Alla fine è la logica da “piattaforma” quella vincente, perlomeno in questo momento storico-economico. Lo è nel caso ad esempio dei poli industriali, vedi Florence, o delle holding alla LVMH in Francia, per citare una delle più rilevanti nel lusso, o alla Italian Design Brands, che riunisce marchi di design, in Italia. E lo è nel caso di Bending Spoons, la società fondata nel 2011 da Luca Ferrari, attuale ceo, Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Querella e Tomasz Greber  che si occupa di sviluppare applicazioni per smartphone, sia da loro create sia acquisite, che vanno dal fitness alla produttività, come Evernote, fino all’intrattenimento e al montaggio video, come Splice. “Abbiamo creato una piattaforma di tecnologie, competenze, talenti e cultura aziendale ottimizzata per sviluppare e far crescere al meglio un prodotto tecnologico digitale”, spiega il ceo Ferrari in questa intervista a 360gradi a Dealflower su temi come venture capital e intelligenza artificiale.

Tra il 2013 e il 2020 Bending Spoons si è imposta come uno dei principali sviluppatori di app a livello mondiale, con più di sette milioni di utenti al mese e oltre duecento milioni di download. Durante la pandemia da Covid-19 era diventata un nome noto al grande pubblico per aver creato Immuni, la app di contact tracing usata come misura di contenimento contro il coronavirus. Nel frattempo è cresciuta a suon di acquisizioni, –  “qualche decina”, dice Ferrari, di cui almeno tre solo quest’anno – e con round corposi tra i quali l’ultimo da 155 milioni, che ha visto l’ingresso del venture capital californiano Durable Capital PartnersCherry Bay Capital. Questi si sono uniti agli investitori esistenti Baillie Gifford, Cox Enterprises, NB Renaissance, Nuo Capital e StarTip, controllata da Tamburi Investment Partners, il rapper Fedez e l’attore Bradley Cooper.

La società è passata così da 123 milioni di dollari di ricavi nel 2021 a 394 milioni di dollari nel 2023, con Ebitda adjusted di 194 milioni. La prospettiva, per quest’anno, è di superare i 600 milioni. Mentre quest’anno ha inaugurato una nuova sede a Milano da 8,5 milioni di euro.

Ferrari, l’m&a è centrale nella vostra strategia, come guida la crescita di Bending Spoons?

Acquisiamo prodotti che riteniamo abbiamo molto potenziale inespresso e, grazie alla nostra piattaforma, cerchiamo di realizzare appieno questo potenziale. Reinvestiamo poi i proventi nel rafforzare la piattaforma ed effettuare acquisizioni ancora più grandi e stimolanti e la strategia è rimasta per lo più inalterata dalla fondazione a oggi.

C’è stato un momento di svolta nel vostro percorso? Vi aspettavate questo successo e in questi tempi e modalità?

Non c’è stato un momento di svolta. La nostra crescita è avvenuta progressivamente, le nostre ambizioni erano in linea con i risultati ottenuti, se non superiori. Tuttavia eravamo consci che la probabilità di fallire fosse significativa, cosa che continua a essere vera.

Ecosistema venture: quale è il vostro punto di vista sul sostegno che fondi/family office/business angels e tutto il mondo venture dà alle startup? 

Non abbiamo mai fatto un aumento di capitale con family office o business angels, anche se abbiamo coinvolto questo tipo di investitori in un paio di round di finanziamento secondario. Abbiamo fatto due aumenti di capitale con grandi fondi, principalmente cross-over.

Cosa invece andrebbe migliorato per far evolvere il sistema, ad esempio come ha fatto la Francia?

Le politiche a sostegno dell’innovazione possono essere utili e la Francia in questo senso ha fatto molto. Tuttavia, penso che la spinta principale venga dalla cultura dell’imprenditoria e dalle competenze disponibili in loco. Serve almeno un’azienda che raggiunga risultati straordinari. Questo ha due effetti positivi: primo, crea un esempio di ispirazione per altri; secondo, sviluppa competenze sulle quali nuove aziende possono far leva. Noi ci stiamo impegnando affinché Bending Spoons possa essere una delle aziende apripista da questo punto di vista.

Tema Ai: voi che la create, come pensate possa davvero influenzare la nostra società?  

Probabilmente, l’intelligenza artificiale porterà a un enorme aumento della produttività e, quindi, della prosperità complessiva. Tuttavia, ridurrà anche di molto l’opportunità di occupazione. Starà alle istituzioni trovare un modo di ridistribuire la ricchezza in modo appropriato. Qualsivoglia politica in questo senso deve essere sviluppata in concerto come minimo fra Stati Uniti ed Europa. Se l’Europa implementerà politiche ostili a chi sviluppa l’intelligenza artificiale o si avvale di un’intelligenza artificiale sviluppata da altri ma gli Stati Uniti non lo faranno, questi ultimi si arricchiranno alle spese dell’Europa, che rimarrà sempre più indietro.

L’Ai come rientra nella vostra attività?

A Bending Spoons, l’intelligenza artificiale permea molte delle nostre attività, sia nel dietro le quinte che nei prodotti che mettiamo a disposizione dei nostri utenti. Abbiamo sviluppato potenti automazioni che rendono i nostri processi più scalabili ed efficienti. E, con 90 milioni di utenti attivi al mese, Remini è il secondo prodotto di intelligenza artificiale generativa più usato al mondo, dietro ChatGPT.

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