I tribunali fallimentari italiani nei primi sei mesi di quest’anno sono tornati ai livelli di lavorazione delle pratiche del periodo antecedente la pandemia da coronavirus Covid-19. E’ quanto emerge dal report di Cherry Sea, l’osservatorio sulla giustizia fallimentare di Cherry, società che fornisce servizi di intelligenza artificiale agli operatori del credito. 

Tramite i portali del ministero della Giustizia, Cherry ha realizzato un’analisi dell’andamento delle procedure fallimentari registrate nei 140 tribunali italiani nel corso del primo semestre di quest’anno.

Al 30 giugno scorso le nuove pratiche registrate sono risultate pari a 4.877, oltre il 60% in più rispetto al numero di pratiche aperte nella prima metà del 2020 (3.037). Un dato di poco inferiore a quello dello stesso periodo del 2019 (13%), che testimonia come quest’anno i tribunali fallimentari abbiano ripreso l’attività a pieno regime, dopo dodici mesi condizionati dai lockdown.

I procedimenti fallimentari risolti nella prima metà di quest’anno sono stati 7.751, dato in linea con il 2019 (7.753), mentre l’anno scorso a fine giugno le procedure portate a termine erano 5.454.

Calano le pratiche pendenti, ma Roma fa eccezione

Complessivamente il numero di pratiche pendenti è diminuito del 4% rispetto al dato di fine 2020. Prendendo in esame, in particolare, i tribunali di Bari, Bologna, Modena, Bergamo, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Busto Arsizio, Milano, Monza, Napoli, Roma, Torino, Padova, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza, primi venti in Italia per numero di pratiche pendenti, nei quali è concentrato circa il 50% di tutto lo stock nazionale, negli scorsi sei mesi si è registrata in tutti i casi una diminuzione delle procedure, con la sola eccezione di Roma, tribunale con lo stock più voluminoso d’Italia (5.035 pratiche ferme), dove il carico è aumentato di quasi il 3%.

Super-attività a Torino

Il tribunale più scarico è Modena, che in sei mesi ha diminuito lo stock di oltre il 9%, portandosi a quota 691 pendenti. Segue Genova, fermo a 702 (3% rispetto alla fine del 2020). A completare il podio Busto Arsizio (779), che ha ridotto il numero di fallimenti del 7%, mentre all’estremità opposta si posizionano Milano (4.526 pratiche) e Bari (2031), che hanno alleggerito il carico, rispettivamente, del 5% e del 2% rispetto alla fine del 2020, e il foro di Roma. La graduatoria boccia Cagliari (1% di pendenti negli ultimi sette anni) e Busto Arsizio (4%). I maggiori progressi nello stesso periodo sono stati compiuti da Torino (50%, da 2.587 a 1.299 pratiche ferme), Bergamo (35%) e Vicenza (34%).

La mappa delle procedure fallimentari, infine, vede concentrati i due terzi dei pendenti tra le regioni del Nord (29.396) e del Mezzogiorno (25.289), il restante terzo (18.894) al Centro. In particolare, con 12.594 pratiche in arretrato, la Lombardia è la regione con lo stock più consistente, seguita da Lazio (8.636) e Campania (6.976). Le regioni con il minor carico di procedure sono Molise (397), Trentino Alto Adige (687) e Basilicata (784).

 

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