Dall’m&a strategico all’apertura del capitale a un partner finanziario fino al debito. Oggi le aziende hanno a disposizione tanti e variegati strumenti di finanza straordinaria per competere nello scenario post-Covid, per vincere la complessità e stare al passo con la velocità e i cambiamenti del mercato. Il tema è stato al centro dell’evento “Finanza straordinaria, l’acceleratore delle imprese” organizzato da Dealflower presso l’hotel Rosa Grand Milano con Ignazio Castiglioni, Ceo e Co-Founder Hhat Sgr, Andrea Riva, Ceo Neo Apotek, Roberto Rizzo, Ceo SolidWorld Group, Diego Selva, Direttore Investment Banking di Banca Mediolanum e Matteo L. Vitali, Founding Partner di Greco Vitali Associati e professore all’Università di Parma.

“Architettura aperta” 

La scia della pandemia è stata un’occasione per gli operatori per valutare quali imprese erano meglio predisposte ad affrontare questa sfida e recuperare terreno nel mercato post covid. “Veniamo da mesi di interazione nel territorio e possiamo osservare che la differenza l’ha fatta la velocità di reazione. Si tratta di un’occasione per le aziende per pensare a come operano nel sistema allargato, in quella che viene definita un’architettura aperta”, spiega Diego Silva. In questo contesto, “la finanza straordinaria deve essere letta come uno strumento che insieme ad altri interlocutori aiuta l’azienda ad aprirsi verso l’esterno“. Non a caso, i migliori risultati arrivano proprio da quelle aziende che erano già equipaggiate per interagire con l’esterno.

Lo scenario attuale consente ai private equity la possibilità di essere protagonisti, come dimostrano numerosi studi di settore. “C’è tantissima liquidità da mettere sul terreno per l’economia reale“, fa notare Ignazio Castiglioni. “In questo momento ci siamo resi conto che ci sono tre esigenze nelle aziende: patrimonializzare l’azienda e spingere un’economia di scala, internazionalizzarsi e innovare”, prosegue. Ecco che in questo scenario il private equity gioca un ruolo fondamentale sia sullo sfondo della digitalizzazione spinta dal Pnrr che per chi decide di aprire il proprio capitale.

Una scelta quest’ultima che è stata un’occasione di riflessione proprio durante il momento pandemico. Come sottolinea Matteo L. Vitali, “nel 2020 c’è stata una riflessione accelerata interna. C’è stato un ripensamento della governance e le pmi piuttosto che sull’m&a si sono concentrate su passaggio generazionale”. Trovandosi, quindi, anche davanti alla decisione di aprire o meno i capitali e scegliere se farsi affiancare da un investitore finanziario o optare nell’industriale su un determinato focus. “C’è stato il ripensamento del business e del proprio modello: l’acquisizione è stata pensata a servizio di questo. Questo implica una diversificazione e la necessità di professionisti come i legali che affiancano in questo processo”, spiega l’avvocato.

I settori chiave 

A trainare il post covid ci sono alcuni settori in particolare, si pesi ad esempio al farmaceutico e alla tecnologia. I due amministratori delegati che hanno partecipato alla tavola rotonda ne sono un esempio.  “Siamo partiti dalla finanza semplice per poi arrivare a quella strutturata. Grazie a questo stiamo crescendo. Contiamo entro l’anno prossimo di avere 200 farmacie di proprietà”, racconta Andrea Riva. Nel percorso di Neo Apotek, l’apporto di importanti capitali è stato sicuramente fondamentale, soprattutto se si considerano le peculiarità di un mercato in cui sono cambiate le logiche e in cui il fermento è quotidiano.

Un percorso diverso, a livello finanziario, quello di SolidWorld Group che ha imboccato la strada dell’autofinanziamento. “Finora tutto il capitale viene rinvestito in software e ricerca. Nel corso del tempo, ci siamo molto aperti e con la pandemia è cambiato il modo di lavorare”, spiega Rizzo. Importante, secondo l’imprenditore, avere ben chiara la visione di dove si vuole arrivare. “Noi stiamo trasferendo la tecnologia di stampa 3d verso il basso. E per farlo stiamo investendo nella produzione software. La pandemia ha sottolineato la delicatezza della supply chain e per questo vogliamo dirigerci verso la creazione della fabbrica intelligente, basta sulla gestione e il controllo delle macchine”, continua.

Verso il 2022 

Guardando al domani l’ottimismo prevale. Per le imprese, quindi, c’è solo l’imbarazzo della scelta negli strumenti di finanza alternativa da scegliere: debito strutturato, spac, quotazioni, private equity. “Al momento qualsiasi scenario si può immaginare e, quindi, si tratta di una grandissima opportunità da cogliere”, sostiene Selva. “Il 2022 sarà la tempesta perfetta in positivo. La liquidità c’è, la credibilità politica anche. Abbiamo il debito, l’equity e altri strumenti”, fa eco Castiglioni. In questo momento, sottolinea, ci sono 20 fondi esteri di private equity che aprono in Italia. Per questo, “anche il 2022 sarà un anno ricco di operazioni. Ci saranno sempre più piattaforme industriali che richiedono l’intervento di questi player”, aggiunge Vitali.

“Nel 2022 l’idea è aggregare le piccole realtà e portarle all’interno di una piattaforma che eleva l’industria. Siamo diventati il secondo soggetto più grosso a livello nazionale. Vogliamo arrivare entro il 2023 a consolidare circa 500 milioni di fatturato”, sottolinea Riva. Anche SolidWorld Group pensa in grande: “Stiamo investendo in acquisizioni e sviluppo di nuovi software. Avremmo bisogno di un grande supporto della finanza. Aprire una fabbrica digitale ha costi altissimi, ma la tecnologia nuova ha numerosissimi vantaggi. Vogliamo passare ad essere produttori nel prossimo futuro, sia nel settore industriale che biomedicale”. Insomma, se le idee non mancano la congiuntura astrale pare favorevole per le imprese: la vera sfida, concordano i relatori, è far arrivare il tutto all’economia reale.

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