Ennio Doris (nella foto di copertina) è morto nella notte fra il 23 e il 24 novembre, alle 2 e 12 minuti. Il fondatore di Banca Mediolanum aveva 81 anni.

Lo annunciano la moglie, Lina Tombolato, e i figli Sara e Massimo (amministratore delegato del gruppo), che “in questi giorni di lutto” desiderano “mantenere uno stretto riserbo”. E che chiedono a tutti di “voler rispettare”.

I dipendenti e i collaboratori del gruppo, si legge in una nota, “si stringono uniti e partecipi attorno alla famiglia Doris e, con enorme commozione, rendono omaggio a Ennio Doris, grande uomo e straordinario imprenditore”.

Poco dopo la diffusione della notizia, Silvio Berlusconi ha affidato ai social il ricordo dell’amico: “Un grande uomo, un grande imprenditore, un grande patriota un grande italiano. Un uomo generoso, altruista, sempre attento agli altri, sempre vicino a chi aveva bisogno. Un mio grande amico. Ci mancherà molto, mi mancherà moltissimo. A Massimo, a Sara, a Lina la mia vicinanza e tutto il mio affetto”.

L’uomo che bussava agli artigiani

Doris nasce a Tombolo (Padova) il 3 luglio del 1940. Sposato dal 1966 con Lina Tombolato, lascia due figli – Massimo e Sara – e sette nipoti: Agnese, Alberto, Anna, Aqua, Davide, Luna Chiara e Sara Viola.

Da bambino Ennio Doris sogna di diventare mediatore di bestiame come il padre, ma al dieci anni si ammala di nefrite. Si concentra sugli studi. Dopo il diploma in ragioneria alla scuola superiore Jacopo Riccati (Treviso), inizia la carriera lavorativa alla Banca Antoniana di Padova, nella filiale di San Martino di Lupari.

Diventa direttore generale delle officine meccaniche Talin di Cittadella, dove affianca l’industriale Dino Marchiorello, che gli trasmette il desiderio di diventare imprenditore.

Passa alla consulenza finanziaria, prima in Fideuram e poi in Dival (Ras). Arriva a gestire 700 consulenti.

Sono gli anni in cui il Nordest, nel primo Novecento terra contadina che esportava migranti, sta esplodendo. Migliaia di artigiani, rimboccandosi le maniche, costruiscono imprese, che diventeranno sempre più grandi.

Doris va a bussare alle porte di questi imprenditori e chiede di affidargli i risparmi. Il fondatore di Banca Mediolanum ha raccontato, negli anni successivi, l’episodio di un falegname che gli affidò 10 milioni di lire, mostrandogli i calli delle mani, perché non erano i soldi che gli stava dando, ma quei segni del lavoro: “E si ricordi che io non posso permettermi di ammalarmi, perché altrimenti la mia famiglia non va avanti”, gli disse. E’ la svolta. “Lì ho capito quello che dovevo fare: aver successo”, ha spiegato Doris. “Non perché sono bravo a vendere qualcosa, ma perché sono utile alle persone. Per farlo, però, devo avere a disposizione tutti gli strumenti necessari, compresi quelli bancari”.

La nascita di Banca Mediolanum

Con la volontà ferrea che lo contraddistingue, Doris propone l’idea di creare una rete di consulenti nel risparmio gestito a Berlusconi, conosciuto nel 1982. Nasce Programma Italia. L’idea è semplice e rivoluzionaria al contempo: avvicinare la banca alle persone. Doris ne farà un motto e poi un payoff pubblicitario di Banca Mediolanum: “Costruita attorno a te”.

Nel 1992 gli viene conferita l’onorificenza di ffficiale dell’ordine al merito della repubblica italiana e nel 2002 quella di cavaliere del lavoro.

L’uomo che si è fatto da sé, il consulente intraprendente che bussava alle porte degli artigiani per chiedere di affidarli in risparmio, si toglie la soddisfazione di entrare nel salotto buono per antonomasia della finanza italiana: dal 2000 al 2012 siede nel cda di Mediobanca.

Fino allo scorso 3 novembre Ennio Doris ha ricoperto la carica di presidente di Banca Mediolanum, giorno nel quale è stato nominato, a seguito di delibera assembleare, presidente onorario.

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