Ti aspettavi la Fed ed eri pronto per la Bce. E invece ti ritrovi davanti a tutti la Banca nazionale svizzera e, probabilmente, anche la Bank of England. Perché? L’Eurotower non muoverà un dito sui tassi prima di giugno. La Federal Reserve potrebbe addirittura aspettare luglio, come spiega Filippo Diodovich, senior strategist di Ig Italia: “I dati macro Usa al momento sono troppo forti per tagliare già a giugno”.

E così ecco che nella notte, mentre tutti aspettavano Jerome Powell, più prevedibile del solstizio di primavera nel meeting di mercoledì (prevedibile che non significa per forza qualcosa di negativo, vedi Wall Street che ha indossato il vestito verde per l’occasione), ecco che è toccato all’istituto elvetico tagliare per prima il traguardo di chi… taglia per prima il costo del denaro.

A dire la verità, ad anticipare tutti è stata la Bank of Japan: con una mossa che passerà alla storia ha aumentato i tassi martedì 19 marzo per la prima volta dal 2007, e chiudendo l’era dei tassi negativi. Ma questa, come si dice, è un’altra storia (o meglio, un’altra economia).

Banca Nazionale Svizzera, il primo taglio dei tassi è suo: 25 pb

Tornando alla Banca nazionale svizzera, si è trattato di un intervento minimo, 25 punti base (grafico sopra), sul tasso di riferimento che passa all’1,5%, in risposta, in questo caso sì, al significativo calo dell’inflazione, siamo al +1,2%, ma anche al forte apprezzamento del franco svizzero e alla crescita inferiore al trend (+1% per il 2024, troppo poco a fronte di un rischio per la domanda esterna a fronte di un rallentamento della crescita globale e dell’intensificarsi del rischio geopolitico).

Gli analisti hanno accolto la notizia in maniera positiva. Per Aaron Hurd, senior portfolio manager valutario di State Street Global Advisors, l’allentamento monetario sosterrà la crescita debole anche in virtù di un contesto, quello degli ultimi 10-15 anni, di lotta contro la deflazione che aveva intrappolato in un regime di tassi negativi.

Filippo Diodovich, market strategist di Ig Italia

La Bank of England brucia tutti: tagli ad agosto? Macché, lo farà (forse) a maggio

Non è finita. Al netto del fatto che, come detto, l’inflazione in Svizzera ha sempre viaggiato a ben altra velocità rispetto a Ue e Usa, con la data già sostanzialmente fissata per la Banca centrale europea, il mese in cui avverrà il primo taglio è giugno e già detto della Fed, ad anticipare i colleghi più blasonati sarà con ogni probabilità la Banca centrale britannica. Già perché il Monetary Policy Committee della Bank of England, per intenderci l’equivalente del Fomc della Fed, quindi il braccio operativo dell’istituto, è più vicino al taglio dei tassi (grafico sopra) di quanto il mercato abbia apprezzato, sicuramente qualche giorno fa quando gli operatori pensavano a un primo taglio non prima di agosto.

Come spiega Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam: “Il governatore Andrew Bailey, con i membri del board Haskel e Mann hanno eliminato il loro voto a favore di un rialzo e sono passati a una posizione molto più dovish rispetto alle aspettative. Sebbene i mercati stiano ora prezzando un primo taglio dei tassi a giugno, non va esclusa la possibilità che arrivi a maggio”.

Questo perché l’inflazione complessiva del Regno Unito dovrebbe scendere al di sotto dell’obiettivo (2%) già in aprile e rimanervi probabilmente fino all’inizio del quarto trimestre. Aggiunge Niven: “Questo dà alla commissione un ampio margine per iniziare a tagliare i tassi da un territorio piuttosto restrittivo”.

Jamie Niven, Candriam

L’impatto e il peso della politica sul taglio dei tassi della Fed

Guardando alle varie economie coinvolte, i motivi che spingono ogni banca centrale a tagliare i tassi sono diversi per ciascun Paese. Andrew Lake, head of fixed income di Mirabaud Asset Management, spiega che “il rischio di recessione è reale in Europa e nel Regno Unito, il che limita il principio dei tassi “più alti più a lungo”, mentre gli Stati Uniti affrontano il potenziale rischio di superare l’obiettivo di inflazione al ribasso e/o di creare un ambiente recessivo mantenendo i tassi troppo alti per troppo tempo. Una sfumatura, ma importante”.

Non bisogna dimenticare tuttavia che a novembre ci saranno le elezioni presidenziali. Filippo Diodovich di Ig aggiunge in questo senso che “mai come nel 2024 la scelta del taglio dei tassi potrebbe essere anche (e soprattutto) politica, quindi potrebbero partire già da giugno con il taglio dei tassi. Ma -continua l’analista- se rispettano andamento dai macro, è facile che partano da luglio”.

Andrew Lake, Mirabaud Asset Management

Daga, analista AcomeA Sgr: Le tempistiche del taglio nelle proiezioni macroeconomiche”

D’altra parte, nessun indicazione temporale è stata fornita da Powell in conferenza stampa. E, come spiega infine Martina Daga, macro economista AcomeA Sgr: “C’è accordo tra la maggior parte dei membri del Fomc sul fatto che questo anno sarà appropriato iniziare con il ciclo dei tagli, ma non è stata data alcuna indicazione sulle tempistiche, se non che queste saranno dettate dai dati dei prossimi mesi. L’attenzione che possiamo rivolgere è allora sulle indicazioni di politica monetaria che possiamo ricavare dalle proiezioni macroeconomiche”.

Proiezioni che confermano quanto già anticipato a fine 2023. E quindi atterraggio morbido, un processo di disinflazione che riporterà il livello di crescita dei prezzi al consumo al target attorno al 2% nel 2026 senza recessione. Un’economia, quella americana, particolarmente resiliente e più forte rispetto a quanto i membri del Fomc non si aspettassero.

Conclude Daga: “La crescita economica è stata rivista al rialzo per i prossimi tre anni, mentre il tasso di disoccupazione al ribasso per questo anno, rimanendo comunque ai minimi storici e vicino al dato di febbraio (3.9%) per tutto il periodo in analisi. In questo contesto l’inflazione dovrebbe continuare a scendere, indicando un miglioramento delle condizioni di offerta, e raggiungere il target del 2% nel 2026″.

Martina Daga, AcomeA Sgr

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