Per coloro i quali, come la sottoscritta, il rapporto con la dottrina cattolica non è mai andato oltre l’imposizione ultima della cresima, la finanza può sembrare una sorta di religione alternativa, pragmatica e rassicurante, assai lontana da quella insegnata al catechismo. L’apparentemente freddo alito dei numeri, la pratica e intellettualmente comoda ricerca del profitto, la crescita quale via illuminata e il mercato unico e sommo essere giudicante sono concetti accettati con altrettanta dedizione e reverenza di quelli religiosi in senso stretto. Dogmi crudi che non lasciano spazio a troppe interpretazioni.

Eppure anche la religione cattolica, e in particolare il testo che ne rappresenta il cuore pulsante, la Bibbia, hanno molto da insegnare ai mondi dell’economia e della finanza. Se letto con la giusta lente il testo può dire molto sulla direzione intrapresa dal capitalismo moderno – e su come esso può vincere la sfida della sostenibilità nel senso più lato del termine. È ciò che emerge con forza dal libro Tra cielo e terra. Economia e finanza nella Bibbia (Università Bocconi Editore) scritto da Carlo Bellavite Pellegrini (nella foto), professore ordinario di Finanza Aziendale presso la facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative dell’Università Cattolica di Milano nonché dottore commercialista e revisore contabile fondatore dello studio Bellavite Pellegrini & Associati.

Uomo colto, studioso vero in quanto mosso dall’amore per la conoscenza, Bellavite Pellegrini è uno dei massimi esperti di finanza aziendale e nel periodo accademico fu allievo di tal Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, fra le figure più potenti e rilevanti del panorama finanziario italiano. Lui stesso, anni dopo, gli commissionò una monografia sulla storia della prima banca del Paese (Una storia italiana. Dal Banco Ambrosiano a Intesa Sanpaolo editore Il Mulino). E fu poi Marco Tronchetti Provera, un paio di anni più tardi,  a chiedergli un testo sulla storia della Pirelli. Entrambi, Bazoli e Tronchetti Provera, saranno presenti alla presentazione del libro che si terrà oggi giovedì 25 novembre a Milano, nella libreria Egea, e in cui interverranno anche Maurizio Dallocchio, Padre Enzo Fortunato e Luca Ruini.

Dal prezzo al rischio

La Bibbia, spiega Bellavite Pellegrini a Dealflower, e in particolare “il Primo e il Nuovo Testamento sono ricchi di riferimenti all’economia e alla finanza, e in generale a tutti gli aspetti del mondo economico e commerciale”. A volte si tratta di precetti di carattere giuridico, come ad esempio la determinazione del valore di un campo che Abramo negozia con Efrom l’Ittita all’inizio dell’Antico Testamento, ma ci sono anche concetti più squisitamente finanziari come il rischio e il rendimento (l’investimento dei talenti fatto dal servo nel brano di Matteo 25, 14-30) fino alle definizioni di debito (“rimetti a noi i nostri debiti”) e credito, di prestito e di interesse. Gli esempi biblici sono anche spunti di riflessione e di analisi per gli studi più moderni. “Si pensi, ad esempio, al sogno del Faraone delle sette vacche magre e delle sette vacche grasse, interpretato da Giuseppe in Genesi 41”. Questo esempio, dice l’autore, “rende l’idea che la distribuzione dei rendimenti azionari non segua la normale gaussiana ma sia caratterizzata da un peso delle code della distribuzione, ovvero che gli eventi estremi siano più probabili di quello che possiamo pensare”. Si tratta di quello che oggi chiamiamo “cigno nero”, già nel sogno del Faraone.

Equità come filo conduttore

Tuttavia ciò che differenzia la Bibbia dalla finanza è il concetto di equità. “La prima finalità della Bibbia è la relazione“, spiega il professore, “dentro gli aspetti tecnici si trova un tema di fondo che è l’equità, la fairness, tra le persone e in ultima istanza tra esse ed Elohim (Dio, con il nome usato in uno dei due racconti della Creazione, ndr). Ogni relazione economica ha a che fare con con il tema della fiducia”. Pertanto, aggiunge, “l’economia e la finanza sono dei mezzi e come tali sono neutri. L’importante è l’uso che l’uomo fa di tali mezzi nel rispetto del concetto di equità”.

Vista da questa prospettiva, la ricchezza, in quanto tale, non è cattiva o pericolosa. Nella Bibbia l’essere ricchi possidenti  come lo furono Abramo, Isacco e Giacobbe, Mosè o anche il profeta Eliseo, non preclude una relazione intensa con Elohim, se questa ricchezza è un mezzo per realizzare la sua volontà. Così come non lo precludono qualità come la scaltrezza e la furbizia, che caratterizzano molti dei personaggi del testo. Questo perché nella finanza è necessario procedere con avvedutezza e discernimento.

Oggi però il tema dell’equità  “si è perso, la giustizia è assente dal dibattito economico e l’equità è formale, più che sostanziale”, osserva Bellavite Pellegrini, per il quale “il concetto stesso di equità sembra viziato da premesse discrezionali che derivano dal mondo stesso della finanza”, in un circolo vizioso.

Questo anche perché, dice Bellavite Pellegrini citando Milton Friedman, “in finanza è visione condivisa che la finalità dell’impresa fosse la massimizzazione del valore corrente del capitale economico a beneficio degli azionisti. Una visione che predilige la risorsa che si era rivelata storicamente più scarsa ovvero il capitale di rischio”. Oggi, a partire dalla crisi finanziaria globale del 2007-2008 fino alla mole di liquidità presente sul mercato, ciò è cambiato e le risorse più preziose sembrano essere quelle ambientali e sociali. “Riuscire a mettere al centro questi capitali rispetto a quello finanziario significa avvicinarsi al senso divino di economia e finanza quali espressioni della relazione, positiva e duratura, fra gli uomini tra loro e tra gli uomini e Dio”. E risolvere molte delle criticità del sistema che oggi stanno emergendo con forza nel dibattito economico-politico.

Attenzione all’ambiente

Un altro tema che emerge dal testo è il rapporto con l’ambiente. Una finanza “divina”, cioè frutto e espressione di relazioni, è attenta al capitale ambientale. In generale, osserva l’autore, “i temi della sostenibilità e i ranking Esg (Environmental, Social e Governance) sono sempre più importanti, anche nell’ambiente cattolico. Tuttavia è significativo notare che tale prospettiva ha avuto un grande impulso con Papa Francesco, a partire dalla Laudato Sii del 2015, che ha messo in luce la rilevanza anche economica dell’ambiente e della creazione. Si è trattato di una significativa evoluzione nelle prospettive economiche e aziendali”.

Per Bellavite Pellegrini “il messaggio della Bibbia è molto chiaro anche se non ci sono indicazioni formali, ma solo sostanziali, per seguirlo”. Ma c’è un testo esplicativo che il professore cita alla fine della nostra conversazione, in una piccola ma curata e rilassante sala riunioni dello studio in Piazza Carlo Mirabello a Milano, tratto dagli Esercizi spirituali di sant’Ignazio da Loyola: “[…] È perciò necessario renderci liberi rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati”.

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