Lo hanno chiamato Demo Day per le startup. Non è un D-Day come vorrebbe la sigla, ma la prova è di quelle che fanno tremare un po’ i polsi. Giorno dello show off agli investitori e stakeholder per le 6 start up di Personae, acceleratore welfare della Rete nazionale Cdp in collaborazione con SocialFare, Centro per l’Innovazione Sociale e a|cube

Le imprese selezionate mettono al centro il benessere, quello di tipo individuale, economico, lavorativo, familiare e di comunità. Campi larghi certo, ma non pensiamo alle alleanze politiche. È il welfare digitale piuttosto a toccare oggi più dimensioni. Con una tecnologia che non vuole escludere più, o punta a farlo meno. E c’è chi ci crede in questa idea di servizi e di società come modalità di business. Il primo seed fund per le startup ammonta infatti a 100 mila euro (in cambio di una percentuale in equity). Mentre sono disponibili 200, 300 mila euro di follow on per alcuni team accelerati.

Welfare digitale con Personae

C’è il corporate welfare, l’educazione finanziaria digitalizzata, la piattaforma di consulenza dermatologica che consiglia prodotti di skincare personalizzati grazie all’AI o ancora il servizio di traduzione della Lingua dei segni italiana (Lis), tra i progetti finanziati dai partner del Fondo Acceleratori di Cdp Venture Capital, SocialFare Seed, a|impact e Fondazione Italiana Accenture Ets. Main partner dell’iniziativa è anche Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore. 

Siamo alla fine del programma, tempo di bilanci. Simona Torre, direttore generale di Fondazione Accenture Ets, corporate partner dell’iniziativa sottolinea a Dealflower che l’investimento complessivo ammonta a “6,1 milioni di investimenti nel triennio per sostenere la crescita delle start up”. Con un risultato che dopo i pitch di oggi “ci rende soddisfatti. Rispetto alla prima edizione abbiamo lavorato meglio sulla call to action, per individuare progetti scalabili, innovativi, in cui mettere al centro la persona e il proprio benessere”.

Ecco quindi quali sono i progetti selezionati. 

I progetti selezionati

Accessibit guidata dal Ceo Jacopo Pontone sviluppa software venduti in modalità SaaS. Lo scopo è garantire che tutti i touchpoint digitali delle aziende, soprattutto pmi, siano utilizzabili da persone con disabilità. Lo scopo sottolinea il fondatore è  “abbattere le barriere relative all’accessibilità digitale”. Considerando che “il 97% dei siti web del mondo non forniscono siti accessibili per persone con disabilità”. La nostra realtà, spiega Pontone, permette “all’utente finale di personalizzare la propria esperienza web tramite comandi vocali”. Acessibit si aspetta di realizzare 140mila euro di fatturato nel 2024 e il target di raccolta è di 1 milione di euro. 

Centro Dca con al comando il Ceo Giuseppe Magistrale punta a realizzare una cura e un supporto online per le persone con disturbi alimentari. Oggi in Italia, vengono presi in carico dal sistema pubblico solo “10 mila persone su 3,5 milioni di persone che soffrono di Dca” spiega Magistrale. Mentre “la nostra start up fornisce un’equipe multidisciplinare direttamente a casa, considerando che i nostri competitor (come Unobravo ndr) sono player non specializzati e che offrono cure generaliste”. L’obiettivo di raccolta è di 500 mila euro mentre da gennaio a maggio 2024 sono 96mila euro l’ammontare del transato rispetto al transato del 2022 che ammonta invece a 150 mila euro. 

Dermaself, con a capo il Ceo Elena Setaro, è una piattaforma che cura l’acne con l’aiuto dell’Ai e dei dati forniti dalla ricerca scientifica del laboratorio Derming, tramite l’offerta di cosmetici. “5 mila dermatologi e 6 milioni di persone con l’acne”, sono un “bel paradosso”, spiega la fondatrice che sottolinea come il gap “rappresenti un problema sociale”. Dermaself utilizza un quiz online e l’AI per dare suggerimenti sulla crema giusta, offrendo un protocollo medico che segue la paziente “perché la pelle cambia ogni mese e così deve cambiare la crema”, spiega la fondatrice che spiega come l’obiettivo di fundraising ammonti a 550mila euro. 

Dal corporate welfare di FunniFin all’app Handy Signs che traduce la lingua dei segni

FunniFin è una piattaforma digitale per l’educazione e il supporto finanziario dei dipendenti e come spiega il Cmo Leonardo Capotosto ha l’obiettivo di “migliorare il wellbeing finanziario dei lavoratori in azienda” dato che gestire “la finanza personale sul lavoro fa perdere 3 ore a settimana al dipendente e 4000 euro l’anno alla società” e per crescere la start up ha bisogno di un target di raccolta di 1 milione. 

Grls è la tech company con la missione di creare un futuro del lavoro equo che aiuta le aziende a creare strategie inclusive e multicanale per “costruire un employer branding utile a valorizzare la diversità nelle imprese e a combattere la cultura tossica corporate”, spiega la Ceo Benedetta Tornesi. Il target di raccolta è di 1 milione mentre “prevediamo che l’ebitda da negativo diventerà positivo nel 2027”, spiega la fondatrice. 

Handy Signs del Ceo Emanuele Chiusaroli promuove infine un servizio di app digitale che traduce in tempo reale la lingua dei segni italiana (Lis) in italiano e viceversa con l’aiuto dell’AI. Uno strumento significativo per migliorare la comunicazione tra sordi e udenti, considerando che “Con 1 milione di sordi in Italia, il 70% di loro ha problemi a relazionarsi nei servizi allo sportello e sul luogo di lavoro anche in situazioni di emergenza”. La creatura di Chiusaroli punta a realizzare 9 milioni di fatturato entro il 2028 con un target di raccolta di 500 mila euro. 

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