Il dado è tratto: Twitter ha accettato l’offerta di Elon Musk dal valore di 44 miliardi di dollari,  54,20 dollari per azione. Si tratta di uno dei leverage buyout, acquisto anche attraverso il debito, di una società quotata. Così, con la chiusura del deal entro il 2022, Twitter si appresta a lasciare Wall Street e diventare un società privata interamente controllata dal miliardario. Con l’acquisizione di Twitter, l’uomo più ricco del mondo mette le mani su uno dei social più influenti promettendo di farne la piattaforma della libertà di parola per eccellenza. Subito dopo, il titolo Twitter a Wall Street ha guadagnato il 5,6% a 51,67 dollari.

L’offerta, dall’inizio 

Il corteggiamento di Musk è iniziato a inizio mese quando aveva acquistato oltre il 9% delle azioni della società. Questo primo passo andava incontro al suo pensiero di rendere Twitter più inclusivo: Musk aveva dichiarato di voler creare qualcosa di nuovo per garantire “libertà di parola” a tutti in una sorta di agorà in formato 2.0. “La libertà di parola è il fondamento di una democrazia funzionante e Twitter è la piazza della città digitale dove vengono dibattuti argomenti vitali per il futuro dell’umanità”, ha ribadito Musk in una nota.

Dopo la sua entrata, la società aveva anche annunciato che Musk si sarebbe unito al suo consiglio di amministrazione, ma in seguito Musk ha fatto sapere di no.

Il finanziamento 

A sbloccare il deal è stato il momento in cui Musk ha rivelato le fonti dei finanziamenti. Il miliardario aveva già descritto la sua offerta come definitiva e aveva ribadito al presidente di Twitter, Bret Taylor, che non si sarebbe schiodato dai 54,20 dollari ad azione. In una comunicazione alla Sec, Musk aveva svelato di essersi assicurato oltre 25 miliardi di impegni da diverse banche per finanziare l’operazione. Di tasca sua, invece, dovrebbe mettere 21 miliardi, anche se non è escluso che possa aprire ad alcune private equity la partecipazione.

L’amministratore delegato di Twitter Parag Agrawal ha rivolto un pensiero ai dipendenti della compagnia: “Lo so che questo è un significativo cambiamento e che lo state metabolizzando e cercando di capire cosa significherà per voi e il futuro di Twitter”. I dipendenti di Twitter sono tuttavia preoccupati dalla volontà del miliardario-visionario di voler smantellare le politiche di moderazione dei contenuti. La frustrazione dei dipendenti , riporta Ansa, emerge chiaramente nelle chat private, dove si lamenta il silenzio dei vertici che li hanno lasciati all’oscuro. C’è chi teme che con il patron di Tesla al comando Twitter possa diventare una ‘arena di odio’. Altri sono convinti, invece, che la sua crociata ‘anti-censura’ non risolverà i problemi che flagellano il social da anni.

Musk, tuttavia, non ha ancora chiarito nel dettaglio cosa farà con Twitter. Al di là di voler procedere al delisting della società, il patron di Tesla non ha ancora svelato le sue mosse limitandosi a dire che Twitter ha bisogno di essere “trasformata” e che dovrebbe basarsi su un algoritmo open-source. A quale tipo di leadership intende ispirarsi non è chiaro, anche se negli ultimi tweet sembra lasciar trapelare che il suo modello non sarà Bill Gates. Il fondatore di Microsoft è infatti di recente finito nel mirino di Musk che lo ha preso in giro per aver scommesso contro Tesla dipingendosi allo stesso tempo paladino della lotta al cambiamento climatico.

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