Il giorno in cui il Palermo Calcio fu assegnato ufficialmente alla società Hera Hora Srl, era il 24 luglio del 2019, l’allora sindaco Leoluca Orlando, in conferenza nella sede del comune, disse: “È stata scelta la proposta più completa e affidabile. Perché il gruppo non affermava che si sarebbe provveduto a fare, ma ha fatto”. 

Tre anni dopo, Dario Mirri lo ha fatto ancora. Ha mantenuto la promessa di un progetto vincente, avendo portato la squadra dalla serie D alla serie B. Poi l’ha messa nelle mani di qualcuno in grado di finire ciò che ha iniziato. E cioè di farla crescere esponenzialmente fin a dove Palermo merita di stare, citando le stesse parole del presidente Mirri, che rimarrà tale anche dopo l’operazione con City Football Group, la holding che ha rilevato l’80% del club per 13 milioni di euro, più bonus. La società rosanero passa così di mano allo sceicco Mansour, già proprietario del Manchester City. Un’operazione che sa molto di momento storico. Perché è la prima volta che una squadra italiana entra nella grande famiglia City Group, proprietaria di altri dodici club, distribuiti su 4 continenti: Stati Uniti, Sud America, Europa e Asia.

Paolo Nastasi, (Allen & Overy): “Il presidente Dario Mirri? Un visionario”

“Non capita tutti i giorni di riuscire a convincere i proprietari del Manchester City, una delle società più prestigiose e ricche del mondo”. A parlare è Paolo Nastasi,  partner di Allen & Overy, l’advisor che ha assistito il Palermo Football Club nell’operazione, coadiuvato dall’associate Davide Biasotti e dalla trainee Chiara Pinto, in coordinamento con lo studio legale Mazzarella con gli avvocati Giuseppe Mazzarella, Claudio Carapezza e Alessandro Maggio.

“Dario Mirri si conferma un imprenditore visionario -continua Nastasi-. La trattativa è durata sette mesi, durante i quali si è recato spesso a Londra per spiegare il progetto in prima persona. Progetto che alla fine è stato sposato a prescindere dalla promozione in serie B. L’acquisizione sarebbe avvenuta anche se il Palermo fosse rimasto in serie C. Per certi versi, un momento storico anche per loro, poiché mai avevano considerato una categoria così bassa, prima d’ora”.

City Group, quando il calcio diventa azienda

L’obiettivo? La promozione in serie A, ovviamente. Però senza fretta. Ferran Soriano, Ceo del fondo che fa capo ad Abu Dhabi United Group, che ne detiene il 78% delle quote e di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: “L’umiltà è importante, il nostro obiettivo è consolidarci in Serie B, anche se vogliamo andare in A. Servirà pazienza, bisogna fare tutto passo dopo passo. La promozione è il nostro sogno ma intanto pensiamo di consolidare la serie cadetta”.

E allora salvezza innanzitutto, tanto per cominciare. Una dichiarazione che forse può aver spiazzato i tifosi presenti, in tutto 400, e i giornalisti. Considerata la potenza di fuoco del fondo, ci si poteva attendere un’immediata campagna acquisti di livello per un immediato salto di categoria. “Il che è vero solo in parte -continua l’avvocato Nastasi-. Perché prima dei soldi quello che è arrivato a Dario Mirri è stata la professionalità del modello di business di City Group, il calcio può essere salvato solo se viene trattato come un’azienda vera e propria. E che quindi come tale prevede spese, ma anche ricavi ed entrate. Per farlo serve un progetto strutturato. Che si costruisce nel tempo”.

“Non sono stati scelti i soldi, ma il progetto più sostenibile”

Ancora da definire l’organigramma societario e dirigenziale, il ceo Soriano ha garantito investimenti immediati sullo stadio Barbera, sul settore giovanile e in un nuovo centro di allenamento di livello. Per City Football Group parlano i risultati. Dei 12 club di proprietà del fondo di matrice araba, ma con partecipazioni anche cinesi e americane, negli ultimi 18 mesi  sono arrivati cinque scudetti nelle massime serie e due nella categoria cadetta. E’ anche per questo che Dario Mirri, tra le lacrime in conferenza stampa, si è detto felice, orgoglioso e commosso.

“Lo era perché è un palermitano doc -aggiunge Nastasi-. Lui ama la sua città, per questo ha scelto di tutelare il Palermo e affidarsi al progetto più affidabile. Posso confermare che il club ha ricevuto offerte forse anche più vantaggiose per Dario Mirri, sia da fondi di private equity sia da imprenditori del mondo del calcio, passato e presente. Mirri non ha scelto i soldi, ma un progetto sostenibile per la squadra e la città. Perché non esiste un gruppo al mondo che abbia affrontato il calcio nel modo in cui lo ha fatto City Group”.

L’approccio imprenditoriale salverà il calcio

L’operazione è la conferma che il mondo del calcio sta cambiando. Un cambiamento iniziato all’estero ma che inizia a manifestarsi anche in Italia. Vedi l’operazione che ha coinvolto il Milan con il fondo RedBird. La Sampdoria potrebbe ricevere la proposta non vincolante dai fondi Cerberus e Redstone, mentre gira voce che InvestCorp, dopo il nulla di fatto con il club rossonero, possa puntare ai cugini dell’Inter, di proprietà della holding Suning Group. “Non è più solo il singolo imprenditore che vuole farsi conoscere. Il cambiamento parte dal fatto che adesso ci si affaccia sul mondo del calcio con professionalità. Lo fanno i fondi di private equity che hanno un progetto di qualità. Il calcio non è più un giocattolo ma diventa impresa, con i ricavi come obiettivo. E’ l’approccio imprenditoriale che salverà il calcio, trasformandolo finalmente in qualcosa di diverso”.

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