settori industriali. A fine 2021 la forza lavoro delle WebSoft contava quasi quattro milioni di persone in tutto il mondo, in aumento di oltre un milione di unità sul 2019, di cui +810mila dalla sola Amazon, regina indiscussa per numero di occupati: 1.608 mila a fine 2021.

Le filiali italiane

Le WebSoft presidiano l’Italia tramite società controllate, ubicate in gran parte al Nord, soprattutto a Milano e provincia. Il fatturato aggregato delle filiali italiane ha raggiunto 8,3 miliardi nel 2021, occupando circa 23mila lavoratori. Rispetto al 2020 si calcolano oltre quattromila dipendenti in più, in massima parte assunti dal gruppo Amazon che vanta il maggior numero di occupati in Italia (11.911 unità nel 2021).

Inoltre nel 2021 le filiali dei giganti del WebSoft hanno versato al fisco italiano quasi 150 milioni per un tax rate effettivo del 25,1%. Considerando anche l’accantonamento per il pagamento della Digital Service Tax, il tax rate salirebbe al 33,5%.

Crollo in Borsa nel 2022

Dopo anni caratterizzati da un particolare feeling con i listini di Borsa, con il picco di capitalizzazione raggiunto nel dicembre 2021 (8.628 miliardi), il 2022 registra la prima flessione significativa con un crollo del -29,2% al 18 novembre 2022. A fine 2021 la capitalizzazione delle 25 maggiori WebSoft valeva l’8,3% del valore complessivo delle borse mondiali, mentre attualmente si ferma al 6,6%. Nel confronto con l’Italia, invece, le WebSoft si confermano dei pesi massimi: valgono dieci volte l’intera Borsa italiana.

Al 18 novembre 2022 il podio di Borsa è occupato da Microsoft (1.735 miliardi), Alphabet (1.219 miliardi) e Amazon (927 miliardi); medaglia di legno per la cinese Tencent (340 miliardi). Da fine
dicembre 2021 a metà novembre 2022 solo cinque gruppi hanno registrato una performance particolarmente positiva: Pinduoduo (+32,1%), Vipshop (+22,3%), Activision Blizzard (+22,2%),
Ibm (+21,2%) e Adp (+14,0%).

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