Sono 54 le società quotate sul mercato Euronext Growth Milan (il 28% del totale) che hanno rendicontato le proprie attività di sostenibilità nel 2022 per una capitalizzazione complessiva di 5 miliardi di euro. Come emerge dai dati dell’Osservatorio Esg (al 31 dicembre 2022) di IR Top Consulting, boutique finanziaria specializzata sui capital markets e nell’advisory per la quotazione, Ipo partner di Borsa Italiana, il 66% delle imprese pubblica un bilancio o report di sostenibilità/Esg, mentre il 20% pubblica la relazione d’impatto in virtù del proprio status di società benefit. Inoltre, il 7% redige anche la Dnf, il 7% anche il bilancio integrato e il 2% il bilancio sociale.

“L’attenzione verso le tematiche Esg si dimostra per gli investitori una materia sempre più importante che vede le aziende quotate impegnate a sostenere un approccio mirato alla quotazione sostenibile, che rendiconti le variabili sociali, ambientali ed economiche nella propria equity story – spiega Anna Lambiase, ceo di IR Top Consulting e direttore scientifico dell’osservatorio Esg Egm -. L’analisi dell’osservatorio Esg evidenzia come rendicontare i temi della sostenibilità attraverso il monitoraggio delle variabili chiave e la costruzione della reportistica di sostenibilità risulti essere una best practice sempre più centrale nelle logiche di business, così come l’adozione di modelli di stakeholder engagement che consentono un definito e trasparente sistema di gestione aziendale. Affidabilità, solidità economica e sociale sono i driver di successo di un’azienda sostenibile”.

Quali sono le aziende più sustainable

Dall’analisi emerge che le società sustainable appartengono principalmente al settore technology services  con 24% (come indicato nel grafico sotto). Seguono i settori producer manufacturing con il 15% e commercial services con il 13%.

Mentre, dal punto di vista territoriale, la regione più rappresentata è la Lombardia con il 48% di società quotate sustainable (come indicato nel grafico sotto), seguita da Lazio con il 11%, Emilia-Romagna e Campania, entrambe con il 9%.

Gli standard adottati

Tra gli standard di rendicontazione diffusi a livello internazionale, quello maggiormente adottato dalle aziende del campione (83%) è il Global reporting initiative (Gri Standards). Il 2% adotta il Social accountability standards (Sai) mentre il 15% non ha specificato lo standard di rendicontazione.

Relativamente ai Gri Standards, si rileva che: il 39% del campione ha optato per l’opzione “In Accordance – Core”, il 37% ha preferito l’opzione “Reference”, mentre il restante 24% non specifica.

Obiettivi di sviluppo sostenibile

Un ulteriore aspetto di analisi ha riguardato l’adozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Agenda 2030 dell’Onu. Emerge che il 57% delle aziende ha preso in considerazione l’impatto che la propria attività ha sugli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Facendo seguito all’analisi dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, emerge come i Goals 8 – Decent Work and Economic Growth (56%), 4 – Quality Education e 12 – Responsible consumption and production (entrambi al 46%) risultano quelli maggiormente adottati dalle società all’interno del loro percorso di crescita e sviluppo sostenibile.

Rischi relativi agli aspetti Esg

Il 35% del campione dichiara di adottare un modello di gestione dei rischi per garantirne un corretto controllo e mappare una strategia risolutiva. Il restante 65% ha dichiarato di non adottare un sistema di identificazione dei rischi di natura non finanziaria, basandosi quindi sull’analisi del contesto interno ed esterno della azienda.

Sono stati analizzati i principali rischi a cui una società può essere esposta: personali ed economici/business (entrambi 52%), ambientali (43%), corruzione (28%) e sociali (22%).

L’importanza di avere modelli di governance efficienti

L’indagine ha esaminato poi il grado di integrazione dei modelli di governance implementati dalle società del panel; in particolare, ha riguardato la presenza di una politica formalizzata: l’89% delle aziende del panel ha adottato il codice etico, quale documento ufficiale dell’azienda che contiene l’insieme dei diritti, doveri e delle responsabilità nonché i valori dell’ente nei confronti dei portatori d’interesse.

Il 70% del campione è dotato di un modello di gestione, organizzazione e controllo (Modello 231), anche se l’89% delle società non ha identificato i rischi non finanziari di natura corruttiva attraverso un modello di gestione di anticorruzione.

Con l’obiettivo di assumere in maniera più snella ed efficiente le decisioni strategiche in merito alle tematiche di sostenibilità Esg, il 20% delle società si è dotato di un comitato di sostenibilità con il compito di supervisionare i temi non finanziari (socio-ambientali) e di integrare all’interno della propria strategia aziendale i criteri Esg.

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