Marine Le Pen vincitrice delle elezioni in Francia. Uno scenario poco probabile all’inizio della campagna elettorale. Non da escludere del tutto con l’avvicinarsi del primo turno. Per niente impossibile a poche ore dal voto per il ballottaggio. Quello della leader di Rassemblement National è stato un progressivo aumento di consenso, che ha sorpreso un po’ tutti, analisti e politologi in primis. Ma anche i mercati finanziari. Il 5 aprile scorso, giorno in cui la forbice del consenso nei sondaggi tra Le Pen ed Emmanuel Macron non è mai stata così stretta,  il Cac40 ha registrato una perdita dell’1,28%, risultando l’indice peggiore in Europa. Un campanello d’allarme su quanto potrebbe accadere se l’estrema destra dovesse salire all’Eliseo? Forse. Certo è che se il presidente uscente dovesse confermarsi non sono attesi scossoni sul mercato. Diversa la prospettiva se la figlia di Jean Marie Le Pen dovesse davvero essere premiata dagli elettori. In Francia, ma anche in Europa.

Non è la Frexit, ma poco ci manca

Incremento dello spread Oat/Bund. Forti ribassi del mercato azionario. Un euro più debole. E la perdita della leadership politica in Europa. Non è la Frexit ma poco ci manca. Stando ai report delle banche d’affari e alle grandi società d’investimento, Parigi rischia questo. Con risvolti forse ancora più pesanti sul fronte geopolitico. Troppo profonde le divergenze tra i due candidati sulla gestione dei negoziati con la Russia, senza considerare il forte scetticismo di Marine Le Pen nei confronti della Nato.

Elezioni in Francia, Le Pen fa rima con instabilità

L’instabilità, si sa, non piace ai mercati. Soprattutto se un’esponente di destra dovesse ribaltare completamente i piani politici ed economici del paese, a partire da fisco (la Francia è tra i paesi con il cuneo fiscale maggiore, superiore anche all’Italia) e immigrazione. Se la sfida tra i due contendenti fosse un testa a testa (anche se Macron al momento sembra ancora leggermente favorito) il vincitore, o la vincitrice, potrebbero non avere la maggioranza in Parlamento. La costituzione francese però prevede che il presidente possa prendere decisioni a prescindere dal parere del governo. Sin dalla campagna elettorale, Le Pen ha espresso più volte l’interesse di modificare leggi importanti come quelle volte a contenere la mobilità, specialmente sul tema dell’immigrazione: ecco perché uno scenario di forte instabilità finanziaria non è così impossibile.

Frexit addio, Le Pen parla ai consumatori

La sensazione è che i risultati del primo turno siano già stati azzerati. Quattro i punti di vantaggio di Macron (28,6% contro il 24,4% di Le Pen), a cui i quotidiani francesi hanno assegnato la “vittoria” nel dibattito in Tv di mercoledì. La partita però resta aperta, al contrario delle elezioni nel 2017, quando il presidente prevalse con un abbondante 66%. All’epoca, Marine le Pen puntò molto sull’uscita della Francia dall’Europa. Stavolta però la sua campagna elettorale si è concentrata soprattutto sulla lotta al rialzo dei prezzi, conquistando parecchio consenso specie tra i giovani, con la promessa di ridurre il prezzo del petrolio, aumentare gli stipendi ove possibile e proteggere i consumatori. C’è da dire che l’inflazione in Francia è tra le meno alte in Europa: l’ultima rilevazione è una crescita del 4,5% a marzo, contro il 7,3% in Germania e il 6,5% in Italia.


Grafico Inflazione in Francia by tradingeconomics.com

 

“Le Pen vince le elezioni in Francia? Borsa di Parigi giù del -5%”

Il mercato non sta scontando le elezioni in Francia. Per ora. Le oscillazioni negative sono causate dal conflitto tra Russia e Ucraina, dall’inflazione e dalle politiche monetarie delle banche centrali. “Qualora Macron trionfasse il prezzo degli asset finanziari francesi rifletterebbe il valore dell’economia reale -spiega Marco Oprandi, head of Cross Asset Solutions di Cirdan Capital-. In buona sostanza il mercato percepirebbe il risultato quasi come una non notizia. Al contrario, se Le Pen dovesse risultare vincitrice, gli scossoni nel breve periodo potrebbero esserci eccome. A partire dallo spread con il bund tedesco, e da un possibile indebolimento dell’euro nel cambio con il dollaro. Probabile anche un forte calo della borsa di Parigi, attestabile attorno al -5%”.

