Con i risultati delle primarie, Barack Obama diventava lo sfidante democratico per le elezioni presidenziali Usa. Il Parlamento norvegese approvava a larga maggioranza una legge per rendere legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la Nasa trovava acqua su Marte e la Spagna vinceva gli Europei di calcio battendo a Vienna la Germania 1-0

Era il mese di giugno del 2008. Alberto Contador trionfava al Giro d’Italia, primo ciclista non italiano a vincere la corsa rosa dopo dodici anni e il Ftse Mib abbandonava quota 30.000 punti. La crisi finanziaria innescata dal crollo dei mutui subprime aveva iniziato a flagellare anche l’Europa. I mercati azionari erano in caduta libera. Il crollo di Piazza Affari? In nove mesi arrivò a bruciare fino al 60%, sprofondando fino a quota 12.300 punti, livello poi testato nuovamente nel 2012, in occasione della crisi del debito, e sfiorato anche nel 2020 con la pandemia.

Trentamila punti. Con un salto temporale di 15 anni, rieccoli qui, Piazza Affari abbraccia di nuovo i 30.000 in un momento in cui tutto l’azionario è in festa. Francoforte ha aggiornato i massimi storici, area con cui Wall Street flirta da settimane. E anche il Vix, l’indice della paura (per sapere cos’è e come nasce, cliccate qui) è tornato per la prima volta al di sotto dei livelli precedenti al Covid, sotto i 12,5 punti.

Cosa ha condotto Piazza Affari oltre i 30.000 punti

L’ultimo trimestre del 2023 verrà ricordato a lungo. Perché è il periodo che segna, probabilmente in maniera definitiva, salvo sorprese, la fine di una delle strette monetarie più forti e veloci della storia. L’inflazione in Eurozona è tornata in area 2%, il target dell’Eurotower: +2,4% per la precisione. Poco più sopra, ma comunque in una sorta di “confort zone” anche l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti: +3,2%. Tradotto: la politica dell’aumento dei tassi si può dire conclusa. Ed ecco perché i mercati azionari, Ftse Mib in primis, festeggiano. E la propensione al rischio si riaccende (vedi anche il movimento del Bitcoin, ne parliamo qui).

Spiegano gli analisti di Pharus: “Gli indici azionari globali hanno registrato a novembre una delle migliori performance mensili degli ultimi 50 anni. A questo si accompagna anche la buona performance del mercato obbligazionario, con i tassi sui decennali scesi di circa 60-70 centesimi dai massimi sia negli Usa che in Europa. La fine del 2023 si caratterizza per movimenti di mercato che riflettono una rinnovata convinzione in uno scenario disinflazionistico, che dopo aver trovato supporto in vari dati macro durante il mese, è stato infine confermato anche dall’uscita degli ultimi dati sull’inflazione Americana ed europea”.

Ftse Mib, cosa succede adesso

Superati i massimi degli ultimi venticinque anni, ma anche quelli di sempre se si fa riferimento al Dax di Francoforte, la prima domanda che si pone il mercato è: “Ci sarà il rally di Natale?”. La sensazione è che è in corso già un periodo di forte ipercomprato. Per Enrico Gei, trader e analista indipendente Scattacoltrend, “è facile che adesso si manifesti un piccolo storno sul Ftse Mib, un ritracciamento dopo un target così importante. Per poi tornare a salire”.

Nuovi livelli? Il consulente finanziario Andrea Cartisano, Giotto Cellino Sim, indica i 33.300 come target mensile. Mentre su base settimanale “sono tutti livelli che riguardano massimi del periodo di giugno 2008: l’obiettivo più vicino è 30.460 punti, poi 31.200, infine 31.995 punti. Il primo obiettivo è alla portata del Ftse Mib, gli altri un po’ più ambiziosi”.

Economia reale e finanza

C’è infine il paradosso della finanza rapportata all’economia reale. I mercati finanziari volano mentre i dati macro ravvisano un rallentamento sempre più netto dell’economia globale. Primi fra tutti i Non Farm Payrolls, nuove buste paga del settore non agricolo negli Stati Uniti, si sono dimezzati a novembre rispetto al mese precedente e ben al di sotto delle attese.

Continuano gli analisti di Pharus: “Un atteggiamento più accomodante emerge anche dalle dichiarazioni di uno dei membri della Fed, Christopher Waller, secondo il quale gli Stati Uniti stanno finalmente iniziando a sperimentare un raffreddamento del mercato del lavoro, un rallentamento della spesa dei consumatori e una significativa moderazione nell’attività economica. Segnali chiave del fatto che la politica monetaria restrittiva della Fed sta funzionando adeguatamente e l’inflazione continua a raffreddarsi”. Mica per niente, c’è chi nel proprio outlook prevede una lieve recessione tecnica per gli Stati Uniti (vedi Amundi, ne abbiamo parlato qui).

Recessione che l’Europa dovrebbe riuscire a scansare. Ma non per questo se la passa meglio, a partire dalla Germania, in recessione da mesi, il tasso di crescita del Pil dell’Eurozona è ai minimi storici: +0,1% su base annuale (vedi grafico sotto). E anche la propensione al consumo è al di sotto delle attese. Che poi è proprio l’obiettivo delle banche centrali. Strozzare il credito e la propensione al rischio per ridurre l’inflazione. E i mercati, che quasi sempre tendono a muoversi per primi quando si tratta di scenari futuri, si sono mossi di conseguenza. Tuttavia, il 2024, stando ai diversi outlook forniti dai grandi gestori e banche d’affari, non sarà brillante e questo può valere anche per l’equity. Perché se è vero che il periodo del rialzo dei tassi è finito, sta per cominciare quello dei tassi alti a lungo.

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