Ricorrere oggi il ventesimo anniversario della morte di Gianni Agnelli,  simbolo dell’imprenditoria italiana soprattutto negli anni del boom economico e sociale del nostro Paese. La sua figura è sempre stata legata alla Fiat e alla Juventus che divennero ben presto il simbolo dell’Italia nel mondo. Nato a Torino il 12 marzo 1921, è scomparso nel capoluogo piemontese il 24 gennaio 2003.

L’avvocato e la Fiat

Gianni Agnelli fu presidente della casa torinese dal 1966 al 1996, anno in cui lascerà la guida a Cesare Romiti, sebbene continuerà ad occuparsi dell’azienda di famiglia fino alla sua morte, avvenuta nel gennaio del 2003.

Durante i 30 anni della sua guida la Fiat incrementò la vocazione multinazionale e plurisettoriale dell’azienda. Non solo negli Stati Uniti, paese con cui l’avvocato ha sempre avuto un rapporto di profonda amicizia; ma anche le aperture al mercato sovietico negli anni sessanta e poi l’accordo del 1976 con il quale la Fiat cedette alla Libia del colonnello Gheddafi il 10% di azioni in cambio di 415 milioni di dollari, denaro fresco di cui la casa torinese aveva enormemente bisogno.

Le lotte sindacali

Agnelli fu anche presidente dell’associazione degli industriali italiani. Un ruolo che divenne cruciale durante il cosiddetto autunno caldo segnato dalle lotte sindacali operaie.

Grazie a questa veste Agnelli seppe fare prevalere un’ottica capace di sviluppare un dialogo costruttivo tra le parti sociali, legando il suo nome a passaggi cruciali nelle relazioni sindacali, favorendo così il conseguimento di significativi traguardi.

In particolare l’avvocato contribuì alla firma di un nuovo contratto dei lavoratori che prendeva l’Inquadramento Unico su sette livelli per operai, intermedi e impiegati; le 150 ore di diritto allo studio; quattro settimane di ferie per tutti, 39 ore settimanali per il settore siderurgico e 16.000 lire di aumento uguale per tutti dei minimi retributivi.

La politica

Nel 1945 fu eletto sindaco di Villar Perosa un paese ubicato poco dopo Pinerolo lungo la statale del Sestriere, località dove l’Avvocato amava sciare. Fu proprio Villar Perosa la città che ospitò anche il primo stabilimento Riv, azienda metalmeccanica fondata nel 1906.

Agnelli mantenne la carica di sindaco per trentacinque anni, fino al 1980. Nel 1991 è stato nominato dal Presidente Cossiga senatore a vita.

La Juventus

Tra gli amori dell’Avvocato c’è sicuramente la vecchia signora che Agnelli guidò dal 1947. La ereditò dal padre Edoardo che il 24 luglio 1923 aveva assunto la presidenza della squadra fondata nel 1897 da un gruppo di studenti del Liceo classico Massimo D’Azeglio. Il sodalizio tra i bianconeri e la famiglia è, ancora oggi, il più longevo nella storia del calcio italiano e ha premesso alla Juventus di entrare nel professionismo prima di tutte le avversarie.

Prima presidente operativo e poi onorario, di fatto guidò la società bianconera fino al 1994, quando cedette il timone al fratello Umberto. Il bilancio della sua gestione è davvero principesco: 15 scudetti, sei Coppe Italia e soprattutto la conquista di tutte e cinque le coppe internazionali dell’epoca (Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Supercoppa europea, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale), primo club al mondo a centrare un obiettivo così prestigioso.

Una fotografia, quella della Juventus, che sembra lontana anni luce da quanto sta accadendo in questi giorni. È di venerdì scorso la notizia che la Corte Federale di Appello ha deciso di comminare 15 punti di penalizzazione al club bianconero per il caso delle plusvalenze.

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