“Abbiamo adeguato i nostri portafogli in caso di vittoria di Le Pen”

Tuttavia, una reazione a catena nei mercati finanziari è da escludere, almeno secondo Francois Rimeu, senior strategist di La Francaise Asset Management: “Le implicazioni a lungo termine rimangono difficili da valutare, anche se il rischio di una Frexit è da escludere”. Il vero spauracchio dunque rimane l’incertezza per lo sviluppo del paese. E forse, del continente: “In questo senso abbiamo adeguato i nostri portafogli -continua Rimeu- riducendo l’esposizione ai titoli di stato francesi e aumentandola a sua volta verso la Germania, vendendo Euro rispetto al Dollaro Usa”. Dello stesso parere anche gli analisti di Citigroup: “L’elezione di Marine Le Pen insieme a quella di un governo centrista porterebbe il cambio ero / dollaro a scivolare oltre i minimi di aprile a 1,070 (la moneta unica non è mai stata così debole negli ultimi 2 anni), target che potrebbe anche accelerare ulteriormente al ribasso, qualora il parlamento che al fianco di Le Pen fosse composto da una coalizione di centro destra (direzione: 1,0650)”.


Grafico Euro Dollaro by tradingeconomics.com

Le Pen tra deglobalizzazione e rapporti con Putin

Come emerge dall’analisi di La Francaise AM, a livello finanziario uno dei focus è lo spread, peraltro molto legato alla stabilità politica. Niente Frexit per Marine Le Pen come detto. Ma in caso di vittoria, la ridiscussione di alcune leggi poco gradite alla destra è pressoché certa, a partire dalle regole fiscali e l’immigrazione. Spiega Williem Verhagen, senior economist Multi-asset di Nn Investment Partners: “Oltre a voler limitare l’influenza dell’Ue sulla politica francese, Le Pen è sempre stata scettica nei confronti della Nato. Al contrario di Macron, che oltre a esser stato il primo negoziatore con Putin, mira a portare avanti un’ulteriore integrazione europea”. In questo senso un tema importante è quello della deglobalizzazione: “L’Ue dovrà essere più autonoma e indipendente in vari settori -continua Verhagen-. A partire dalle materie prime, la difesa, le industrie high-tech e la produzione di energia verde. Ed è un tema che richiede una maggiore cooperazione a livello europeo” tutto il contrario di quanto comunicato negli ultimi anni dalla destra francese. La quale, peraltro, non ha mai nascosto i buoni rapporti con il Cremlino. E infatti durante il dibattito in tv ha dichiarato di essere contraria al blocco del gas. Una vicinanza, quella tra Putin e Le Pen, che Macron ha usato come arma nel confronto trasmesso da  Tf1 e France 2, citando il prestito che il partito di destra aveva ottenuto nel 2015 da una banca russa nota per riciclaggio, episodio denunciato anche da Alexey Navalny, noto oppositore dello zar.


Rendimento Oat decennale by tradingeconomics.com

Spread e banche a rischio instabilità

Sempre per Citigroup, la vittoria di Le Pen alle elezioni in Francia potrebbe portare un allargamento dello spread Oat/Bund di almeno 70 punti base, tra le preoccupazioni sull’aumento dei disavanzi di bilancio e le future relazioni con l’Ue. Cosa implicherebbe questo per l’equity? “Le prestazioni relative dei settori difensivi, come l’assistenza sanitaria e i beni di prima necessità, sono correlativi positivamente con gli spread. Una vittoria a sorpresa della leader di Rassemblement National, e il conseguente aumento dello spread favorirebbero questi settori, a discapito delle banche francesi, già sotto pressione per il conflitto in Russia” concludono gli esperti di Citi.

Lo stato di salute dell’economia francese oggi

A prescindere da chi sarà il vincitore delle elezioni avrà comunque un compito arduo. Perché in generale l’economia francese è tra le più in affanno nel Vecchio Continente. Stando ai dati Eurostat, Ocse e della Commissione Ue, la Francia è al penultimo posto per crescita in Ue negli ultimi 7 anni con un +6,9% (ultima è l’Italia con un +2,1%). Stessa posizione per quanto riguarda il numero degli occupati, +1,9%, e anche in questo caso l’unico paese a fare peggio è il nostro, con un -1,3% (in Svezia l’aumento è dell’8,3%). Male anche l’export: dal 2012 a oggi, la Francia è cresciuta del 15,3%. Decisamente indietro rispetto alla Spagna (+24,3%), l’Italia (+20,4%) e anche la Germania (+15,3%).

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