Non ci sono più dubbi: il futuro della formazione passa dal digitale. Gli ultimi dati dicono che il mercato intorno al mondo dell’educazione vale 5mila miliardi di dollari e il 2% di questo è da attribuire all’edtech. Una tendenza che non sembra fermarsi anche nel 2022. Basta guardare i movimenti di quest’anno: a fine marzo, la piattaforma di apprendimento Coursera ha debuttato in borsa con una valutazione di oltre 4 miliardi di dollari. Poco dopo, l’app Duolingo ha raggiunto il Nasdaq con una valutazione di 3,7 miliardi di dollari. Ad ottobre Udemy, che ha visto una crescita dei ricavi del 56% grazie ai corsi di formazione business, ha raggiunto un ipo da 4 milardi. Ma questi sono solo alcuni esempi di come stia cambiando questo settore, e, quindi,  questo mercato.

La spinta della pandemia

Cambiando le necessità di formarsi in un mercato sempre più competitivo, il digitale gioca un ruolo chiave anche nei processi di upskilling e reskilling aziendali.  Sarebbe, infatti, sbagliato considerare l’edtech come legato esclusivamente alla vita scolastica. In realtà le tecnologie per l’istruzione sono legate all’apprendimento durante tutto l’arco temporale della vita, e quindi per la formazione professionale continua. Una comprensione che si riscontra a livello globale. Seppur sia vero che il settore ha vissuto una vera e propria esplosione dovuta alla pandemia che ha costretto la remotizzazione e digitalizzazioni di lezioni e attività.

Secondo i dati di PitchBook, durante i primi 10 mesi del 2021, gli investitori hanno incanalato 13,8 miliardi di dollari in startup edtech, superando i finanziamenti di venture capital globali del settore per tutto il 2020. Questo capitale ha anche aiutato a coniare 14 nuovi unicorni edtech, che rappresentano quasi la metà delle 35 società edtech del valore di 1 miliardo di dollari o più. Una tendenza che, però, è iniziata con la pandemia. Secondo un rapporto di CB Insights, infatti, nei primi sette mesi del 2020 gli investimenti di venture capital in aziende e startup del settore nel mondo hanno superato i 4 miliardi di dollari. In quel momento uno dei più consistenti è stato raccolto da Roblox, una piattaforma di gaming educativo.

Ma il fermento non è solo statunitense. Dovrebbe arrivare entro la fine del 2021 la prima quotazione in Borsa di una compagnia edtech europea: si tratta di Babbel, attiva nell’apprendimento linguistico a distanza, che ha come obiettivo iniziale  incassare 180 milioni di euro per potenziare i servizi e aggredire nuovi mercati. La scaleup ha chiuso il 2020 con 147 milioni di euro di ricavi, con un trend in crescita (+18%) anche nel primo semestre del 2021 arrivando a toccare 83 milioni di euro a metà anno.

Le operazioni  in Italia 

In Italia, nel 2020 si sono contate 136 startup innovative edtech. A movimentare il mercato, in realtà, sono soprattutto le operazioni m&a, non solo lato tech. Lo scorso giugno, infatti, la piattaforma online specializzata nel micro-learning 4books ha chiuso un round di finanziamento da 2,4 milioni di euro. Lead investor è il gestore di fondi di venture capital P101, che ha sottoscritto l’operazione per 1,2 milioni attraverso il secondo veicolo P102 e il fondo di venture capital Italia 500, istituito da Azimut Libera Impresa e gestito in delega da P101. L’altra metà del round è stata sottoscritta da StartupItalia.

A luglio, invece, Alpha Test ha acquisito Boolean, aumentando la presenza nel settore edtech. Si tratta di una scaleup fondata nel 2018 da Fabio Forghieri e Roberto Marazzini, che, con il deal, sono diventati soci di Alpha Test. Bolean ha archiviato il 2020 con ricavi per circa 2 milioni, registrando una crescita a tripla cifra su anno. Alpha Test l’anno scorso ha registrato un fatturato di circa 15 milioni.  Va notato che il deal si inserisce all’interno di un piano di sviluppo, iniziato con l’acquisizione della maggioranza di 700+ Club, con cui Alpha Test punta a costituire un hub europeo, con spiccata vocazione digitale, dedicato alla formazione e alla preparazione di qualità per test universitari, concorsi e figure professionali del settore digitale.

Di recente, invece, si è perfezionata l’acquisizione da parte di Cvc Capital Partners da Danilo Iervolino del 100% del Gruppo Multiversity, proprietaria, tra l’altro, di Università Telematica Pegaso e di Università Mercatorum. Legance e Allen & Overy hanno assisto Cvc,  Gianni & Origoni ha assistito Danilo Iervolino.  L’Antitrust, inoltre, ha dato il via libera all’acquisizione, da parte del Gruppo Mondadori, del 100% di De Agostini Scuola, operazione che dà vita al big player italiano dell’editoria scolastica, con strizza l’occhio al digitale.

Il caso Develhope 

Emblematico nella penisola il caso di Develhope, che ha portato a casa, la scorsa estate, un round da due milioni di euro guidato da Cdp Venture Capital attraverso il Fondo Italia Venture II – Fondo Imprese Sud. “L’obiettivo dovrebbe essere quello di superare il divario occupazionale e digitale italiano creando opportunità di formazione, servizi e tecnologie anche per il Sud Italia, che oggi, secondo i dati Eurostat, presenta una disoccupazione giovanile pari al 50%. Siamo molto orgogliosi di aver registrato a luglio questa operazione”, commenta a Dealflower Massimiliano Costa, Ceo&Founder di Develhope, una tech school senza costi d’iscrizione.

“L’emergenza sanitaria ha senza dubbio accelerato la crescita della formazione in digitale: molte scuole professionalizzanti si sono trovate a trasferire i propri corsi online, passando a una modalità totalmente digitale. Il mercato edtech però in Europa era già molto solido, in Italia la pandemia ha dato una spinta a qualcosa che si sarebbe consolidato più lentamente”, prosegue il Ceo. “Questo è sicuramente positivo: oggi moltissime persone possono formarsi o aggiornare le proprie competenze più facilmente, potendo accedere ai contenuti quando e come vogliono”.

Il progetto Develhope ha ambizioni più grandi come avvicinare i talenti femminili alle materie Stem e colmare il gender gap. “Siamo molto orgogliosi infatti di aver recentemente stretto una partnership con Bulgari, che metterà a disposizione alcune borse di studio, con l’obiettivo di supportare gli studenti che hanno intrapreso il percorso formativo per diventare futuri sviluppatori all’interno del pool di partner già operanti con Bulgari in ambito digital”, conclude Costa.

Ma Develhope non è l’unico esempio tricolore. Fra le  startup italiane edtech di maggior successo c’è WeSchool, che durante il primo lockdown ha concesso gratuitamente la sua piattaforma a migliaia di docenti e studenti per poter continuare a seguire le lezioni anche da casa. Nel 2020 Weschool ha chiuso un round di finanziamento in equity da ben 6,4 milioni di euro. Ma si pensi anche a Magma Learning che ha elaborato un sistema di apprendimento a misura di ogni studente basato sull’intelligenza artificiale o ARMarket che sta sviluppando soluzioni per innovare il processo di selezione e ammissione degli studenti ai corsi universitari.

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