Finanziaria di Investimento – Fininvest è l’azienda che ha in pancia  le società della famiglia Berlusconi (Mediaset, Mondadori, Mediolanum e il Monza Calcio).  Fondata dall’ex premier Silvio Berlusconi, è presieduta dalla figlia Marina.

La storia

Il 21 marzo 1975 Silvio Berlusconi, presidente all’epoca delle società edilizie Edilnord e Italcantieri, costituisce a Roma una società a responsabilità limitata denominata Fininvest. A novembre dello stesso anno diventa una Spa e trasferisce la propria sede a Milano. Da questo momento l’azienda assume il controllo delle altre società milanesi in capo al Cavaliere.

Nel 1978 a Roma nasce un’altra Srl, chiamata “Finivest Roma” che annovera tra i soci anche Bnl: amministratore  unico viene indicato Umberto Previti. In questi anni inizia lo shopping di Berlusconi nel comparto mediatico: rileva una quota della Società Europea di Edizioni, editrice del quotidiano Il Giornale (diventando nell’arco di due anni l’azionista di maggioranza) e l’emittente televisiva locale Telemilano.

La Fininvest Roma Srl incorpora per fusione la Fininvest Spa di Milano il 26 gennaio 1979, assumendone la denominazione e trasferendo la sede a Milano. Il capitale sociale ammonta a 52 miliardi di lire. A luglio dello stesso anno Berlusconi ne diventa presidente, affiancato dal fratello Paolo e dal cugino Giancarlo Foscale nei ruoli di ad. Il 1979 è anche l’anno in cui l’ex premier fonda Reteitalia e la concessionaria di pubblicità Publitalia ’80 al fine di sostenere il mercato televisivo di Telemilano 58 (la nuova denominazione di Telemilano) e in seguito quello di Canale 5.

Nel 1988 il gruppo milanese acquista per 1.000 miliardi di lire il 70% di Standa (la famosa catena italiana di supermercati) dal gruppo Montedison. Sono gli anni in cui Silvio Berlusconi vola in Unione Sovietica dove stipula un accordo per alcune trasmissioni per la televisione di Stato, nonché per la pubblicità delle aziende europee in Russia.Un accordo simile viene sottoscritto nel 1990 con la televisione di Stato cinese.

Fininvest diventa il terzo gruppo italiano ma il debito è monstre. Mediaset va in Borsa

Nel 1992 Fininvest controlla 168 società, di cui 44 all’estero. Sotto il profilo finanziario ha un utile netto di circa 21 miliardi con un indebitamento creditizio superiore a 3.400 miliardi. I debiti totali ammontano a oltre 6.000 miliardi e il patrimonio netto a 1.200 miliardi. Nel 1998 Fininvest è il terzo gruppo italiano, dopo Fiat e Montedison. Un’azienda però gravata da un debito monstre. In base ai bilanci dei primi anni Novanta, Mediobanca calcola che la società ha debiti per 3,4 volte il capitale; tanto da risultare la seconda impresa italiana per indebitamento.

Per salvare Fininvest, Berlusconi chiama Franco Tatò che diventa amministratore delegato della società nel 1993. Parte dunque un profondo piano di ristrutturazione che passa anche per lo sbarco in Borsa di alcune sue controllate. Nel 1994 Mediaset debutta a Piazza Affari, aprendo di fatto il capitale a soci esterni (Al Waleed, Leo Kirch, Johann Rupert).

Le televisioni

Il primo novembre 1980 Telemilano 58 diventa capofila del network nazionale privato Canale 5. Due anni dopo Fininvest acquista da Edilio Rusconi, Italia 1; nell’estate del 1984 acquisisce il 50% degli impianti di Rete 4 e il magazzino programmi (per un valore rispettivamente di 30  e 105 miliardi di lire).

Da questo momento in poi Fininvest inizia a competere alla pari con la Rai nel mercato pubblicitario: nel 1983 le entrate pubblicitarie del gruppo raggiungono i 1.500 miliardi, superando quelle della tv di Stato. Lo stesso anno l’azienda acquisisce il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni uno dei maggiori periodici italiani di spettacolo e televisione dell’epoca con una tiratura, spinta dalla televisione, che passò da 640.000 a 2.200.000 copie. Due anni dopo Fininvest ottiene dal governo francese l’autorizzazione a trasmettere via etere e nasce “France Cinq” (40% Fininvest, 60% a una cordata di media francesi); l’anno seguente cominciò a trasmettere La Cinq che diventa la prima emittente gratuita in Francia; terminerà le trasmissioni nel 1992. Nel 1988 nasce Tele 5 in Germania (che chiude nel 1992) e nel 1990 Telecinco in Spagna.

Il 1996 rappresenta l’anno in cui Fininvest scorpora le attività televisive nella società Mediaset, dove confluirono le tre reti Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Sette anni dopo incorpora anche Telecinco. Nel 2005 debutta sul mercato pay con Mediaset Premium. Dall’aprile 2000 il secondo genito del Cavaliere, Pier Silvio, diventa vicepresidente di Mediaset e nel 2015 ne assume la guida. Nel 2021 la società cambia nome in Mfe e parte il progetto per la creazione di un polo televisivo paneuropeo.

Banca Mediolanum, il gioiellino dei Berlusconi

Il gruppo Mediolanum nasce nel 1982 quando Ennio Doris e la Fininvest fondano Programma Italia, una rete di agenti assicurativi. Nel 1984 vengono acquisite le compagnie assicurative Mediolanum Vita e Mediolanum Assicurazione, mentre l’anno successivo nasce Gestione Fondi Fininvest che amministra fondi comuni di investimento. Dieci anni dopo, nel 1994, tutte queste società vengono incorporate nella neonata Mediolanum.

