La pandemia ha accelerato molti dei trend in atto per le imprese, tra questi c’è anche la necessità di gestire al meglio il passaggio generazionale. La questione è preminente in Italia (e non solo): stando alle statistiche del Family Firm Institute l’85% del totale delle aziende del nostro Paese è a gestione familiare.

Il tema è stato al centro del secondo talk organizzato da Dealflower con il supporto di Credit Suisse nella boutique uomo di Salvatore Ferragamo, in via Montenapoleone, a Milano, dove hanno partecipato Giovannella Condòco-founder di Milano Notai, Marco Cerrato, partner di Maisto e Associati, Roberta Crivellaro, managing partner,  head of the Italian Practice Withers Studio Legale, e Paolo di Felice, amministratore delegato – Coo Credit Suisse Servizi Fiduciari – Credit Suisse (Italy).

Quali strumenti? 

Durante l’incontro si è fatto il punto  sugli strumenti, societari e non, più adatti per gestire la successione nel mercato post-pandemia. Citando esempi concreti che i professionisti hanno seguito, è emerso che ogni attore ha il suo ruolo, dall’istituto fiduciario, al civilista al fiscalista fino al notaio. Nel dettaglio, sono state analizzati l’atto di trasferimento delle partecipazioni, il patto di famiglia e l’istituto del trust.

Secondo Giovannella Condò l’atto di trasferimento delle partecipazioni con un atto di vendita e donazione mantenendo l’usufrutto resta lo strumento cardine. Guardando alla fiscalità di questi strumenti, “l’Italia è un paese che ha un regime fiscale favorevole per il regime fiscale delle aliquote. Da un lato c’è la possibile strategia di cristallizzare queste aliquote. E quindi il trasferimento della proprietà con il mantenimento dell’usufrutto è sicuramente una modalità molto intelligente perché si applicherebbe l’imposta sulle donazioni su una base imponibile ridotta”, fa eco l’avvocato Cerrato.

Il patto di famiglia, emerge, non è uno strumento molto utilizzato rispetto alla donazione. “In quest’ambito – continua Cerrato – è possibile trasferire al figlio che è più incline allo svolgimento dell’attività la partecipazione di controllo e liquidare gli altri con casse e immobili. Si tratta di uno strumento alternativo molto interessante”. Tuttavia, in base alle giurisdizioni si può optare per scegliere uno strumento piuttosto che un altro.

“Nei paesi di common low l’imposta di successione è altissima”, fa notare Roberta Crivellaro. Per questo, in queste giurisdizioni “il testamento resta lo strumento principale“. Altrimenti, continua l’avvocato, “l’altro strumento che viene utilizzato è il trust”. La cultura alla predisposizione successorie consente di pianificare in maniera più severa. “Una carta vincente – sottolinea Crivellaro –  sta nel fatto che c’è nelle famiglie quella volontà di preservare l’unità del patrimonio e lasciare agli eredi la libertà di intraprendere nuove iniziative”.

Agire per tempo

“Nella recita di passaggio generazionale l’operatore finanziario è il primo e l’ultimo non in senso gerarchico”, spiega Paolo di Felice che concorda, insieme agli altri speaker sulla necessità della pianificazione. “L’operatore finanziario aiuta a focalizzare l’esigenza”, continua. E per questo agire in anticipo si rivela fondamentale. “Ci sono tantissimi strumenti da poter utilizzare, sviluppati anche negli ultimi anni. Ma il vero problema è la pianificazione per tempo”, sottolinea.

Una questione che vede velocità differenti nei diversi paesi. Il ritardo italiano “è una questione culturale” secondo Condò. Non a caso il testamento è visto quasi come un tabù. In questo contesto, tuttavia, la pandemia ha cambiato le carte in tavola spingendo sull’acceleratore anche nella penisola. “Il Covid in questo è stato un forte elemento di disruption in questa questione, perché le grandi famiglie erano a casa. La pandemia ha sicuramente cambiato i paradigmi”, sottolinea Crivellaro. Non a caso, durante i primi mesi di lockdown è cresciuto notevolmente anche alle nostre latitudini il numero dei testamenti.

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