“Nonostante la possibile recessione, in Europa e in Italia il settore tecnologico non accenna ad arrestarsi. Anzi, è stata proprio la pandemia a incrementare la domanda di risorse tecnologiche così accelerando la transizione digitale”.  È quanto sostiene l’avvocato Alessandro Ferrari (nella foto), partner di Dla Piper e responsabile del sector technology in Italia, in un colloquio con Dealflower.

“La strategia per l’Italia Digitale 2026 ha stabilito obiettivi ambiziosi, in linea con quelli della Bussola Digitale 2030 europea, che si concentrano su progetti relativi a connettività a banda ultra-larga, tecnologie cloud, space economy, IA, tecnologia avanzata e deep tech, sanità digitale e cybersicurezza”, ha aggiunto.

Che il settore continui a vivere un momento positivo è testimoniato dall’ultimo Technology Index, realizzato dallo studio che rivela come il settore tecnologico continua ad avere un outlook ottimistico, grazie alla previsione dell’aumento dei ricavi, alla fiducia nonostante la crescente complessità normativa e alle opportunità intraviste nel piano Esg. La valutazione complessiva dell’Index biennale per il 2022 è cresciuta da 67 a 68 rispetto al rapporto di due anni prima, mostrando un trend positivo sostenuto, anche se in rallentamento.

Da un lato, il trend positivo è in rallentamento e risente delle forti tensioni geopolitiche attuali, che, se calcolate, fanno scendere di 4 punti il punteggio complessivo. Dall’altro, la resilienza del settore tecnologico è garantita dalla previsione dell’aumento dei ricavi per il 66% delle imprese, dalla fiducia che permane nonostante la crescente complessità normativa, e dalle opportunità intraviste nel piano  Esg.

Dallo studio emerge che il 66% degli intervistati si sente sicuro di poter avere un incremento di fatturato nei prossimi 12 mesi.  Il 40% (il 4% in più rispetto al 2020) non vede nessun beneficio dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e il 68% vede un aumento da moderato a significativo rispetto alle opportunità di business dovuto alle politiche ESG.

Il trend per il settore resta positivo anche per il prossimo anno

“Le previsioni per il 2023 sono positive”, ha spiegato l’avvocato. “Le aziende investiranno sempre più nel comparto Ict. A questo si aggiungono gli obiettivi fissati dal piano per la digitalizzazione e il rafforzamento tecnologico dell’Italia finanziato in larghissima misura dal Pnrr. Sono già molte le gare pubbliche nel settore Ict che attingono ai fondi del Pnrr e che peraltro beneficiano di procedure caratterizzate da speditezza in linea con le previsioni del Decreto Semplificazioni”.

“Sul piano europeo, l’Italia ha contribuito alla stesura dei più importanti dossier regolatori, tra cui il Digital Markets Act, il Digital Services Act, il Data Governance Act, l’Artificial Intelligence Act e il Data Act, che definiscono cornici normative comuni con conseguenti implicazioni a livello nazionale. Di rilievo per il 2023/2024 risulta anche l’approvazione da parte del Parlamento Europeo del Regolamento Dora che mira ad armonizzare a livello europeo i principali requisiti di cybersicurezza con riferimento alla resilienza operativa digitale nei settori finanziario e assicurativo”,ha proseguito.

È anche vero che la resilienza del mercato si scontra però con i fatti di cronaca che stanno coinvolgendo una serie di società tecnologiche. In primis Twitter che di recente ha annunciato una serie di licenziamenti per far fronte alla crisi economica. Sotto questo punto di vista Ferrari ritiene che “è ancora presto parlare di crisi del mercato tecnologico, anche perché sembrerebbero esservi segnali di una redistribuzione di talenti sull’onda della continua trasformazione digitale delle aziende; la ragione di tali licenziamenti potrebbe rinvenirsi nella necessità di riassettare la prospettiva di crescita esponenziale, anche generata dalla pandemia. Una crescita troppo frettolosa ed aspettative troppo alte che ora necessitano di un intervento di ridimensionamento così da concentrarsi sui modelli di business già funzionanti ovvero su quelli per i quali si è concretamente disposti a investire”.

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