Giorgio Armani Spa, quale assetto attende il brand iconico della moda italiana in un domani in cui Re Giorgio non guiderà l’azienda, nell’ipotesi che la cessione a un altro grande gruppo fashion sia davvero nell’avvenire della maison? La prudenza è massima perché al momento si tratta solo di congetture. Ma pur nell’azzardo alcune strade di M&A sembrano maggiormente percorribili. Una su tutte l’acquisizione da parte del Gruppo Prada che per volumi di crescita, somiglianze con il dna Armani e per i pochi dati certi che sono emersi dalle recenti affermazioni sul futuro del gruppo del quasi 90enne (compirà gli anni a luglio), prima fra tutte la probabilità di una fusione o acquisizione, come dichiarato in una recente intervista a Bloomberg, sembra una possibilità non così dissonante. Vediamo le convergenze tra le due realtà.

Giorgio Armani e il no alla cessione a gruppi francesi

Intanto sembra esclusa la cessione a un big player del lusso europeo come Lvmh. In un’intervista al Financial Times di settembre, Armani aveva mostrato scetticismo per la cessione a gruppi francesi, perché: “Vogliono prendersi tutto. Perché dovrei essere dominato da una di queste mega strutture che mancano di personalità?”, aveva spiegato. Quindi il destino del brand simbolo del made in Italy sembrerebbe voler essere messo al riparo da mani “acquirenti” straniere come avvenuto già per brand iconici come Versace (Michael Kors Limited) o Loro Piana, Fendi, Emilio Pucci e Bulgari (Lvmh).

L’opzione fusione

Più probabile quindi che un’operazione di M&A cerchi di mantenere il livello di indipendenza che ha contraddistinto l’operato del suo fondatore, che si è sempre autofinanziato e che ha sempre mantenuto il controllo sulla società di cui è a oggi è principale azionista al 99,9%, con il rimanente 0,1% affidato alla Fondazione che porta il suo nome. Ovviamente qualsiasi scelta futura dipenderà anche dallo statuto della società che entrerà in vigore al momento della successione di Armani. Un futuro che però sarà in ogni modo guidato dalle scelte della Fondazione omonima creata nel 2016.

L’opzione merger con Prada: i punti di contatto e le parole di Lorenzo Bertelli

Vediamo perché il Gruppo Prada potrebbe essere quindi il big player più quotato per un’acquisizione. Lorenzo Bertelli, direttore marketing del gruppo Prada ha spiegato di recente, dopo domanda diretta, che “il gruppo Prada si guarderà sempre attorno per valutare potenziali opportunità ma non possiamo commentare questioni che riguardano Armani“. Un’affermazione non tranchant ma in qualche modo aperturista.

Prada poi è controllato principalmente dalla Prada Holding della famiglia Bertelli, altro punto di contatto con la vocazione famigliare del brand Armani, ed è, dato non da poco, in forte crescita e con una strada aperta agli investimenti. Il gruppo ha chiuso il primo trimestre 2024 con un balzo dei ricavi netti del 16% rispetto al primo trimestre del 2023, arrivando a 1,187 miliardi di euro. Un matrimonio tra due simboli iconici della moda italiana è davvero possibile?

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