Il 1997 è l’anno del debutto del gruppo nel settore bancario; ingresso che avviene attraverso la trasformazione di Programma Italia in Banca Mediolanum. Il focus è la gestione telematica dei conti correnti. Bankitalia, d’intesa con l’Ivass (istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), emana un provvedimento il sette ottobre 2014 con cui dispone la dismissione della partecipazione di Fininvest in Mediolanum, intimando una diminuzione della quota dal 35,13% al 9,9% del capitale. Il Consiglio di Stato ha poi però annullato la disposizione. Oggi Fininvest ha in pancia una quota del 30% del capitale.

Il titolo Banca Mediolanum capitalizza oggi 6,1 miliardi e la quota Fininvest vale quindi 1,83 miliardi. Di fatto due terzi dell’intero valore del portafoglio delle partecipate quotate della holding di Berlusconi. A questo bisogna aggiungere la continua crescita di Mediolanum nel corso degli anni che consente oggi a Fininvest di poter contare su una plusvalenza di poco oltre 1,7 miliardi, visto che la holding dei Berlusconi tiene a bilancio la partecipazione in Mediolanum a un valore di carico di soli 116 milioni.

L’avventura in Mondadori

L’azienda nel 1991 entra a far parte del gruppo Fininvest che ne diventa socio di maggioranza con una quota del 53,06%. Alla fine del 2022 scompare Leonardo Mondadori, nipote del fondatore Arnoldo. Al suo posto viene eletta presidente la primogenita del Cavaliere, Marina Berlusconi.

Nel 2015 il gruppo Mondadori acquista per 127,5 milioni di euro la Rcs Libri. Inizia dunque il percorso di dismissione del business della stampa periodica (l’ultimo atto è la vendita nelle scorse settimane della quota ne Il Giornale alla famiglia Angelucci) e oggi Mondadori rappresenta il leader indiscusso dell’editoria libraria del Paese. Sotto il profilo finanziario, la società è pronta a tagliare quest’anno il traguardo del miliardo per quanto riguarda i ricavi, dopo che nel 2022 il fatturato ha raggiunto i 903 milioni di euro. L’azienda presenta una marginalità industriale del 15% e produce un utile netto oltre il 5% dei ricavi. Il titolo in borsa capitalizza oltre 512 milioni di euro e la quota Fininvest del 53,3% vale poco più di 271 milioni.

Il Calcio, dal Milan al Monza

Dal 1986 al 2017 Fininvest ha detenuto il controllo del Milan. Silvio Berlusconi è stato presidente del club rossonero fino al 2004, quando si dimise a seguito dell’approvazione di una legge disciplinante i conflitti d’interesse. Fu poi presidente per altri due anni, dal 2006 al 2008, quando lasciò la carica per lo stesso motivo, dopo essere diventato Presidente del Consiglio, e presidente onorario dal 2012 al 2017.

Sotto l’era berlusconiana, il Milan ha vinto 29  trofei, di cui 26 nei 20 anni in cui il Cavaliere era presidente e 3 negli undici anni di vicepresidenza vicaria di Adriano Galliani. Nel 2017 Berlusconi cede il club al cinese Li Yonghong per  una valutazione complessiva pari a 740 milioni di euro, comprensivi di una situazione debitoria stimata al 30 giugno 2016 in circa 220 milioni di euro.

Dopo la fine dell’avventura rossonera, il Cavaliere non abbandona il calcio e scende in campo con Il Monza. Nell’autunno del 2018 Fininvest ha rilevato il club brianzolo, per anni vivaio del Milan. Il prezzo pagato fu di 2,9 milioni per un club che vivacchiava nelle serie minori. Da lì una cavalcata wagneriana con il passaggio prima alla serie B e poi l’arrivo in serie A con il club che anche nell’ultima stagione ha fatto più che bene posizionandosi a metà classifica. Un percorso vincente sul piano delle prestazioni reso possibile solo dalla grande disponibilità economiche immesse dal Cavaliere per assicurare i successi. Di fatto per approdare alla serie maggiore il Monza è costato alle casse di Fininvest dal 2018 al 2021, 66 milioni di soli investimenti con perdite cumulate per 72 milioni.

La morte di Berlusconi e l’attesa per il testamento

Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, avvenuta il 12 giugno scorso, c’è attesa per l‘apertura del testamento e che stabilirà non solo le modalità di divisione del suo immenso patrimonio ma conterrà anche chiare indicazioni sulla gestione delle sue aziende. Gli occhi sono puntati ovviamente sui cinque figli, anche se in molti scommettono che dal documento non emergeranno particolari novità. Al netto di sorprese dell’ultimo minuto, infatti, dovrebbe prevalere la linea della continuità per la holding di famiglia che domani riunirà l’assemblea.

Per quanto riguarda il futuro delle aziende, Berlusconi — stando ad alcune ricostruzioni — avrebbe disegnato l’assetto del gruppo in modo tale che Marina e Pier Silvio possano mantenere la gestione di Mondadori e Mfe-Mediaset oltre che una presa operativa sulla capogruppo Fininvest. Per gli altri tre figli, BarbaraLuigi ed Eleonora, sarebbe riconfermato il ruolo di azionisti attivi, anche nelle scelte strategiche di competenza del consiglio di amministrazione.

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